Esodati nel 2027, il Governo Meloni ammette e fa promesse: quanti saranno davvero

Gli esodati ci sono davvero ma sono 5mila e non 55mila come stimato dalla Cgil: la ministra Calderone risponde al question time

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Si torna a parlare degli esodati. A partire dal 2027 l’aumento dei requisiti pensionistici legato all’adeguamento alla speranza di vita rischia di lasciare migliaia di lavoratori senza alcuna copertura: niente lavoro e niente pensione.

Secondo le stime del ministero del Lavoro, basate sulle proiezioni Inps, i lavoratori potenzialmente coinvolti sono 4.916.

Chi sono gli esodati

Si tratta di persone che negli anni scorsi hanno firmato accordi di uscita anticipata dal lavoro confidando su regole pensionistiche che nel frattempo sono cambiate come isopensione, contratti di espansione, fondi di solidarietà nel credito e nel settore assicurativo.

In pratica, hanno firmato una sorta di patto ideale con lo Stato, accettando le regole proposte. Ma quelle stesse regole lo Stato poi le ha cambiate.

Il tema è arrivato in Parlamento con un question time al Senato, durante il quale la ministra del Lavoro Marina Calderone ha riconosciuto l’esistenza del problema, ridimensionando però le cifre diffuse dalla Cgil, che parlava di circa 55.000 esodati:

A oggi, secondo i dati puntuali forniti dall’Inps al ministero, i soggetti che potrebbero essere a rischio di non maturare il diritto alla pensione entro la fine della prestazione di accompagnamento sono stimati in 4.900 unità, numero assolutamente diverso da quello diffuso da organizzazioni sindacali.

La ministra Calderone si è impegnata a estendere le tutele fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici effettivi, annunciando anche la convocazione delle parti sociali per definire le misure necessarie. L’obiettivo è evitare la creazione di una nuova platea di esodati, uno dei nodi più dolorosi lasciati in eredità dalla riforma Fornero.

Isopensione e contratti di espansione: chi rischia

La prima categoria a rischio è quella dei lavoratori in isopensione, lo strumento che consente alle aziende in crisi o in ristrutturazione di accompagnare all’uscita anticipata dipendenti prossimi alla pensione, garantendo fino a 7 anni di assegno interamente a carico del datore di lavoro. Secondo il ministero, 408 lavoratori esauriranno il periodo massimo di isopensione tra il 2027 e il 2032 senza aver maturato nel frattempo i nuovi requisiti pensionistici. Il picco è atteso nel 2030, con 252 casi, mentre negli anni iniziali i numeri oscillano tra i 13 e i 31 lavoratori.

Situazione analoga per i contratti di espansione, utilizzati nelle aziende medio-grandi per favorire il ricambio generazionale. In questo caso lo scivolo dura fino a 5 anni, con un contributo pubblico. Ma l’aumento dell’età pensionabile fa slittare la decorrenza della pensione oltre i 60 mesi previsti. I lavoratori da tutelare sono 453, concentrati soprattutto nel 2028 (366 casi).

Bancari e assicurativi

La parte più consistente della platea riguarda il settore del credito. Le stime di ministero e Inps indicano 3.026 lavoratori bancari che hanno aderito a fondi di solidarietà con assegni di accompagnamento fino a 5 anni. Il problema esplode soprattutto nel 2029, quando 1.177 lavoratori raggiungono la fine della copertura senza avere ancora diritto alla pensione.

A questi si aggiungono 325 bancari che hanno usufruito di uno scivolo fino a 7 anni con decorrenza dal 2022: il loro assegno scade nel 2029, ma i requisiti pensionistici nel frattempo risultano più elevati.

Nel credito cooperativo, infine, sono 65 i lavoratori che tra il 2027 e il 2030 esauriscono la copertura prima di poter andare in pensione.

Nel settore assicurativo, le tabelle del ministero stimano 639 lavoratori a fine assegno, con 33 casi critici nel 2027 e 195 nel 2028.

Rischio esodati anche in futuro

All’origine di tutto c’è l’adeguamento automatico biennale dei requisiti pensionistici alle aspettative di vita. La legge di Bilancio 2026 ha limitato gli aumenti a un mese nel 2027 e a tre mesi complessivi nel 2028, ma già dal 2029 si profila un ulteriore scatto di tre mesi, seguito da altri due mesi nel 2031.

Questo significa che l’età per la pensione di vecchiaia salirà gradualmente da 67 anni nel 2026 a 67 anni e 8 mesi nel 2031, mentre la pensione anticipata arriverà a 43 anni e 6 mesi di contributi (un anno in meno per le donne).

Previsioni contenute nel 26° Rapporto 2025 della Ragioneria generale dello Stato, recepite nelle tabelle Inps, che rendono strutturale il rischio di nuovi “buchi” tra fine degli assegni di accompagnamento e pensione.

Ma il nodo non è solo il 2027: se gli adeguamenti alla speranza di vita proseguiranno senza una revisione strutturale degli strumenti di uscita anticipata, il rischio esodati potrebbe ripresentarsi ciclicamente nei prossimi anni.