Diritto di prelazione del coerede, come funziona e come esercitarlo

Se un coerede vende la sua quota a un estraneo, gli altri eredi possono essere preferiti con il diritto di prelazione: come e quando usarlo

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Manuela Margilio

Content Specialist in diritto, fisco e immobilare

Esperta di diritto, sul web collabora con diverse riviste occupandosi del settore immobiliare e fiscale.

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Quando più persone ereditano lo stesso patrimonio, si crea una situazione di comunione ereditaria che può durare anche per molto tempo. Durante questo periodo, ciascun coerede è libero di decidere se mantenere la propria quota oppure cederla. Tuttavia, per evitare l’ingresso di estranei nella comunione, il legislatore ha previsto una particolare tutela a favore degli altri eredi: il diritto di prelazione del coerede.

Disciplinato dall’articolo 732 del codice civile, questo istituto attribuisce ai coeredi il diritto di essere preferiti rispetto a soggetti estranei alla comunione ereditaria, qualora uno degli eredi intenda vendere la propria quota. Ponendo limiti e vincoli la legge vuole tutelare l’integrità del patrimonio familiare fornendo una garanzia a vantaggio degli altri partecipanti alla comunione.

Vediamo in dettaglio quando opera la prelazione ereditaria, come deve essere esercitata e quali conseguenze derivano dal mancato rispetto della normativa.

Cos’è il diritto di prelazione del coerede

La prelazione ereditaria è il diritto riconosciuto ai coeredi di acquistare, a parità di condizioni, la quota ereditaria che un altro coerede intende trasferire a una persona estranea alla comunione.

In pratica, se un erede decide di vendere la propria quota a un soggetto che non è già coerede (anche se si tratta comunque di un parente stretto), deve prima offrire la stessa possibilità di acquisto agli altri coeredi.

La prelazione non attribuisce un diritto automatico di acquisto, ma un diritto di preferenza da esercitare entro termini precisi. Questo meccanismo serve ad impedire che estranei entrino a far parte della comunione senza il consenso degli altri coeredi.

Quando scatta il diritto di prelazione

Il diritto di prelazione previsto dall’articolo 732 codice civile opera solo al verificarsi di determinate condizioni:

  • deve esistere una comunione ereditaria ancora in essere. Pertanto, la disciplina non trova applicazione quando l’eredità è già stata divisa e ciascun erede è diventato proprietario esclusivo dei beni assegnati;
  • il coerede deve voler trasferire la propria quota ereditaria (o una sua frazione) a un soggetto estraneo alla comunione.

L’elemento decisivo è quindi la presenza di un terzo acquirente non appartenente al gruppo dei coeredi. La prelazione, infatti, non opera quando la quota viene ceduta a un altro coerede e la ratio della norma viene meno.

L’obbligo di notificare la proposta di vendita

Prima di procedere alla vendita della quota a un estraneo, il coerede alienante deve rispettare uno specifico obbligo informativo. La legge prevede infatti una rigida procedura che deve essere rispettata.

La legge in materia impone di notificare agli altri coeredi la proposta di alienazione indicando il prezzo richiesto e tutte le condizioni dell’operazione. La comunicazione deve essere completa e consentire ai destinatari di valutare concretamente se esercitare il loro diritto di prelazione.

Non è sufficiente una generica manifestazione della volontà di vendere. Occorre che gli altri coeredi siano messi nella condizione di conoscere con precisione:

  • il prezzo richiesto per l’acquisto;
  • le modalità di pagamento;
  • le altre condizioni contrattuali previste per l’alienazione.

L’omissione di informazioni essenziali può rendere inefficace la comunicazione e legittimare successive contestazioni.

Come deve essere effettuata la notifica

L’articolo 732 codice civile utilizza il termine “notificazione” ma la giurisprudenza ritiene generalmente sufficiente una comunicazione idonea a garantire la conoscenza effettiva della proposta di vendita formulata da uno dei coeredi.

Nella pratica, per evitare contestazioni, si utilizzano strumenti che consentano di dimostrare il ricevimento della comunicazione, come la raccomandata con avviso di ricevimento, la posta elettronica certificata (PEC) o, in ultimo, la notificazione tramite ufficiale giudiziario.

La scelta di una forma che lasci traccia documentale è particolarmente importante poiché, in caso di controversia, sarà il venditore a dover dimostrare di aver correttamente adempiuto agli obblighi imposti dalla legge.

I termini per esercitare la prelazione

Ricevuta la comunicazione, i coeredi dispongono di due mesi per dichiarare la volontà di acquistare la quota alle condizioni indicate.

Il termine decorre dal momento dell’ultima notifica effettuata. Entro questo periodo, il coerede interessato deve manifestare in modo chiaro e inequivoco la propria intenzione di esercitare il diritto di prelazione.

Se più coeredi esercitano il diritto di riscatto, la quota riscattata è assegnata loro in parti uguali, come prevede l’articolo 732 del codice civile, salvo diverso accordo. Decorso inutilmente il termine di due mesi, il coerede alienante può procedere alla vendita a favore di qualsiasi terzo che si manifestasse interessato, purché alle condizioni comunicate ai coeredi.

Le conseguenze del mancato rispetto della prelazione

Il legislatore ha previsto una tutela particolarmente incisiva nel caso in cui il coerede venda la quota senza rispettare le regole proprie del diritto di prelazione. La legge attribuisce ai coeredi un rimedio specifico: il diritto di riscatto successorio (o retratto successorio).

Attraverso questo strumento, i coeredi possono sostituirsi all’acquirente estraneo e acquisire la quota ceduta. In sostanza, il terzo che ha acquistato la quota può perdere la propria posizione a favore dei coeredi lesi. Si tratta di una conseguenza particolarmente severa che dimostra l’importanza attribuita dal legislatore alla tutela della comunione ereditaria.

Il riscatto successorio: come funziona

Il riscatto rappresenta il principale strumento di tutela contro la violazione della prelazione. Quando la quota venga alienata senza preventiva notificazione oppure in violazione delle regole previste dall’articolo 732 codice civile, ciascun coerede può esercitare il diritto di riscatto.

L’effetto consiste nel subentro del coerede nella posizione dell’acquirente. In pratica il coerede escluso potrà riscattare la quota direttamente dall’acquirente e da ogni successivo proprietario finché permane lo stato di comunione ereditaria. Egli potrà recuperare la quota versando il prezzo all’acquirente che era stato da lui corrisposto.

Quando la prelazione non si applica

Esistono diverse situazioni nelle quali il diritto di prelazione del coerede non trova applicazione.
Tra le principali ricordiamo:

  • la vendita della quota a un altro coerede;
  • la divisione ereditaria già conclusa;
  • l’assenza di una comunione ereditaria;
  • le ipotesi in cui il trasferimento non integri una vera e propria alienazione della quota ereditaria, come nel caso in cui venga effettuata una donazione.