Medici di base e pediatri in pensione a 72 anni: questa e altre novità nel Milleproroghe

Via libera alla possibilità per i medici di medicina generale e pediatri di lasciare il lavoro a 72 anni

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

L’emendamento di Fratelli d’Italia al decreto Milleproroghe ha dato il via libera alla possibilità per i medici di medicina generale e pediatri convenzionati con il Sistema sanitario nazionale di lasciare il lavoro a 72 anni, due anni più tardi rispetto all’età attuale di pensionamento, che è di 67 anni (70 su richiesta).

Questa soluzione è stata pensata per supplire alla carenza di personale medico, ma non risolve il problema dell’età avanzata della classe medica, come segnalato dalle sigle sindacali del settore sanitario. Non è passata, invece, l’eventualità del posticipo della pensione per tutti i medici, immaginata in altre proposte di modifica

Pediatri e medici di base in pensione a 72 anni

Secondo l’ultimo rapporto Ocse 2022, l’Italia è al primo posto in Europa per l’età media dei dottori, e il numero di medici di base e pediatri è in diminuzione: secondo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), dal 2019 al 2021 il numero di medici di base è sceso di 2.178 unità e quello dei pediatri è calato di 386 unità.

I sindacati hanno espresso forte opposizione alla possibilità per i medici ospedalieri di lavorare fino a 72 anni. Viene inoltre prolungata di un anno l’opzione per l’invio in formato elettronico delle ricette mediche.

Il Milleproroghe propone una soluzione temporanea per la carenza di personale medico, ma è importante trovare soluzioni più a lungo termine per garantire la qualità dei servizi sanitari in tutto il Paese.

Novità contenute nel Milleproroghe

Il decreto Milleproroghe, che ora è al vaglio del Governo, stabilisce anche le nuove regole per il lavoro e la fiscalità in Italia. Confermato che dal prossimo anno il canone Rai– in prescrizione dopo 10 anni – non sarà più incluso nella bolletta elettrica e dovrà essere pagato in altro modo. Questa decisione è stata presa a seguito di una richiesta dell’Unione Europea che considerava questa voce un onere improprio.

Al momento, non è ancora chiaro se la riscossione del canone sarà affidata alla Rai o se verrà utilizzato un altro strumento. Per quanto riguarda i lavoratori fragili, non verrà concessa alcuna proroga per lo smart working. Per i genitori di bambini fino a 14 anni, invece, l’opzione per il lavoro da remoto è scaduta alla fine del 2022.

Concessioni e stipendi dei manager

Il governo ha confermato la volontà di intervenire sulle concessioni per gli stabilimenti balneari, ma questa scelta verrà concretizzata solo in seguito alla mappatura delle coste e alla predisposizione dei bandi. Al momento, non è previsto alcun rinvio per le gare e la scadenza attualmente fissata alla fine del 2023 non verrà spostata. Per quanto riguarda i manager, verranno fissate cinque fasce di reddito, con un tetto di 240.000 euro solo per le grandi aziende. Questa misura sarà introdotta per promuovere la trasparenza e la responsabilità nei confronti dei dipendenti e per garantire equità nella distribuzione delle retribuzioni.

Il governo sta lavorando per definire le nuove regole per il lavoro e la fiscalità in Italia, in modo da garantire equità e responsabilità a tutti i lavoratori e le aziende. Queste misure sono destinate secondo l’esecutivo a influire positivamente sull’economia e sulla qualità della vita dei cittadini italiani.