Via libera del Parlamento europeo al Digital Services Act (Dsa)

Il testo è stato approvato in assemblea plenaria, il 20 Gennaio, con 530 voti favorevoli, 78 contrari e 80 astenuti. Cosa cambia per le piattaforme online

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Donatella Maisto

R&D Director at Blockchain Revolution

Esperta Blockchain e digital transformation, tech-human need e sostenibilità nella sua accezione contemporanea. R&D Director di Blockchain Revolution

Il 20 Gennaio il Parlamento europeo ha votato, in plenaria a Strasburgo, il testo sul Digital Services Act, come avevamo anticipato nell’articolo “PIPL, anche la Cina adotta la legge sulla Data Protection”.

Il testo approvato rappresenta il mandato per negoziare la stesura finale dello stesso con la presidenza francese del Consiglio, che rappresenta i paesi membri. Il primo incontro in calendario è fissato il 31 Gennaio.

Dopo il voto, Christel Schaldemose, alla guida della squadra negoziale del Parlamento, ha dichiarato: “Il voto di oggi dimostra che i deputati e i cittadini europei vogliono un ambizioso regolamento digitale adatto al futuro. Molto è cambiato durante i 20 anni da quando abbiamo adottato la direttiva sul commercio elettronico. Le piattaforme online sono diventate sempre più importanti nella nostra vita quotidiana, portando nuove opportunità, ma anche nuovi rischi. È nostro dovere assicurarci che ciò che è illegale offline sia illegale online. Dobbiamo assicurarci di mettere in atto regole digitali a beneficio dei consumatori e dei cittadini. Ora possiamo iniziare i negoziati con il Consiglio, e credo che saremo in grado di raggiungere questi obiettivi”.

Contenuti illegali e disinformazione

Il DSA definisce competenze e responsabilità chiare per i prestatori di servizi intermediari e, in particolare, per le piattaforme online, come i social media e i mercati online.

Il DSA concentra la sua attenzione sulla creazione di uno spazio digitale più sicuro sia per gli utenti, che per le aziende digitali, proteggendo i diritti fondamentali online, con un particolare focus sul commercio e lo scambio online di beni, servizi e contenuti illegali, e sui sistemi algoritmici, che amplificano la diffusione della disinformazione.

Il DSA fornirà un maggior controllo alle persone sui contenuti online.

In particolare, si è voluto incidere sulla rimozione dei contenuti illegali, in modo che ciò possa avvenire in modo più rapido ed efficace possibile e ci si è soffermati sui contenuti dannosi, come quelli scaturenti dalla disinformazione, introducendo regole migliori per la moderazione dei contenuti ed includendo salvaguardie più rigorose per garantire che le notifiche siano trattate in modo non arbitrario e non discriminatorio e nel rispetto dei diritti fondamentali, compresa la libertà di espressione.

Gli utenti verranno informati in caso di rimozione dei loro contenuti e sarà possibile contestare le decisioni adottate.

Istituendo un meccanismo di “notice and action” i prestatori di servizi di hosting dovrebbero agire “senza indebito ritardo, tenendo conto del tipo di contenuto illegale oggetto di notifica e dell’urgenza dell’intervento”.

Inoltre, gli utenti saranno in grado di decidere se prestare o meno il proprio consenso a una pubblicità mirata e riceveranno informazioni chiare sul motivo per cui sarà consigliato loro uno specifico contenuto.

I minori di età e altri gruppi considerati vulnerabili saranno esclusi dalle pubblicità targettizzate.

Il DSA introdurrà anche regole per garantire che i prodotti venduti online siano sicuri e seguano i più elevati standard fissati dall’UE.

Gli utenti avranno la possibilità di conoscere meglio i reali venditori dei prodotti acquistati online.

A tal fine, occorre rafforzare l’obbligo di tracciamento dei commercianti, il cd. principio della conoscenza dei propri clienti o “Know Your Business Customer”.

Le piattaforme digitali

Le piattaforme online di dimensioni molto grandi saranno soggette a obblighi specifici a causa dei rischi particolari che comportano in termini di diffusione di contenuti illegali e nocivi.

Il DSA contribuirà a contrastare i contenuti nocivi e la diffusione di disinformazione, includendo disposizioni in materia di valutazione dei rischi obbligatorie, misure di attenuazione dei rischi, audit indipendenti e trasparenza dei cosiddetti “sistemi di raccomandazione”, algoritmi che determinano ciò che gli utenti vedono.

Possiamo riassumere, come segue, le principali modifiche apportate dal PE al testo della Commissione europea. In particolare:

  • esentare micro e piccole imprese da alcuni degli obblighi previsti dalla legge
  • fornire maggiori informazioni sull’uso dei dati degli utenti per le pubblicità mirate
  • vietare l’uso di tecniche di targeting, che rivelano i dati personali di minori e individui vulnerabili a scopo pubblicitario
  • chiedere un risarcimento per eventuali danni derivanti dal mancato rispetto degli obblighi
  • vietare l’uso di tecniche ingannevoli per influenzare il comportamento degli utenti
  • obbligare le piattaforme di grandi dimensioni ad offrire almeno un sistema di raccomandazione non basato sulla profilazione
  • rispettare la libertà di espressione e il pluralismo dei media
  • garantire il diritto di utilizzare e pagare i servizi digitali in modo anonimo.

DSA e Digital Markets Act

Il DSA va letto tenendo conto anche di un altro atto: il Digital Markets Act, il cui obiettivo è quello di garantire condizioni di parità tra le aziende digitali, indipendentemente dalle loro dimensioni.

Il nuovo regolamento fissa regole chiare per le Big Tech cercando di evitare l’imposizione di condizioni inique per imprese e consumatori, come il posizionamento più in alto nelle liste di ricerca dei servizi e prodotti offerti dal gatekeeper stesso, rispetto a servizi o prodotti offerti da terzi sulla piattaforma del gatekeeper o la pratica che non permette agli utenti la possibilità di disinstallare un software o una app preinstallata su un dispositivo nuovo.

L’obiettivo è regolamentare le piattaforme digitali attraverso una serie di obblighi che consentono di proteggere i diritti dei consumatori, promuovendo allo stesso tempo la competitività all’interno del mercato unico.

Entrambi queste disposizioni permetteranno all’Unione europea di diventare un riferimento normativo globale, andando a replicare il successo del GDPR.