Cos’è il silenzio elettorale e come funziona: le regole

Le fonti normative del 1956 e del 1975 lasciano tuttavia scoperto il terreno dei social network e di internet

Da poche ore sono aperti i seggi per le elezioni del 3 e 4 ottobre. Fino alle 15 di lunedì, milioni di cittadini saranno chiamati a esprimere le proprie preferenze, rispettivamente all’elezione del sindaco e dei consiglieri comunali, al consiglio regionale (sono in Calabria), a un seggio per la Camera nelle elezioni suppletive di Siena e di Roma-Quartiere Primavalle.

In queste ore, molti si stanno chiedendo come si vota (qui tutti i dettagli) o in che modo le limitazioni anti Covid trovino applicazione in quelle che sono le prime consultazioni dell’era Draghi, peraltro riguardanti importanti capoluoghi di provincia, tra i quali Roma (il più grande tra quelli chiamati alle urne), Milano, Torino, Napoli, Bologna e Trieste. È necessario il Green Pass? Qui la risposta.

Che cos’è il silenzio elettorale

Un altro aspetto riguarda il silenzio elettorale, che, nel caso delle amministrative attualmente in corso, è scattato a mezzanotte di venerdì 1 ottobre. Che cos’è il silenzio elettorale? Qual è il perimetro di applicazione? Per rispondere, occorre fare riferimento alle fonti normative, che sono legge 212 del 4 aprile del 1956, aggiornata nel 1975 con la legge 130 del 24 aprile.

In particolare, la legge 2021 stabilisce quanto segue: “Nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi e le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nonché la nuova affissione di stampati, giornali murali od altri o manifesti di propaganda o l’applicazione di striscioni, drappi o impianti luminosi. Nei giorni destinati alla votazione è vietata, altresì, ogni propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali”

La legge 130 aggiunge a quanto già detto che “chiunque contravviene alle norme di cui al presente articolo è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da lire 50.000 a lire 500.000”.

Il silenzio elettorale si applica al web?

Si noterà che in nessun caso viene nominato internet. In particolare sui social network si sviluppa una parte importante della comunicazione politica, attualmente regolamentata sul web da alcune linee guida dell’Agcom che non hanno, però, la stessa efficacia di una legge. L’istituzione deputata alla vigilanza sul silenzio elettorale è il ministero dell’Interno, con la Direzione centrale dei servizi elettorale.

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