I buoni fruttiferi postali sono nati nel 1925 come prodotti semplici e sicuri per permettere a chiunque di poter risparmiare denaro.
Per decenni sono stati disponibili solo in forma cartacea, da conservare quindi gelosamente in cassetti o cassaforte e riscattare alla scadenza.
Oggi, però, le cose sono cambiate in quanto grazie all’avvento della dematerializzazione è possibile trasformarli in digitali e quindi più facili da gestire.
Ecco quindi perché conviene scegliere tale modalità e come effettuare la trasformazione.
Indice
Che differenza c’è tra bfp cartacei e dematerializzati?
Prima di spiegare come si può chiedere la trasformazione di buoni cartacei in dematerializzati è importante capire qual è la differenza tra i due. I primi sono dei titoli fisici che si ottengono quando si effettua la sottoscrizione. Sono emessi in tagli da 50 euro e multipli e si possono riscattare sia in anticipo che alla scadenza. È però necessario presentare il titolo originale all’ufficio postale per il rimborso per cui esso va custodito gelosamente.
Gli altri, invece, non esistono in forma cartacea in quanto sono registrati esclusivamente come scrittura contabile su un conto di regolamento. Esso può essere un conto corrente BancoPosta o un libretto di risparmio postale. In tal caso, il buono deve avere la medesima intestazione del conto in quanto il rimborso, sia esso anticipato o scadenza, viene accreditato in automatico su di esso. Significa, quindi, che non può essere chiuso in caso di buoni in essere.
Il vantaggio di tale opzione è che si elimina il rischio di perdita o di deterioramento.
Come sostituire un buono cartaceo con uno dematerializzato?
Si può chiedere la dematerializzazione dei buoni fruttiferi postali cartacei in qualsiasi ufficio postale seguendo le indicazioni fornite presso gli uffici postali.
Per poter effettuare la conversione, come abbiamo detto, è necessario avere un conto di regolamento. Inoltre, è fondamentale che il titolo abbia la stessa intestazione di quest’ultimo e questa regola vale anche in caso di cointestazione.
Con tale operazione, Poste ricorda che non si emette un nuovo buono ma si trasforma la modalità di gestione. Il valore nominale e gli interessi maturati restano invariati in quanto quello che che cambia è solo il supporto.
Entro quando è possibile richiedere la dematerializzazione?
La dematerializzazione di un buono fruttifero postale può essere chiesta fino a due mesi prima della scadenza di quest’ultimo. Si tratta di un limite temporale molto importante perché se il titolo è molto vicino alla scadenza, Poste potrebbe non accettare la conversione e invitare il sottoscrittore a procedere direttamente al rimborso. Il suggerimento è quindi quello di verificare con anticipo la data di scadenza riportata sul buono cartaceo.
Come visualizzare i titoli cartacei e perché è importante
Per controllare i propri buoni postali cartacei online è necessario seguire le seguenti indicazioni:
- accedere alla propria area personale di Poste Italiane;
- entrare nella sezione “portafoglio buoni”;
- inserire i dati richiesti.
Nel caso in cui i propri titoli siano stati emessi a partire dal 1° gennaio 2009, basterà inserire i dati di un solo buono per visualizzare in automatico anche gli altri.
In caso contrario, si dovranno inserire i dati di ogni singolo buono nella sezione “buoni inseriti da te” del portafoglio buoni.
Effettuare tale controllo è importante perché:
- in questo modo si può sapere quanti bfp si posseggono e gli maturati;
- si possono controllare le scadenze così da ridurre il rischio di perdere gli interessi e di non riscattare il buono prima della prescrizione.
Cosa succede se un buono cartaceo non viene dematerializzato?
I buoni postali cartacei restano validi fino alla data di scadenza naturale. Come spiegato, però, vanno presentati per ottenere il rimborso ma tale operazione va effettuata prima che cadano in prescrizione. Quest’ultima avviene dieci anni dopo la scadenza del titolo.
Trascorso tale termine, il buono non si può più riscuotere come è indicato anche dal comunicato stampa numero 260 del 30 dicembre 2013 del Mef e dalla circolare del Ministero dell’Economia e e delle Finanze del 3 novembre 2010.
Che fine fa quindi il denaro? Quello inerente ai titoli cartacei emessi fino al 13 aprile 2001 viene versato a favore del Mef mentre quello dei buoni emessi a partire dal 14 aprile 2001 in un fondo istituito presso il Ministero come prevede l’articolo 1 comma 345-quinquies della Legge numero 266 del 23 dicembre 2005.
È possibile modificare l’intestazione di un buono già sottoscritto?
Sia i buoni postali cartacei che dematerializzati sono titoli nominativi e non cedibili. Significa che il nome dell’intestatario non si può modificare per tutta la durata. Esso infatti viene registrato presso l’anagrafe generale di Poste Italiane Spa che è un registro ufficiale che consente di identificare in modo certo il proprietario del titolo.
L’unica eccezione riguarda il trasferimento a seguito del decesso dell’intestatario in quanto i buoni possono essere riscossi o trasferiti agli eredi secondo le regole previste per la successione che avviene mediante asse ereditario.
Con quest’ultimo termine si intendono tutti i beni che possiede una persona al momento della morte e che possono essere trasferiti ai suoi eredi.
Esso include beni mobili, immobili conti bancari, investimenti e titoli come i bfp. Questi ultimi, quindi, fanno parte dell’asse ereditario ma per essi non si paga l’imposta di successione.
Come chiedere il rimborso parziale di un buono dematerializzato?
A differenza dei buoni postali cartacei, quelli dematerializzati permettono il rimborso anticipato anche solo di una parte del capitale che si è investito e questo è un altro dei punti di forza di tale soluzione. Esistono però delle regole precise sugli importi minimi e sui multipli consentiti che variano a seconda del tipo di buono sottoscritto.
Ci sono però delle eccezioni importanti:
- per i buoni7insieme, il rimborso parziale si può ricevere solo per importi uguali a 1.000 euro e multipli di tale cifra per cui non si possono chiedere delle somme più basse;
- per i buoni Impresa, il rimborso si può ricevere anche soltanto per una parte di capitale ma sempre per multipli di 50 euro, inoltre ili può chiedere il rimborso solo della soglia che eccede il taglio minimo iniziale di 5.000 euro;
- per i buoni a cedola, il rimborso si può ricevere per importi di almeno 50 euro e multipli ma dopo il rimborso parziale il capitale residuo non può scendere sotto la soglia minima di 1.000 euro.