Il caro energia rischia di gravare sull’economia italiana nel 2027, con un impatto stimato di circa 250 euro a famiglia. A lanciare l’allarme è Confcommercio, che delinea uno scenario peggiorativo già dal prossimo anno se i prezzi del petrolio dovessero mantenersi alti.
Il costo del greggio, infatti, è una delle variabili che più può condizionare i consumi delle famiglie e l’inflazione, perché il suo aumento si trasmette direttamente o indirettamente a numerosi beni e servizi.
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Inflazione e potere d’acquisto: le previsioni 2027
Secondo l’ufficio studi di Confcommercio, nel caso di un nuovo shock energetico – ipotizzando una stabilizzazione del prezzo del brent a 140 dollari al barile rispetto ai 100 dollari attuali – l’inflazione nel 2027 salirebbe al 3,7% medio annuo, trainata in particolar modo dai consumi obbligati (energia e beni primari) stimati al 5,9%. Questo scenario farebbe registrare una riduzione dei consumi reali pari a 0,5 punti percentuali, quantificabile in circa 250 euro in meno per famiglia (per un totale di circa 6,5 miliardi di euro).
Di conseguenza:
- l’incidenza delle spese obbligate sul totale toccherebbe la quota record del 42,9%;
- la crescita del Pil subirebbe una frenata, fermandosi allo 0,6%, perdendo altri 0,3 punti percentuali.
L’effetto quindi seguirebbe una catena precisa: energia più costosa, inflazione più elevata, minore potere d’acquisto, riduzione dei consumi e, infine, crescita più debole.
Nello scenario più critico:
- l’inflazione relativa ai consumi obbligati arriverebbe al 5,9%;
- quella riferita ai consumi liberi si fermerebbe al 2,3%.
L’impatto sulle imprese: i settori più colpiti
Secondo le stime, nella seconda metà del 2026 il maggior costo dell’elettricità potrebbe superare complessivamente il miliardo di euro per commercio, ristorazione, alberghi, bar e grande distribuzione. Tale incremento è distribuito tra:
- 494 milioni di euro a carico dei negozi;
- 207 milioni di euro per i ristoranti;
- 164 milioni di euro per gli alberghi;
- 111 milioni di euro per i bar;
- 50 milioni di euro per la grande distribuzione organizzata (Gdo).
Cosa rischia l’Italia
Se lo shock dovesse prolungarsi, il rischio evidenziato da Confcommercio è quello di entrare in una nuova fase nella quale l’inflazione torna a comprimere il potere d’acquisto proprio mentre la crescita rimane debole. l’Italia rischierebbe quindi un rallentamento economico.
Con il rincaro dei prezzi e dell’energia, ogni nucleo familiare si troverà costretto a tagliare i propri acquisti effettivi (beni e servizi). A livello complessivo, una contrazione della spesa pari a 250 euro a famiglia si tradurrebbe in una perdita di circa 6,5 miliardi di euro per l’intera economia nazionale.
La situazione oggi
La situazione oggi è caratterizzata da tensioni già evidenti sui mercati internazionali delle materie prime, con il prezzo del metano sul mercato europeo in forte aumento rispetto all’anno precedente e un incremento dei corsi petroliferi dall’inizio dell’anno. A livello nazionale, i dati Istat confermano un’inflazione attestata al 3,3% su base annua, spinta in modo marcato proprio dalla ripresa dei beni energetici.
Questa dinamica si inserisce in un contesto strutturale in cui l’Italia presenta un divario di costo dell’elettricità rispetto ai principali partner europei (fino a quasi 70 euro in più per MWh rispetto a Paesi come Germania, Spagna e Francia). E tale scarto deriva principalmente da un mix energetico ancora fortemente dipendente dal gas e da una componente di oneri e imposte che, a differenza di quanto accaduto in altri Stati dell’Unione europea, ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni.
Di conseguenza, il tessuto produttivo – che comprende commercio, turismo e ristorazione – sta già affrontando un aggravio dei costi operativi, in particolare per la bolletta elettrica, esacerbato dai consumi legati alla climatizzazione nei mesi estivi. Se la situazione dovesse peggiorare, come ipotizzato, le imprese e le famiglie italiane si troverebbero già in una posizione di svantaggio, tale da non riuscire probabilmente a rispondere prontamente a una crisi prolungata.