Una casa che in inverno conserva il calore quasi come un thermos e in estate riduce il fabbisogno di raffrescamento. Non è una casa senza impianti, né una casa che produce necessariamente tutta l’energia che consuma: è un edificio progettato per avere bisogno di pochissima energia per mantenere condizioni di comfort durante l’anno. Stiamo parlando delle case passive, o Passivhaus, uno standard costruttivo nato in Germania oltre trent’anni fa e oggi applicato a case, condomini, scuole, uffici e strutture ricettive.
In Italia esistono ormai diversi esempi certificati, dal Trentino alla Lombardia fino alla Puglia. Alcuni hanno un fabbisogno per il riscaldamento inferiore a 10 kWh per metro quadrato all’anno. E il tema non riguarda soltanto l’ambiente: per chi costruisce o ristruttura una casa, significa soprattutto cercare di ridurre i consumi energetici e rendere più prevedibili i costi di gestione.
Indice
Cos’è lo standard Passivhaus
Il termine Passivhaus nasce alla fine degli anni Ottanta dall’attività di ricerca del fisico tedesco Wolfgang Feist e dell’architetto e ricercatore svedese Bo Adamson. L’idea alla base dello standard è semplice: prima di produrre energia, bisogna evitare di disperderla. Una casa passiva viene quindi progettata come un unico sistema nel quale involucro, finestre, orientamento, ventilazione e impianti lavorano insieme.
Non c’è una tecnologia specifica, né un particolare materiale da costruzione. Una Passivhaus può essere realizzata in legno, laterizio, cemento o con sistemi costruttivi misti. Tra gli elementi fondamentali ci sono:
- un isolamento termico molto elevato;
- la riduzione dei ponti termici, cioè dei punti attraverso i quali il calore può disperdersi più facilmente;
- un involucro edilizio con elevata tenuta all’aria;
- serramenti ad alte prestazioni, spesso a triplo vetro;
- un’attenta progettazione dell’orientamento e degli apporti solari;
- un sistema di ventilazione meccanica controllata (VMC) con recupero del calore;
- impianti efficienti e dimensionati in funzione del basso fabbisogno dell’edificio.
Il segreto è non disperdere energia
Il principio fondamentale delle case passive è conservare il calore che già c’è. Quindi occorrono:
- Un involucro molto isolato: pareti, tetto e pavimento vengono isolati con particolare attenzione e senza interruzioni. L’obiettivo è creare un involucro continuo capace di limitare drasticamente gli scambi termici con l’esterno. Ma non basta aumentare lo spessore del cappotto: anche i punti di raccordo tra pareti, tetto, pavimenti, finestre e impianti devono essere progettati per evitare dispersioni.
- Finestre che aiutano a riscaldare: le finestre hanno un ruolo fondamentale. In inverno gli apporti solari possono contribuire a riscaldare gli ambienti. In estate, invece, schermature, aggetti, tende e pergolati impediscono che la stessa radiazione provochi un eccessivo surriscaldamento.
- Una casa ermetica, ma con aria sempre nuova: una casa passiva deve essere molto ermetica, ma allo stesso tempo deve garantire un continuo ricambio dell’aria. A rendere possibile questo aspetto apparentemente contradditorio è la VMC, la ventilazione meccanica controllata. L’aria calda e viziata che esce dagli ambienti passa attraverso uno scambiatore e trasferisce gran parte del proprio calore all’aria nuova che entra dall’esterno. In questo modo si può cambiare aria senza perdere tutto il calore accumulato all’interno.
- Anche le persone e gli elettrodomestici riscaldano la casa: in una casa passiva ben isolata, il calore generato dal forno acceso, dalla TV o dal corpo umano contribuisce in modo significativo a scaldare le stanze in inverno e diventano una componente importante del bilancio energetico. Anche il sole che entra dalle finestre diventa una fonte di calore da gestire con attenzione.
Quali requisiti deve rispettare una casa passiva
Per ottenere la certificazione Passivhaus, un edificio deve rispettare parametri molto precisi. Il fabbisogno energetico per il riscaldamento non può superare i 15 kWh per metro quadrato all’anno, oppure il carico termico di progetto deve restare entro i 10 W/m².
Anche la tenuta all’aria è sottoposta a limiti rigorosi, con un massimo di 0,6 ricambi d’aria all’ora a 50 Pascal.
A questi requisiti si aggiungono specifici criteri sul consumo complessivo di energia e sul comfort estivo: la temperatura interna, ad esempio, non deve superare i 25 °C per più del 10% delle ore annuali.
Dove si trovano le case passive in Italia
I tanti esempi di Passivhaus nel nostro Paese raccontano una geografia ampia e variegata e uno standard che non è rigido, ma può essere adattato a condizioni climatiche molto diverse: in una zona alpina la priorità di una casa passiva può essere limitare le perdite invernali; in un clima mediterraneo diventa importante evitare il surriscaldamento estivo.
Al Nord, le case passive stanno crescendo rapidamente sia nel segmento delle ville unifamiliari sia nei grandi interventi di rigenerazione urbana. Il Trentino-Alto Adige è tra le aree italiane più attive sul fronte dell’edilizia ad alta efficienza, dove si concentra un numero significativo di edifici certificati grazie alla tradizione della bioedilizia in legno e all’impulso dell’Agenzia CasaClima di Bolzano, dai complessi di edilizia residenziale pubblica fino alle scuole.
A Sondrio si trova Casa Pedrini, una villa indipendente di 176 m², costruita in legno, sul versante sud della Valtellina e circondata dai vigneti. Ma ci sono tanti progetti anche in provincia di Lecco, Mantova, Venezia e non solo.
A Chiaverano si trova Casa TP, la prima Passivhaus Plus realizzata in Italia e tra le prime cinque al mondo. Certificata Passivhaus Plus nel 2015, si trova sulle colline dell’Anfiteatro Morenico d’Ivrea, con rivestimento in pietra, pergolato e 6 kW di fotovoltaico.
Non mancano progetti anche al Centro-Sud, dove lo standard Passivhaus deve confrontarsi con condizioni climatiche diverse da quelle del Nord. In queste zone diventano particolarmente importanti l’orientamento dell’edificio, le schermature solari, i portici e le pergole, insieme a soluzioni che aiutano a limitare il surriscaldamento estivo.
In Puglia si trova un edificio plurifamiliare a Putignano, in provincia di Bari, certificato Passivhaus, con 8 appartamenti e un ufficio, per circa 650 m² di superficie utile. È stato completato nel 2017 e presenta un fabbisogno annuale per il riscaldamento di 15 kWh/m², cioè esattamente il limite previsto dallo standard. A Mascalucia, alle pendici dell’Etna, il Progetto Botticelli è stato invece realizzato secondo i protocolli Passivhaus e CasaClima Gold, con particolare attenzione al controllo delle alte temperature estive e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
A Cesena si trovano due progetti particolarmente interessanti: la Fiorita Passive House, un edificio residenziale di 8 appartamenti, realizzato in legno Xlam e certificato dal Passive House Institute. Il progetto nasce dalla demolizione e ricostruzione di un edificio del 1955. E ancora, la Casa Studio Passivehouse, che applica il protocollo Passivhaus a un edificio esistente, invece che a una nuova costruzione. Il progetto è stato inserito nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi del Ministero della Cultura.
Quanto costa e quanto fa risparmiare una casa passiva?
Non esiste un prezzo standard per una Passivhaus. Le stime indicano generalmente un costo di costruzione superiore rispetto a un edificio tradizionale, in un ordine di grandezza che in diversi studi si colloca intorno al 5-15%. La differenza dipende dal progetto, dalla tecnica costruttiva, dal livello di prestazioni richiesto. Rispetto a una costruzione tradizionale, possono aumentare i costi legati all’involucro, ai serramenti, alla progettazione dei dettagli costruttivi e alla ventilazione meccanica con recupero di calore. La differenza, però, non è necessariamente uguale in tutte le case e può ridursi quando lo standard viene integrato nella progettazione fin dalle prime fasi.
Il vantaggio economico si vede soprattutto nei consumi per il riscaldamento. Le analisi sulle Passivhaus mostrano riduzioni nell’ordine dell’80-90% rispetto alle costruzioni convenzionali, il che non significa necessariamente che la bolletta complessiva si riduca della stessa percentuale: una famiglia continua ad avere consumi per acqua calda, elettrodomestici, illuminazione e altri usi, mentre il risparmio effettivo dipende anche dagli impianti, dalle abitudini degli occupanti e dal prezzo dell’energia. Anche il tempo necessario per recuperare l’eventuale maggiore investimento iniziale varia da progetto a progetto e va valutato in base ai costi di costruzione e ai consumi energetici previsti.