In Italia ricaricare un’auto elettrica presso una colonnina pubblica può non essere così semplice, tra app da utilizzare, QR Code e tessere specifiche. Dal 1° gennaio 2027, però, almeno per le colonnine più potenti, l’operazione diventerà molto più semplice. Il regolamento europeo Afir – Alternative Fuels Infrastructure Regulation prevede infatti l’obbligo di accettare le normali carte di credito, di debito e bancomat, anche in modalità contactless.
Il provvedimento, approvato nel 2023, punta a rendere più capillare, accessibile e trasparente la rete europea per la ricarica dei veicoli elettrici e il rifornimento dei mezzi alimentati con carburanti alternativi. Tra gli interventi più attesi dagli automobilisti c’è proprio il superamento della frammentazione dei sistemi di pagamento.
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Come cambierà il pagamento
A partire dal 2027, sulle colonnine pubbliche con potenza pari o superiore a 50 kW dovrà essere possibile pagare direttamente con una carta bancaria. L’obbligo riguarderà le infrastrutture situate lungo la rete stradale europea Ten-T o nelle aree di parcheggio sicure e protette. Sarà quindi sufficiente avvicinare la carta al lettore contactless o inserirla nel terminale, senza dover necessariamente scaricare l’app dell’operatore, creare un account o acquistare una tessera Rfid.
L’obbligo è già previsto per le nuove colonnine installate dal 13 aprile 2024. La scadenza del 1° gennaio 2027 riguarda invece gli impianti già esistenti, che dovranno essere adeguati con un Pos o con un dispositivo contactless. In alcuni casi, un unico terminale potrà essere utilizzato per più punti di ricarica dello stesso hub.
Per le colonnine con potenza inferiore a 50 kW, la normativa consente invece anche soluzioni digitali sicure. Tra queste rientra il QR code, che può indirizzare l’utente verso una pagina web dell’operatore attraverso la quale effettuare il pagamento senza registrazione obbligatoria.
Prezzi più chiari
Il regolamento Afir interviene anche sulla trasparenza dei costi. Prima dell’avvio della sessione, il prezzo della ricarica dovrà essere indicato in modo chiaro, attraverso il display della colonnina o il sistema di pagamento utilizzato.
Il costo potrà essere espresso per kilowattora, per minuto oppure per sessione. La trasparenza è particolarmente importante perché le tariffe possono includere diverse componenti: il prezzo dell’energia consumata, un eventuale costo per l’occupazione della colonnina dopo il completamento della ricarica e altre commissioni applicate dal gestore o dal servizio di mobilità.
I gestori, inoltre, dovranno rendere disponibili in tempo reale i dati relativi alla posizione delle colonnine, alla potenza, al numero di prese e allo stato del servizio: libero, occupato o fuori uso. Queste informazioni dovranno poter essere utilizzate da applicazioni, navigatori e piattaforme digitali, così da consentire una pianificazione più affidabile del viaggio.
La situazione in Italia
I dati più recenti di Motus-E indicano che al 30 giugno 2026 in Italia erano presenti 84.564 punti di ricarica a uso pubblico. Nell’arco di dodici mesi l’incremento è stato di 17.003 unità, mentre nel solo secondo trimestre dell’anno sono stati aggiunti 6.311 punti. Oltre la metà delle nuove installazioni, il 53%, appartiene alla categoria delle stazioni veloci o ultraveloci.
Anche la rete autostradale è in espansione: i punti di ricarica risultavano 1.516, rispetto ai 1.159 del giugno 2025. Tuttavia, la copertura interessava poco più della metà delle aree di servizio, lasciando ancora margini significativi di miglioramento.
Tuttavia, al 30 giugno il 12,3% dei punti risultava installato ma non ancora connesso alla rete elettrica, in calo rispetto al 14,9% medio del 2025. In termini assoluti, si tratta di circa 10.400 punti non ancora utilizzabili.