Inquinamento in Italia, la spesa nazionale per l’ambiente sale a 52,9 miliardi di euro

L'Italia investe nella tutela ambientale: calano emissioni e consumi energetici, mentre la spesa nazionale sale a 52,9 miliardi di euro

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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Nel dibattito pubblico italiano, il tema dell’inquinamento è spesso affrontato in termini emergenziali: polveri sottili oltre i limiti, eventi climatici estremi, consumo di suolo e dissesto idrogeologico. Eppure, accanto alla dimensione ambientale, ne esiste una economica altrettanto rilevante, che misura quanto il Paese investa, e incassi, in relazione alla tutela dell’ambiente. A tal proposito, i dati più recenti confermano meno pressioni fisiche ma più risorse mobilitate per governare la transizione.

Misure anti inquinamento: quanto ha speso l’Italia

Come riportato dall’Istat, nel 2023 la spesa nazionale per la protezione del verde è salita a 52,9 miliardi di euro, con un incremento del 2,8%. Il gettito derivante dalle imposte “green” ha invece raggiunto i 60,6 miliardi di euro nel 2024. Tuttavia, la crescita del PIL italiano nello stesso periodo ha iniziato a separarsi dall’impatto ambientale. Questo fenomeno, definito “disaccoppiamento”, indica che il Paese è in grado di produrre valore economico riducendo contemporaneamente il consumo di risorse e l’inquinamento generato. Non a caso, i dati confermano un miglioramento degli indicatori fisici, a fronte di un impegno economico crescente.

Nel 2023, per esempio, il consumo di energia è sceso del 4,8% e le emissioni di gas climalteranti del 5,9%. Lo stesso dicasi per il consumo di materie prime interne, diminuito del 5,4%. Il trend è stato simile – cioè al rialzo – nel 2024, seppur con ritmi più moderati. Nel dettaglio, a fronte di un PIL stimato in aumento dello 0,7%, la riduzione delle emissioni è stata del 2,8% e quella del consumo energetico del 2,1%.

Cause del cambiamento

Il calo dei consumi e delle emissioni registrato nell’ultimo biennio non è casuale, ma deriva da una combinazione di fattori strutturali e congiunturali. Prima di tutto c’è stata una progressiva sostituzione dei combustibili fossili (carbone e gas naturale) in favore delle fonti rinnovabili. Ciò ha comportato una ripresa significativa della produzione idroelettrica. Hanno inoltre contribuito a ottimizzare i consumi domestici anche gli interventi di efficientamento degli edifici.

Nel biennio di riferimento, inoltre, c’è stato un inverno particolarmente mite, che ha ridotto la necessità di utilizzare il gas per il riscaldamento, influenzando positivamente il dato complessivo sulla domanda energetica.

Famiglie e imprese a confronto

Interessante è la diversa dinamica tra famiglie e attività produttive. Nel 2023 i nuclei hanno ridotto in modo marcato i consumi e le emissioni negli usi domestici (-8,2% i consumi energetici, -11,7% le emissioni), mentre la contrazione è stata molto più contenuta nel trasporto privato (-0,7% consumi, -1,4% emissioni).

Nel 2024 lo scenario è cambiato parzialmente. Secondo le stime provvisorie, il consumo di energia delle attività produttive si è ridotto del 4,1% e le emissioni del 4,5%. Nelle famiglie, invece, sono tornati ad aumentare i consumi energetici del 2,2%, sia per usi domestici (+1,1%) sia per trasporto in conto proprio (+3,7%). Quindi, anche le emissioni familiari sono cresciute del 2,2%.

Un settore da oltre 214 miliardi

In Italia l’economia ambientale mostra una dimensione produttiva ormai strutturale. Nel 2023 il valore dei beni e servizi per la tutela ambientale – il comparto delle cosiddette “ecoindustrie” – si attesta a 214,7 miliardi di euro in termini di produzione a prezzi correnti, sostanzialmente stabile rispetto al 2022 (+0,4%). Il valore aggiunto generato dal settore raggiunge invece gli 80 miliardi di euro (+2,2%).

Tra le attività più dinamiche spiccano quelle legate al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, che registrano il maggiore incremento del valore aggiunto in termini assoluti (+2,1 miliardi).

Chi ha speso di più per la tutela ambientale

A trainare l’incremento della spesa nazionale, quando si tratta di misure anti inquinamento, sono soprattutto le imprese (+5,6%), con un aumento significativo della spesa per consumi e investimenti nella gestione dei rifiuti. Ancora più marcata è la crescita del gettito delle imposte ambientali. Nel 2023 il gettito si attesta a 54,4 miliardi di euro (+19,6% rispetto al 2022), con un ulteriore aumento dell’11,2% nel 2024 fino a raggiungere 60,6 miliardi. Le imposte sull’energia rappresentano il 78% della fiscalità ambientale, con un gettito pari a 42,4 miliardi nel 2023 e una crescita di 4,7 miliardi delle imposte sull’energia elettrica nel 2024, che ha portato a oltre 60 miliardi il gettito fiscale ambientale.