Batterie esauste, dove si buttano: le regole sulla raccolta differenziata nel nuovo decreto

Il nuovo decreto semplifica il recupero di litio e cobalto per accelerare la transizione. Nuove categorie e scadenze per aziende e cittadini

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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L’Italia punta all’economia circolare e lo fa con il decreto che recepisce le direttive dell’Unione Europea in merito alla raccolta delle batterie portatili. L’obiettivo del Governo con il decreto, pubblicato ed entrato in vigore il 7 marzo 2026, è semplificare la burocrazia per i punti di raccolta e quindi potenziare il recupero delle materie prime critiche come litio e cobalto, fondamentali per la transizione energetica.

La riforma riguarda le aziende, ma non solo, perché definisce una nuova gestione per i centri di assistenza e quindi anche per i cittadini. La raccolta delle batterie dovrebbe così diventare molto più semplice e chiara, senza più indurre in confusione i cittadini virtuosi che si impegnano nella raccolta differenziata. Infatti, il decreto introduce una classificazione dettagliata dei prodotti e distingue bene quelle che sono le batterie portatili, quelle per i veicoli elettrici e quelle industriali, imponendo anche delle scadenze precise e stringenti per l’adeguamento dei vari consorzi alle nuove norme.

Il decreto per le batterie

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto che cambia il modo nel quale raccogliamo le batterie. Il cuore della riforma è il recepimento del regolamento dell’Unione Europea del 2023, il n. 1542, che introduceva la nuova tassonomia delle batterie.

Non si parla più di pile generiche, ma di categorie distinte:

  • batterie portatili;
  • batterie per l’avviamento;
  • batterie per l’illuminazione;
  • batterie per i mezzi di trasporto leggeri;
  • batterie per i veicoli elettrici;
  • batterie industriali.

Una distinzione che si fa sempre più necessaria con l’aumento delle tipologie di accumulatori, in particolar modo per i veicoli elettrici. La differenziazione serve come base per gli obiettivi di raccolta e di economia circolare.

Per esempio, nel testo si legge che le batterie portatili dovranno passare da un tasso di raccolta del 63% entro il 2027 al 73% entro il 2030. Si tratta di un traguardo considerato necessario, soprattutto a fronte delle 439.000 tonnellate di accumulatori immessi sul mercato nel 2024 con tassi di riciclo ancora troppo eterogenei, che oscillano tra il 5% e il 50% a seconda della tipologia.

Semplificazione della raccolta

L’altra grande novità riguarda invece la burocrazia più semplice per chi allestisce dei punti di raccolta di pile portatili esauste. Si vuole favorire la capillarità e la facilità del conferimento, motivo per il quale sono stati eliminati i principali scogli autorizzativi.

Chi gestisce i punti non deve più iscriversi all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, né affrontare le procedure del Testo Unico Ambientale. A livello operativo si traduce in una vera e propria semplificazione per quanto riguarda i registri di carico e scarico, oltre all’esenzione dal Rentri.

Viene così snellita la logistica per il trasporto dai punti di raccolta ai centri di stoccaggio, perché non servirà più il formulario Fir e basterà un semplice documento di trasporto. Secondo quanto descritto all’interno del decreto, tutta questa procedura serve per rendere il flusso dei materiali verso il recupero di metalli critici come litio, cobalto e nichel molto più rapido ed efficiente.

Attenzione: i vantaggi burocratici non sono universali. Per le batterie LMT, SLI, industriali e per veicoli elettrici non sono previste modalità semplificate e continueranno a funzionare con le procedure ordinarie.

Scadenze e obblighi: cosa cambia

Il D.Lgs. 29/2026 impone una tabella di marcia per la riorganizzazione della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Il primo appuntamento è fissato per il 6 maggio 2026. Entro questa data, tutti i sistemi individuali già operativi devono presentare domanda di riconoscimento ufficiale al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Altra data da segnare è il 3 settembre 2026. Entro questo termine il Mase dovrà emanare i decreti attuativi, mentre il Centro di Coordinamento Batterie avrà il compito di istituire il nuovo registro telematico degli impianti di trattamento. A quel punto i consorzi avranno ulteriori sei mesi per adeguare i propri statuti interni alle nuove direttive ministeriali e uniformarsi su tutto il territorio nazionale.

Quante batterie sono state raccolte nel 2025

Il Rapporto Annuale 2025 del Cdcnpa (Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori) fotografa quante batterie sono state raccolte nel corso dell’ultimo anno, ovvero 8.868 tonnellate, in flessione del 14,6% rispetto al 2024.

Secondo il rapporto, il dato non indica per forza un calo dell’efficienza, quanto l’impatto della nuova classificazione introdotta dal Regolamento Ue 2023/1542. Tipologie prima considerate “portatili”, come le batterie al nichel-cadmio o al piombo, sono state riclassificate come “industriali”, spostando i volumi da una categoria all’altra.

Infatti, nonostante la diminuzione, la rete logistica risulta in forte espansione con i punti di raccolta iscritti saliti a 15.053 (+3,6%), con una crescita particolarmente evidente nel Sud e nelle Isole (+5,7%).

A livello geografico è il Nord che continua a trainare il settore con 6.499 tonnellate raccolte, dove spicca il primato del Piemonte (2.316 tonnellate), seguito da Lombardia e Veneto. Al Centro domina il Lazio, mentre al Sud la Campania.

Considerando i dati, all’Italia viene chiesto di accelerare. In aiuto dovrebbe arrivare proprio il nuovo decreto che, a partire dal 2026, prevede l’obbligo di rendicontazione esteso a tutti gli operatori e permetterà di avere un quadro completo e più trasparente di quanto viene recuperato e reimmesso nei cicli produttivi.