Bancarotta idrica, quanta acqua ci resta: le 50 città più colpite dalla siccità

Il report ONU avverte: falde e fiumi non si rigenerano più. Non solo stress idrico urbano, ma crisi globale e "irreversibile"

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità idrologiche. A dirlo è un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato in occasione del 30º anniversario dell’Unu-Inweh e in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua del 2026. Nell’analisi si sostiene che il mondo sia entrato in una nuova fase idrica, in cui sempre più sistemi fluviali e falde acquifere stanno perdendo la capacità di tornare alla loro normalità storica.

Siccità, carenze idriche ed episodi di inquinamento grave: la nuova fase descritta dal report è quella di una vera e propria bancarotta idrica. Il rapporto afferma che l’agenda globale sull’acqua fornisce risposte da “gestione fallimentare”, una valutazione che si riflette nella quotidianità di metà delle 100 città più grandi del mondo, oggi attraversate da un forte stress idrico. Watershed Investigations e il Guardian hanno mappato le città in base ai bacini idrografici sottoposti a stress, rivelando che Pechino, New York, Los Angeles, Rio de Janeiro e Delhi sono tra quelle che affrontano uno stress estremo.

Bancarotta idrica: quali sono le cause

Il nuovo rapporto dell’Università delle Nazioni Unite avverte che le azioni umane stanno portando alla “bancarotta idrica”. Vengono indicate come principali cause la deforestazione massiccia, l’inquinamento costante, il degrado del suolo, ma anche lo sfruttamento eccessivo delle risorse idriche e il cronico esaurimento delle falde acquifere. Il tutto è aggravato dal riscaldamento globale, che sta ormai causando danni considerati “irreversibili” alle riserve idriche del pianeta. Queste non hanno il tempo di rigenerarsi, portando a una gestione fallimentare dell’impresa idrica globale.

In altre parole, preleviamo troppa acqua superficiale e sotterranea rispetto ai flussi rinnovabili e ai livelli di esaurimento considerati sicuri. Non si tratta più soltanto di “stress idrico”, che può presentarsi in territori circoscritti ed essere un fenomeno reversibile.

La bancarotta idrica riguarda invece la sostenibilità complessiva della gestione dell’acqua. Non è quindi un problema esclusivo delle zone calde o con clima secco. Anche le regioni colpite da inondazioni, alluvioni e monsoni stagionali possono trovarsi in bancarotta idrica se consumano più acqua di quanta ne produca il loro “reddito” annuale di risorsa rinnovabile.

I numeri dell’acqua

Visto che non possiamo chiedere all’acqua come sta, a rispondere sono i numeri. Il rapporto utilizza set di dati globali e studi scientifici recenti per tracciare una panoramica delle tendenze idriche legate all’attività umana.

La maggior parte dei grandi laghi del mondo ha perso acqua dall’inizio degli anni ’90. Circa il 25% dell’umanità dipende direttamente da queste fonti idriche e decine di grandi fiumi oggi non riescono più a raggiungere il mare per alcuni periodi dell’anno.

Negli ultimi cinquant’anni sono andati perduti 410 milioni di ettari di zone umide naturali, un’area grande quanto l’Unione Europea. La perdita globale dei ghiacciai, rispetto agli anni ’70, è aumentata di oltre il 30%.

Un altro dato preoccupante riguarda la salinizzazione, che ha danneggiato circa 100 milioni di ettari di terreni coltivabili. Inoltre, il 70% delle principali falde acquifere mostra un declino a lungo termine.

Le città sotto stress idrico

La bancarotta idrica può quindi colpire tutti, ma alcune città sono sottoposte a stress idrico da così tanto tempo che la classificazione è passata da “elevato” a “estremamente elevato”. Le cause principali sono l’uso intensivo da parte di cittadini e industrie, insieme a una gestione inefficiente delle risorse idriche.

Circa 1,1 miliardi di persone vivono in aree metropolitane situate in regioni già colpite da siccità di lungo periodo, mentre 96 milioni di persone vivono in città o nelle immediate vicinanze di regioni che mostrano forti tendenze all’umidità.

La maggior parte dei grandi centri urbani con livelli elevati di siccità si trova in Asia, in regioni caratterizzate da piogge monsoniche stagionali. Eppure, queste precipitazioni non riescono a bilanciare l’elevato consumo idrico. Particolarmente critiche risultano India e Pakistan. Teheran, per esempio, si trova al sesto anno consecutivo di siccità ed è pericolosamente vicina al cosiddetto “giorno zero”, ovvero il momento in cui l’acqua non sarà più disponibile per i cittadini. Lo scorso anno il presidente del Paese ha dichiarato che, se quel giorno dovesse arrivare, la città dovrebbe essere evacuata.

Ma il problema non riguarda solo l’Asia. Entro il 2055 l’Inghilterra dovrà trovare altri 5 miliardi di litri d’acqua al giorno per soddisfare la domanda di approvvigionamento idrico pubblico, senza contare gli ulteriori miliardi necessari per settori come agricoltura ed energia.

Altre città in crisi sono:

  • Los Angeles;
  • Città del Messico;
  • Lima;
  • Santiago;
  • New York;
  • Madrid;
  • Casablanca;
  • Gedda;
  • Kano;
  • Dubai;
  • Luanda;
  • Johannesburg;
  • Cape Town;
  • Istanbul;
  • Mosca;
  • Delhi;
  • Shanghai;
  • Pechino;
  • Chennai.