Blue Economy in Liguria, scogli stampati in 3D: gli scarti ittici diventano habitat marini

Il progetto di Enea e dell'Università di Bologna è un esempio di economia circolare in cui i rifiuti ittici diventano scogli

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Nel Golfo di La Spezia la transizione ecologica assume una forma sempre più industriale, non perdendo di vista gli obiettivi di economia circolare. I nuovi bio-reef stampati in 3D, sviluppati e installati nella baia di Santa Teresa a Lerici, trasformano scarti della molluschicoltura in strutture progettate per la ripopolazione dell’ostrica piatta.

Il progetto ha visto la collaborazione di Enea, Università di Bologna, Universidad de Cantabria e Fundación Leonardo Torres Quevedo. Gli scogli sono stati installati dai palombari del Gruppo Operativo Subacquei della Marina Militare e dell’azienda Submariner, supportati dalla Guardia costiera e dalla Capitaneria di Porto di La Spezia.

Cos’è un bio-reef

Dal punto di vista industriale, il modello che ha portato all’installazione di bio-reef è coerente con i principi della blue economy. Si è trasformato, di fatto, un rifiuto della filiera ittica in risorsa, utilizzando la tecnologia per progettare e restituire habitat funzionali agli ecosistemi marini.

La logica è quella di costruire infrastrutture naturali, intenzione derivabile dal nome stesso dell’architettura: reef, infatti, significa scogliera. In questo modo l’installazione non si limita semplicemente a ridurre l’impatto ambientale, ma vorrebbe attivare un vero e proprio processo ecologico. La molluschicoltura giocherebbe così un  doppio ruolo: lo scarto di produzione diventa materia prima per un intervento di rigenerazione ecosistemica.

I primi due reef sono stati posizionati nell’ottobre dello scorso anno. Ora sono cinque i prototipi che fungeranno da substrato per il ripopolamento dell’Ostrea edulis. L’impasto con cui sono stati stampati gli scogli artificiali è ricco di carbonato di calcio, che garantisce una maggiore bio-attrattività per le ostriche. Queste, a loro volta, favoriranno l’ulteriore formazione di sedimenti rocciosi naturali, in grado di dare rifugio a numerose altre specie marine.

Impatti sulla biodiversità della molluschicoltura

Tuttavia, il ruolo della molluschicoltura nel Mediterraneo non è privo di ambiguità ambientali. Da un lato è spesso considerata una delle forme di acquacoltura a minor impatto, rispetto ad altre produzioni animali. Dall’altro, però, può contribuire a modificare in modo significativo gli equilibri locali degli ecosistemi costieri.

Gli impianti intensivi di mitili e altri molluschi possono infatti generare:

  • accumulo di materia organica sui fondali;
  • alterazione delle condizioni di ossigenazione;
  • cambiamenti nella composizione delle comunità bentoniche.

In alcuni contesti ciò si traduce in una semplificazione degli habitat, con riduzione delle specie sensibili e maggiore presenza di organismi opportunisti.

Non si tratta di un impatto uniforme: in aree ben ventilate o a bassa densità produttiva gli effetti possono risultare limitati. Ma in bacini semi-chiusi o zone ad alta concentrazione di impianti, le pressioni ecosistemiche tendono ad amplificarsi.

Una sfida tecnologica e sistemica

La sfida è sistemica, più che tecnologica. La combinazione tra stampa 3D, riuso dei materiali e interventi di ripristino ambientale rappresenta un avanzamento significativo, ma non elimina le tensioni di fondo. Queste sono legate all’uso intensivo delle coste e alla trasformazione degli habitat marini.

Le infrastrutture stesse della molluschicoltura, materia prima dei bio-reef, introducono un elemento alieno permanente nell’ambiente marino. Corde e reti, spesso in plastica, si frammentano e contribuiscono attivamente al carico di microplastiche, una delle principali scorie diffuse negli ecosistemi marini globali.

Allo stesso tempo, però, funzionano in parte come substrati di colonizzazione, aumentando la complessità biologica locale. È proprio questa ambivalenza a rendere il settore della molluschicoltura difficile da inquadrare.

Nel Mediterraneo, dove gli ecosistemi sono già sottoposti a forte pressione antropica, la molluschicoltura resta quindi un settore chiave ma non neutrale: una risorsa economica e ambientale al tempo stesso, il cui equilibrio con la biodiversità continua a essere oggetto di sperimentazione scientifica.