Scioglimento di ghiaccio e neve in Italia, quanto sta costando all’Italia

Alpi e Appennini stanno perdendo sempre più neve e ghiaccio, cosa che comporterà costi importanti per l'ambiente ma anche per l'economia

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Ogni inverno sulle nostre montagne si forma un importante serbatoio d’acqua, costituito da accumuli di neve e da ghiacciai permanenti. Per millenni hanno dato acqua alle valli, garantito turismo, supportato ecosistemi e alimentato fiumi per buona parte dell’anno. Oggi però la situazione è cambiata. Sulle Alpi italiane e sull’Appennino il ghiaccio si ritira a velocità impressionanti, la neve si fa più rara e gli inverni si accorciano.

Il cambiamento climatico non è un fenomeno lontano: i dati scientifici lo mostrano con chiarezza e i suoi effetti già si vedono nelle nostre economie locali.

Lo stato di salute dei ghiacciai alpini

I ghiacciai alpini italiani sono in forte sofferenza. Secondo gli studi del Cnr, l’arco alpino ha perso circa il 60% della sua massa glaciale dalla seconda metà del XIX secolo a oggi. Non è un semplice dato quantitativo: significa che lingue di ghiaccio millenarie si riducono ogni anno, con pesanti ripercussioni su equilibrio idrico e paesaggio montano.

Il fenomeno del riscaldamento climatico è globale ma i risvolti sono anche locali. Molti ghiacciai piccoli e medi del nostro Paese hanno larga parte della loro estensione storica, e proiezioni climatiche suggeriscono che, se le emissioni di gas serra non saranno drasticamente ridotte, molti di essi potrebbero scomparire entro la fine del secolo.

Questa regressione implica meno acqua accumulata sotto forma di ghiaccio, e quindi meno acqua disponibile nei mesi più caldi quando le richieste di irrigazione agricola e per uso civile sono maggiori.

Quali sono le condizioni della neve in Italia

Anche il comportamento della neve che cade ogni inverno sui rilievi è cambiato. Secondo i dati elaborati, anche in questo caso dal Cnr, tra il 1980 e il 2025 sull’Appennino si osserva una diminuzione dell’altezza complessiva del manto nevoso del 30%.

Sulle Alpi la situazione è più diversificata: sebbene alle quote più elevate le nevicate restino consistenti, il periodo di copertura nevosa si accorcia e sono sempre più frequenti precipitazioni a pioggia anche nei mesi tipicamente più freddi. Questo comporta una minore disponibilità stagionale di neve, un fenomeno che riduce progressivamente le riserve naturali di acqua dovuto allo scioglimento primaverile ed estivo.

La neve serve a conservare i ghiacciai

La neve non è solo acqua bianca: ha un ruolo protettivo. Il manto nevoso, riflettendo la luce solare, mantiene fredde le superfici di ghiaccio sottostanti e ne rallenta la fusione. In assenza di neve abbondante, il ghiaccio è esposto a irraggiamento diretto per periodi più lunghi e quindi fonde più rapidamente.

Si viene a creare così un circolo vizioso e pericoloso: meno neve significa più calore assorbito dal ghiaccio, che porta a fusione più rapida e a ulteriore perdita di massa glaciale. Inoltre, impurità come polveri sottili e carbonio nero che cadono insieme alla neve riducono la capacità riflettente della superficie, accelerando ulteriormente lo scioglimento.

Quanto ci costa lo scioglimento dei ghiacciai

Quanto tutto questo costerà, in termini monetari? Quello che emerge dagli studi del Joint Research Centre della Commissione Europea è che i danni economici collegati alla scarsità d’acqua e agli eventi climatici estremi sono già ingenti e destinati ad aumentare.

A livello europeo, quasi 1.000 miliardi di euro di attività economiche sono esposte a rischio per scarsità idrica, un rischio accresciuto dalla perdita di riserve nivoglaciali.

In Italia le stime basate sugli impatti climatici indicano che le perdite economiche legate a eventi estremi – come ondate di calore, siccità e inondazioni – potrebbero superare diverse decine di miliardi di euro nei prossimi anni, qualora non si adottino adeguate misure di adattamento.

Queste stime non isolano il ritiro dei ghiacciai come unico fattore di costo, ma mostrano chiaramente che il loro declino contribuisce a una dinamica di scarsità d’acqua, instabilità ambientale e costi sociali che si ripercuotono sull’agricoltura, sulla produzione energetica idroelettrica e sul turismo montano.

Il ritiro dei ghiacci è una certezza insostenibile per tutti

Il ritiro di ghiaccio e neve sulle montagne italiane non è un fenomeno secondario. È un cambiamento che sta già influenzando economia, ambiente e qualità della vita. I dati provenienti dal Cnr e dai rapporti nivometrici italiani offrono un quadro dettagliato di quanto sia rapido questo declino.

Il cambiamento climatico è un fenomeno sistemico che per buona parte è originato dall’azione antropico. Continuare a sottovalutarlo come stanno facendo gli Usa di Trump con l’uscita dagli Accordi di Parigi significa condannare l’ecosistema terra al collasso produttivo.

Anche perché i costi sanitari pagati dalle persone sono già una realtà sotto gli occhi di tutti. Serviranno vincoli più limitanti, progetti ambiziosi e investimenti per mettere in sicurezza l’ambiente in cui viviamo. Ora sono più che necessari.