Il comitato scientifico europeo (Esabcc) ha decretato che il continente sta già pagando un alto prezzo per la sua mancanza di preparazione a un futuro sempre più caldo. Secondo questo, i Paesi europei dovrebbero iniziare a prepararsi a un riscaldamento globale di tipo “catastrofico”, ovvero di 3 °C. È stato definito “un compito arduo, ma allo stesso tempo fattibile”.
A descrivere la situazione di allarme per il clima, ma anche la fattibilità delle politiche ambientali attuabili, è una serie di dati giunti alla fine del 2025. Al momento gli sforzi per l’adattamento alle temperature in aumento sono considerati inadeguati e il nuovo rapporto consiglia di prepararsi a un mondo ben più caldo rispetto a quello previsto dall’accordo di Parigi del 2015. Se il mondo deve prepararsi a 2,8-3,3 °C in più entro il 2100, vuol dire che il riscaldamento globale previsto è nello scenario peggiore tra quelli ipotizzati in passato.
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Il mondo deve prepararsi ai +3 °C
Il Comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici (Esabcc) ha ammesso nero su bianco che non si sta facendo abbastanza per intervenire sugli effetti più estremi del riscaldamento globale. L’ultimo report descrive gli attuali sforzi per adattarsi all’aumento delle temperature come insufficienti o tardivi.
Per questo il nuovo rapporto consiglia ai Paesi europei di prepararsi pensando allo scenario peggiore, ovvero pari a +3 °C rispetto ai livelli preindustriali entro il 2100.
Politiche di adattamento: “È fattibile”
Gli esperti del clima si dicono capaci di “prepararsi al peggio”. Maarten van Aalst, membro del Comitato ed ex direttore del centro climatico della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale, ritiene che, per quanto scoraggianti, i dati ci dicono anche che l’Europa può adattarsi a un clima più estremo. “È un compito arduo, ma allo stesso tempo fattibile. Non è una scienza missilistica”, ha dichiarato.
Ha spiegato che gli eventi climatici estremi che si sono abbattuti sull’Europa, vent’anni fa erano considerati un problema dei Paesi più vulnerabili, quelli più poveri e non in grado di farvi fronte. “Ciò che stiamo notando ora è che l’Europa stessa è vulnerabile, soprattutto per condizioni che non ha dovuto affrontare in passato”. E questo perché l’Europa non ha un livello di preparazione adeguato.
1.680 miliardi in adattamento
Il rapporto Esabcc non a caso raccomanda all’Unione Europea di integrare la “resilienza climatica” in tutte le politiche e di destinare maggiori fondi a misure di protezione. Non stima però l’entità degli investimenti necessari per garantire la sicurezza europea.
Al suo posto lo fa la Commissione Europea con il contributo del Cmcc. Nel nuovo rapporto pubblicato alla fine di gennaio 2026, si stima che l’Unione Europea dovrà investire circa 70 miliardi di euro all’anno in adattamento climatico fino al 2050 per rafforzare la resilienza e ridurre i rischi climatici in tutti i settori. In totale sono 1.680 miliardi di euro in 24 anni.
Questi sarebbero suddivisi in:
- 30 miliardi di euro all’anno per la resilienza delle infrastrutture;
- 21 miliardi per gli ecosistemi;
- 12 miliardi per misure a tutela della sicurezza alimentare.
È la prima volta che si quantifica una scala degli investimenti necessari per l’adattamento dell’Unione Europea. Ora, come afferma Giulia Galluccio, autrice del rapporto e ricercatrice, la palla passa ai decisori politici che “devono dare priorità alle azioni che rafforzano la resilienza dove è più urgente”.
I Paesi più a rischio
Alcuni Paesi risultano più a rischio di altri. Non tanto perché maggiormente colpiti dagli eventi climatici, ma perché bisognosi di un maggior numero di investimenti per l’adattamento a causa delle loro dimensioni geografiche ed economiche. In pratica, sono i Paesi che rischiano di perdere di più.
Questi sono:
- Francia;
- Italia;
- Germania;
- Spagna.