Il report Mal’Aria di città 2026 di Legambiente mostra una fotografia dell’Italia in chiaroscuro: nel 2025 diminuiscono i capoluoghi che sforano i limiti giornalieri di Pm10, ma il quadro rimane incompatibile con gli obiettivi Ue 2030.
Nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che superano il limite giornaliero di Pm10 (50 µg/m³ per non più di 35 giorni l’anno), contro i 25 del 2024.
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Le città più inquinate d’Italia
È uno dei risultati migliori degli ultimi anni ed è favorito da condizioni meteorologiche migliori e dal graduale ammodernamento tecnologico di veicoli e impianti. Ma l’Italia continua a muoversi troppo lentamente rispetto alla velocità richiesta dall’Europa e dalle evidenze scientifiche sugli impatti dell’inquinamento sulla salute.
La maglia nera della città più inquinata d’Italia va a Palermo, con 89 giorni oltre il limite alla centralina di via Belgio, in piena zona residenziale.
Seguono Milano (centralina di via Marche) con 66 sforamenti, Napoli (Ospedale Pellegrini) con 64, Ragusa (Campo di Atletica) con 61.
Sotto le 60 giornate si collocano Frosinone (55), Lodi e Monza (48), Cremona e Verona (44), Modena (40), Torino (39), Rovigo (37) e Venezia (36).
Qui sotto, la classifica delle città più inquinate d’Italia:
| Regione | Città | Centralina | Superamenti Pm10 (gg) | Media annuale della centralina (µg/mc) |
|---|---|---|---|---|
| Sicilia | Palermo | Belgio | 89 | 42 |
| Lombardia | Milano | Marche | 66 | 35 |
| Campania | Napoli | Ospedale N. Pellegrini | 64 | 41 |
| Sicilia | Ragusa | Campo atletica | 61 | 37 |
| Lazio | Frosinone | Frosinone scalo (T.U.) | 55 | 28 |
| Lombardia | Lodi | Viale Vignati | 48 | 30 |
| Lombardia | Monza | Via Machiavelli | 48 | 31 |
| Lombardia | Cremona | P.zza Cadorna | 44 | 32 |
| Veneto | Verona | Borgo Milano | 44 | 31 |
| Emilia-Romagna | Modena | Giardini (T.U.) | 40 | 31 |
| Piemonte | Torino | Rebaudengo | 39 | 28 |
| Veneto | Rovigo | Largo Martiri | 37 | 28 |
| Veneto | Venezia | Via Tagliamento | 36 | 28 |
Il caso di Palermo
Rispetto ad altre città, Palermo è un centro meno industrializzato. A pesare sull’inquinamento è soprattutto il traffico veicolare. Le ultime amministrazioni comunali hanno spinto l’acceleratore sulla mobilità sostenibile, tram e metropolitana, che sono molto usati soprattutto dagli studenti. Ma il resto dei residenti fa fatica ad abbandonare l’automobile. Quel “traffico tentacolare” su cui si ironizzava già 35 anni fa nel film Johnny Stecchino non ha ancora trovato soluzione.
C’è poi un altro fattore da considerare relativamente a Palermo, città in cui i fuochi d’artificio vengono esplosi 365 giorni l’anno, dalle 3 alle 10 volte al giorno, come se fosse sempre Capodanno. Il rapporto di Legambiente non fa però riferimento diretto ai botti, che da anni vengono esplosi giorno dopo giorno, sempre nei cortili degli stessi locali pubblici e sempre nelle stesse ore della sera (per lo più dalle 20:00 alle 24:00), ma non risultano interventi da parte delle autorità, se non sequestri ai danni di chi i botti li vende senza autorizzazione. Alcuni di questi locali distano in linea d’aria solo poche centinaia di metri dalla centralina di via Belgio, quella che rileva l’aria più inquinata d’Italia.
L’Italia non è pronta ai nuovi limiti Ue
Con l’entrata in vigore dei nuovi standard europei sulla qualità dell’aria dal 1° gennaio 2030 (20 µg/m³ per Pm10 e No₂, 10 µg/m³ per Pm2.5), l’Italia risulta strutturalmente inadempiente. Applicando oggi quei parametri, sarebbe fuorilegge il 53% dei capoluoghi per il Pm10, il 73% per il Pm2.5 e il 38% per il No₂.
Le distanze dall’obiettivo sono particolarmente ampie in diverse città: per il Pm10 servirebbero riduzioni del 35% a Cremona, del 32% a Lodi, del 31% a Cagliari e Verona, del 30% a Torino e Napoli. Sul Pm2.5 il quadro è ancora più critico: Monza dovrebbe ridurre del 60%, Cremona del 55%, Rovigo del 53%, Milano e Pavia del 50%. Per il No₂ spiccano Napoli (-47%), Torino e Palermo (-39%), Milano (-38%), Como e Catania (-33%).
Le città che potrebbero non centrare gli standard 2030
L’analisi dei trend di Pm10 dal 2011 al 2025 mostra che la velocità di riduzione delle concentrazioni è insufficiente in molte realtà urbane. Su 89 città analizzate, 49 nel 2025 sono sopra il futuro limite di 20 µg/m³. Di queste, 33 rischiano concretamente di non arrivare in linea con il target 2030 mantenendo l’attuale ritmo di miglioramento.
Cremona, Lodi, Verona e Cagliari resterebbero ben sopra la soglia. Napoli, Modena, Milano, Pavia, Torino, Vicenza, Palermo e Ragusa si fermerebbero tra 23 e 27 µg/m³.
Alcune città (Bari, Bologna, Firenze, Roma, Trento) risultano invece sulla traiettoria giusta, segno che il risultato non è predeterminato, ma dipende dalla qualità delle politiche locali e dalla loro continuità nel tempo.
Nel gennaio 2026 la Commissione europea ha avviato una nuova procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva Nec 2016. È la quarta procedura aperta in materia di qualità dell’aria, un segnale di persistente inadempienza sistemica.
Le 6 proposte di Legambiente contro l’inquinamento
Legambiente individua sei assi di intervento prioritari:
- mobilità sostenibile – rafforzare Tpl e ferrovie regionali, estendere Ztl e Lez, reti ciclabili e Città 30;
- riscaldamento ed edifici – Lez per il riscaldamento, superamento progressivo della biomassa nelle aree critiche, stop alle caldaie più inquinanti, riqualificazione energetica;
- industria – bonifiche dei siti inquinati e stop all’upgrading di impianti obsoleti in aree urbane;
- agricoltura e allevamenti – riduzione dell’intensità zootecnica nelle aree sature, buone pratiche sui liquami, investimenti per abbattere l’ammoniaca, stop alle combustioni agricole;
- risorse e governance – rifinanziamento stabile del fondo aria, coordinamento multilivello Stato-Regioni-Comuni;
- monitoraggio – potenziamento delle centraline e sistemi sensoristici per ammoniaca e metano.