Rottamazione quinquies, c’è la proposta: rate più lunghe e meno vincoli

Rottamazione quinquies in Senato: rate fino a 10 anni, niente anticipi, nuove regole sulla decadenza. Dubbi sui 5,2 miliardi di copertura. La Lega spinge per l’approvazione

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Francesca Secci

Giornalista

Giornalista pubblicista con esperienza in redazioni rilevanti, è specializzata in economia, finanza e geopolitica.

Pubblicato: 27 Febbraio 2025 08:18

La nuova operazione di rottamazione quinquies prende quota in Parlamento, con il turbo inserito grazie alla procedura redigente in Commissione Finanze al Senato. Un passaggio che garantisce meno ostacoli e più rapidità, perché, quando si parla di tasse non riscosse, il tempo è denaro. La Lega spinge forte sull’acceleratore con Massimiliano Romeo e Massimo Garavaglia in prima linea, portando avanti un provvedimento che ricalca le vecchie sanatorie ma con qualche modifica sostanziale per rendere il meccanismo più efficace.

Rottamazione quinquies, un piano per ridurre l’arretrato fiscale

L’operazione mira a risolvere il problema del debito accumulato da cittadini e imprese, riconoscendo che dichiarare il dovuto senza poterlo versare per difficoltà economiche o sanitarie non può essere considerato un crimine. Questo concetto è stato ribadito dal deputato della Lega Alberto Gusmeroli in un’intervista al Sole 24 Ore, dove ha sottolineato come il nuovo piano preveda una dilazione più lunga e criteri di decadenza meno rigidi rispetto al passato, cercando di dare un minimo di respiro a chi è impantanato nel sistema fiscale.

Il disegno di legge introduce una gestione meno rigida dei pagamenti, mandando in soffitta il vecchio sistema dove bastava un ritardo per far saltare tutto. Adesso, chi inciampa fino a otto volte non viene sbattuto fuori dal piano di rateizzazione. Si parla di una diluizione su dieci anni, una sorta di salvagente fiscale che consente ai contribuenti di rientrare dal debito senza affogare nei conti.

Differenze con le precedenti rottamazioni

A fine 2024, l’archivio della riscossione traboccava di crediti inesigibili, per un totale di circa 1.275 miliardi di euro. La nuova proposta vuole rompere con i vecchi schemi e presenta alcune novità sostanziali: niente anticipo, 120 rate mensili costanti e una durata decennale.

Gusmeroli ha evidenziato che le precedenti rottamazioni finivano per strangolare i contribuenti, che aderivano alla misura ma poi si trovavano con l’acqua alla gola nel pagare le imposte ordinarie. Questa volta si punta a far quadrare i conti senza soffocare chi deve mettersi in regola.

L’impatto sul bilancio dello Stato

La tenuta finanziaria di questa misura continua a far discutere. Servirebbero almeno 5,2 miliardi per coprire il piano, una cifra veramente enorme e che solleva più di un dubbio tra gli addetti ai lavori. Qualcuno l’ha paragonata addirittura a una nuova manovra. Gusmeroli difende il progetto sottolineando che si tratta di un’operazione mai tentata prima: una rateizzazione dilatata nel tempo rispetto alle edizioni precedenti, che punta a svuotare il magazzino della riscossione e trasformare i crediti fantasma in entrate reali. Se e come lo Stato riuscirà a far quadrare i conti è tutto da vedere, ma l’idea di fondo è mettere ordine in un sistema fiscale che da anni gioca a nascondino con la realtà.

La nuova rateizzazione viene presentata come un’operazione di buon senso, simile a un mutuo a lungo termine piuttosto che a un finanziamento-lampo insostenibile. Secondo quanto spiegato da Gusmeroli, il principio è garantire ai cittadini il tempo necessario per onorare i vecchi debiti senza minare la loro capacità di restare in regola con i nuovi obblighi fiscali. L’idea è di spezzare il circolo vizioso che porta chi ha debiti con il fisco a rimanere intrappolato in una spirale di insolvenza.