Fisco, via ai nuovi controlli: la stretta per chi ha un punteggio basso

Nel 2026 stop ai controlli a campione: l’Agenzia delle Entrate userà dati incrociati e punteggi Isa per selezionare i contribuenti anomali

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il Fisco cambia approccio. Al posto delle verifiche tradizionali, quelle generalizzate e analogiche, l’Agenzia delle Entrate passa a un sistema di controllo più mirato, con accertamenti basati sulle analisi preventive dei dati e sull’individuazione di contribuenti considerati a maggior rischio. Il 2026 si apre così all’insegna di una nuova tornata di controlli, un’operazione “zero evasione” che tra algoritmi e controlli incrocia 200 banche dati. Il piano di attacco prevede 395.000 controlli incrociati.

Non più quindi una verifica a campione, ma un’analisi quasi chirurgica sui bilanci. Grazie a un algoritmo saranno messi a confronto, in tempo reale, conti correnti, spese sostenute e ricavi dichiarati. Il fulcro dell’operazione è rappresentato dagli Isa (indicatori sintetici di affidabilità). Chi rischia di più, come funzionano e chi è invece escluso dagli accertamenti più stringenti? Andiamo con ordine e scopriamo la nuova operazione “zero evasione” dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.

Piao: 320.000 controlli all’anno

Non “piano” ma “Piao”, ovvero Piano integrato di attività e organizzazione. È questa l’operazione dell’Agenzia delle Entrate che fissa per il 2026 l’obiettivo di 320.000 controlli. Non verifiche generalizzate, ma accertamenti specifici sulle imposte dovute.

L’Agenzia delle Entrate non lavorerà da sola, ma aumenta la cooperazione con la Guardia di Finanza che nel suo 2026 ha previsto 75.000 azioni. L’obiettivo del piano integrato è quello di uno scambio maggiore di informazioni tra le due entità.

In questo modo si evita il rischio di sovrapposizione dei controlli e aumenta la qualità degli accertamenti. Non più controlli a campione, ma una selezione di contribuenti da verificare. Il 2026 è quindi l’anno in cui il Fisco abbandona i vecchi controlli per affacciarsi a un futuro di controlli semplificati da fatturazione elettronica, corrispettivi telematici, comunicazioni Iva e dallo scambio di informazioni con le amministrazioni di controllo e con l’estero. Tutto questo è possibile grazie alle tecnologie gestite da Sogei.

Cosa sono gli Isa?

Gli Isa sono gli indicatori sintetici di affidabilità. Il funzionamento è semplice: il sistema infatti attribuisce ai titolari di partita Iva un punteggio da 1 a 10 che è un indicatore del profilo del contribuente.

La scala di valutazione misura la coerenza dei dati dichiarati rispetto al settore di appartenenza. Minore è il punteggio, maggiore sarà la possibilità di finire intercettati dai controlli; ma un punteggio elevato non equivale a zero controlli.

In ogni caso, il punteggio elevato consente l’accesso a benefici premiali e riduce la probabilità di verifiche approfondite. Chi ha un punteggio basso non vuol dire che stia evadendo, ma segnala una situazione che richiede approfondimenti. L’obiettivo non è punire il contribuente, ma prima di tutto invitarlo a controllare la propria posizione e a correggere eventuali errori.

A cosa fare attenzione per evitare i controlli

Ci sono degli elementi che fanno scattare più facilmente un controllo. I campanelli d’allarme per il Fisco sono i ricavi dichiarati troppo bassi rispetto alla struttura dell’attività, per esempio. Proprio per questo finiscono sotto maggiore controllo le medie imprese, per le quali è previsto l’incremento della pressione ispettiva del 20% nel 2026 e fino al 50% entro il 2028. Queste hanno più probabilità di avere costi elevati, personale, magazzino e investimenti, ma dichiarazioni di incassobasso. Attenzione anche all’utilizzo anomalo di crediti d’imposta o di crediti Iva.

Diversa invece la situazione di chi ha aderito al concordato preventivo. Lo strumento consentiva alle imprese e ai professionisti di dichiarare in anticipo al Fisco quale sarebbe stato il livello di tassazione dei successivi due anni. La mancata adesione o la decadenza dell’accordo incide sul profilo di rischio del contribuente e aumenta la probabilità di rientrare nel perimetro dei controlli.