Si può ottenere l’Assegno unico anche senza la residenza. Si tratta di una vera e propria svolta nella procedura di chi può fare domanda, perché allarga la platea dei beneficiari del sostegno alla famiglia. Il cambiamento nasce dalla risposta alla procedura di infrazione avviata dall’Unione Europea contro il governo italiano, che a distanza di due anni apre a cittadini e cittadine europee con famiglia in Italia, eliminando il requisito dei due anni di residenza nel Paese.
La novità è presente nell’emendamento al testo del decreto PNRR, approvato in Commissione Bilancio alla Camera. Nella pratica, cosa cambierà? Vediamo chi può fare la domanda anche senza il requisito della residenza.
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Assegno unico senza residenza: cosa cambia
L’Inps potrà fornire l’Assegno unico anche alle famiglie con figli a carico senza il requisito della residenza minima. Il Governo, tramite un emendamento presentato al testo di conversione in legge del decreto Pnrr, già approvato in Commissione Bilancio alla Camera, anticipa la sentenza della Corte di Giustizia Europea.
Il requisito dei due anni di residenza in Italia, necessario per ottenere l’assegno unico, aveva portato all’apertura della procedura di infrazione nel 2024. Con l’emendamento si elimina l’obbligo di residenza da almeno due anni e si allarga la platea.
La decisione risponde così alla procedura di infrazione contro l’Italia da parte della Commissione Europea, che aveva ritenuto il requisito di residenza discriminatorio nei confronti dei cittadini e delle cittadine degli altri Paesi europei.
Nonostante la contrarietà di esponenti del Governo, come la stessa premier Giorgia Meloni, per evitare la condanna da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è arrivati all’emendamento.
Chi può richiedere l’assegno unico?
Con questa novità si va ad ampliare la platea di chi può richiedere l’assegno unico. L’emendamento infatti elimina il requisito dei due anni di residenza in Italia e apre a una platea composta da tutti i cittadini e le cittadine dei Paesi Ue con figli che risiedono in Italia.
Non sarà più necessario il possesso del diritto di soggiorno o di soggiorno permanente: basterà la cittadinanza. Ottiene così il requisito per l’assegno unico anche chi arriva in Italia per lavorare come dipendente o autonomo, risulta iscritto a una gestione previdenziale e versa i contributi obbligatori.
Attenzione: non cambiano le regole per chi proviene da Paesi extra-Ue. In quel caso permane la necessità di un titolo di soggiorno qualificato, come il permesso di lungo periodo.
Importo assegno: calcolo del beneficio e arretrati
Un’altra novità fa riferimento all’importo dell’Assegno unico. Il calcolo del beneficio infatti si baserà non sull’intero anno, ma verrà riconosciuto soltanto per i mesi in cui si è residenti, domiciliati o si lavora nel Paese.
Al momento non è previsto il rimborso degli arretrati per chi è rimasto escluso fino a questo momento. Proprio l’emendamento potrebbe essere stato inserito nel decreto per evitare che, di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, si arrivasse proprio alla richiesta di rimborso degli arretrati.