Allarme Italia, perché 1 adolescente su 2 non capisce ciò che legge

I dati preoccupanti in occasione dell'evento "Impossibile 2022" di Save The Children, negli stessi giorni in cui va in scena il Salone del Libro a Torino

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

In Italia, 1 adolescente su 2 non capisce ciò che legge. Il dato allarmante, su cui non solo una riflessione ma una radicale rivoluzione culturale, sociale e – prima ancora – scolastica è ora più che mai imprescindibile e urgente, arriva da Save The Children in occasione del suo evento a Roma “Impossibile 2022“, una quattro giorni di riflessioni e proposte sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza.

I dati allarmanti sulla povertà in Italia tra bambini e ragazzi

“La dispersione scolastica implicita, cioè l’incapacità di un ragazzo di 15 anni di comprendere il significato di un testo scritto, è al 51%”. Il dato riflette quello che l’associazione definisce “il tracollo” sugli apprendimenti conseguente alla pandemia, ma anche 876 mila bambini della scuola dell’infanzia hanno sofferto della discontinuità e frammentazione nei primi passi del loro percorso educativo.

Un disastro non solo per il sistema di istruzione e per lo sviluppo economico del nostro Paese, ma per la stessa tenuta democratica. La povertà assoluta colpisce oggi il 14,2% della popolazione sotto i 17 anni, rispetto al 9,1% tra i 35 e i 64 anni, e al 5,3% tra i 65enni e oltre, ed è una delle forbici più pericolosamente ampie tra i Paesi Ue.

1,384mila bambini si trovano, oggi, 2022, Italia, in povertà assoluta: è il dato più alto degli ultimi 15 anni. Non solo: un bambino in Italia oggi ha il doppio delle probabilità di vivere in povertà assoluta rispetto ad un adulto, e il triplo rispetto a chi ha più di 65 anni.

Chi sono i “poveri” e dove sono

I più colpiti sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al Sud e quelle con background migratorio. A spiegarlo è Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia, per cui in Italia esiste “una crudele ingiustizia generazionale”, perché la crisi ha colpito proprio e soprattutto i bambini. Più di 2 milioni di giovani, ovvero 1 giovane su 5 fra i 15 e i 29 anni, è fuori da ogni percorso di scuola, formazione e lavoro.

In ben 6 regioni il numero dei ragazzi e delle ragazze Neet – cioè che non studiano né si formano né lavorano – ha già superato il numero dei ragazzi, della stessa fascia di età, inseriti nel mondo del lavoro. In Sicilia, Campania, Calabria per 2 giovani occupati ce ne sono altri 3 che sono fuori dal lavoro, dalla formazione e dallo studio.

Dati che – e qui arriva l’incomprensibile paradosso dei nostri tempi – “fanno a pugni con la richiesta del mondo produttivo“, spiega Tesauro, che invece avrebbe bisogno di risorse.

Quale effetto ha avuto la pandemia sui giovani

Nel 2019, circa 18 milioni di minori nell’Unione europea – il 22,2% del totale della popolazione minorenne – viveva in nuclei familiari a rischio di povertà o esclusione sociale.

Nonostante un crescente impegno, negli ultimi anni, per contrastare il ciclo intergenerazionale della povertà a partire dai bambini, la crisi innescata dalla pandemia ha avuto effetti devastanti sui tassi di povertà, “troppo elevati rispetto ai target della Strategia Europa 2020”, spiega l’UNICEF, che prevedeva entro quest’anno l’uscita dalla sfera della povertà di 20 milioni di cittadini europei rispetto ai livelli del 2015.

Secondo i dati recentemente diffusi dall’Istat nel 2020, nell’anno della pandemia la povertà assoluta in Italia ha raggiunto i valori più alti dal 2005, toccando 1,3 milioni di bambini e 767mila famiglie con minori. Per questo motivo, già nel 2015, il Parlamento europeo ha sollecitato l’adozione di un’iniziativa europea che assicuri a ogni bambino a rischio di povertà o esclusione sociale in Europa di poter usufruire di servizi essenziali.

Cosa serve fare subito

Da qui tante le idee concrete presentate all’evento di Save The Children per provare ad invertire la rotta: raddoppio dell’investimento sul piano nazionale della cosiddetta Child Guarantee, il Sistema europeo di garanzia per i bambini vulnerabili volta a rompere il ciclo della povertà e promuovere pari opportunità garantendo l’accesso a una serie di servizi chiave, garantire la mensa scolastica gratuita nella primaria ai bambini in condizioni di disagio economico.

E ancora, formazione di 30mila nuovi educatori per i nuovi asili nido e poli 0-6, incentivi economici e formazione per dirigenti e docenti impegnati nei territori con maggiore povertà educativa e piani di rigenerazione degli stessi territori con standard educativi di qualità, dimezzamento del numero dei Neet tra i 15 e i 19 anni e raggiungimento della media europea, con misure straordinarie per reinserire nel mondo della formazione e del lavoro almeno 1 milione di giovani entro il 2026.

Ma i lettori più forti sono proprio i giovani…

Tuttavia, un dato che può, e deve, farci sperare è che un effetto positivo in qualche modo la pandemia l’ha avuto, e proprio sulle abitudini di lettura degli adolescenti italiani: il 51% dei ragazzi e delle ragazze tra gli 11 e i 18 anni legge di più (ricordiamo che esistono anche degli aiuti, come il bonus 500 euro che può essere speso anche per l’acquisto di libri, corsi o eventi culturali).

Da un’indagine condotta dalla piattaforma di apprendimento online GoStudent, in occasione della Giornata Mondiale del Libro lo scorso 23 aprile, in cui sono state esaminate le abitudini di lettura dei più giovani, è emerso che i genitori degli adolescenti italiani (43% degli intervistati legge almeno una volta alla settimana) leggono di più rispetto a quelli del resto d’Europa. E i figli di genitori che leggono assiduamente hanno letto 3 libri in più a testa durante il 2021 rispetto alla media di tutti i bambini e ragazzi coinvolti nel sondaggio.

I dati Istat dicono che già nel 2019, decisamente a sorpresa, la quota più alta di lettori in Italia continua a essere quella dei giovani: 54,1% nel 2019 tra i 15 e i 17 anni, e 56,6% tra gli 11 e i 14 anni.

Tra uomini e donne continua a persistere un divario rilevante. Nel 2019 la percentuale delle lettrici è del 44,3% e quella dei lettori è al 35,5%. Il divario si manifesta dal 1988, anno in cui risultavano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini. Nel 2019 si osserva tuttavia una diminuzione significativa di 1,8 punti percentuali tra le donne.

In assoluto, dicevamo, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni: oltre il 60% ha letto almeno 1 libro nell’anno. La quota di lettrici scende sotto il 45% dopo i 55 anni, mentre per i maschi è sempre inferiore al 50% a partire dai 20 anni.

Il livello di istruzione si conferma elemento determinante: legge libri il 71,9 dei laureati (75,0% nel 2015), 46,1% dei diplomati e solo il 25,9% di chi possiede al più la licenza elementare. Inoltre, l’abitudine alla lettura continua ad essere più diffusa nelle regioni del Nord.

Il Salone del Libro, per rimettere al centro la cultura

E proprio in questi giorni i libri tornano protagonisti. Al Salone del Libro di Torino, 34esima edizione, vanno in scena incontri, dibattiti e appuntamenti che spingono verso un orizzonte fatto di sentieri inesplorati, e che rimettono al centro la cultura e la necessità di leggere e capire.

Da sempre laboratorio di riflessione e approfondimento, il Salone ha voluto prevedere, in un momento storico complesso come questo segnato dalla guerra in Ucraina, da una violenza e una conflittualità che si credevano superate in Europa, una vera e propria Casa della Pace: uno spazio fisico dedicato al dialogo e all’incontro sull’emergenza in Ucraina.

Negli spazi del Lingotto, dove si svolge, trova spazio un’area meravigliosa dedicata a ragazzi e bambini: si chiama Bookstore e da 15 anni rappresenta una meravigliosa espressione di un’altra Italia, su cui serve puntare.