Il taglio alle accise sui carburanti è ufficialmente operativo, in base a quanto approvato nel Cdm serale del 18 marzo, ma gli effetti reali sui prezzi alla pompa iniziano a vedersi solo da oggi, e non in tutta Italia.
Subito dopo la pubblicazione del decreto carburanti, benzina e gasolio hanno continuato a correre alimentando polemiche e facendo scattare i controlli. Secondo i dati del monitoraggio del ministero delle Imprese, il diesel ha raggiunto i 2,125 euro al litro, mentre la benzina si è attestata a 1,89 euro al litro, entrambi in aumento rispetto al giorno precedente.
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Benzina, prezzi in calo ma con ritardo
Da più parti sono arrivate segnalazioni di distributori che non avevano ancora adeguato i prezzi. “Mi stanno arrivando segnalazioni da tutta Italia di gente che, diciamo, è un po’ in ritardo”, ha detto il vicepremier Matteo Salvini, accusando non i “benzinai che sono l’ultimo anello e hanno un margine di 2-3 centesimi al litro” ma “qualche compagnia che nell’abbassare i prezzi non è tanto rapida quanto lo è nell’alzarli”.
Mister Prezzi, il Garante per la sorveglianza dei prezzi, su indicazione del ministro delle Imprese Urso e del titolare dell’Economia Giorgetti, ha inviato alla Guardia di Finanza la lista dei distributori che non hanno ancora adeguato i prezzi “con l’indicazione delle potenziali e più significative anomalie rilevate”.
Benzina, quanto si risparmia davvero
Con l’entrata a regime del decreto carburanti, lo sconto previsto è il seguente:
- taglio accise – 20 centesimi al litro
- effetto Iva – 4,4 centesimi;
- riduzione totale – 24,4 centesimi al litro.
In termini percentuali:
- risparmio sulla benzina – 13,4%;
- risparmio sul gasolio -12%.
Questo dovrebbe portare il prezzo della benzina intorno a 1,65 euro al litro e il diesel poco sotto 1,9 euro.
Perché i prezzi non scendono subito
Il fenomeno dei ritardi nel calo dei prezzi non è nuovo e nel gergo degli economisti è noto come “effetto missile e piuma”. In sintesi: i prezzi salgono rapidamente (come un missile) quando aumenta il petrolio, ma scendono lentamente (come una piuma) quando i costi diminuiscono.
Le ragioni sono diverse:
- i distributori vendono carburante acquistato a prezzi più alti;
- il prezzo finale include accise, Iva, logistica e costi operativi;
- gli operatori tendono a non anticipare ribassi senza un adeguamento diffuso del mercato.
Non si tratta automaticamente di speculazione illegale, ma di dinamiche di mercato. Il problema della speculazione emerge solo, eventualmente, in presenza di accordi anticoncorrenziali o di volontà di tenere comunque i prezzi alti a oltranza: fatti che devono essere dimostrati.
Carburanti, cosa succede dopo
Il taglio alle accise durerà 20 giorni, con scadenza fissata al 7 aprile. Il provvedimento vale complessivamente oltre 500 milioni di euro, includendo:
- 417,4 milioni per il taglio carburanti;
- 100 milioni per il credito d’imposta all’autotrasporto;
- 17,4 milioni per il settore pesca.
Alla scadenza del 20esimo giorno, il problema si porrà inevitabilmente di nuovo. La speranza del Governo Meloni è che nel frattempo la situazione in Medio Oriente vada normalizzandosi o, quanto meno, che vada alleggerendosi ridando ossigeno alla filiera del petrolio.
Va specificato che il petrolio ai massimi non si traduce solo in un maggior corso per gli automobilisti. A rimetterci è tutta l’economia, con le industrie che vedono aumentare costi e assottigliarsi i ricavi, con il sistema bancario che risponde alla sofferenza delle imprese andando in sofferenza a sua volta e con il prezzo delle merci che, per i più alti costi di produzione e trasporto, inevitabilmente si alza.