In Italia oltre 5,4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta, pari al 9,3% della popolazione residente. Il dato, riferito al 2025, rimane sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma evidenzia un peggioramento nel lungo periodo. Secondo il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes) 2026 dell’Istat, nel 2014 la povertà assoluta interessava il 6,9% dei residenti. Nell’arco di undici anni l’incidenza è quindi aumentata di 2,4 punti percentuali.
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Povertà assoluta in Italia, 5,4 milioni di persone nel 2025
I dati Istat mostrano che nel 2025 l’8% delle famiglie residenti si trova in povertà assoluta, una quota stabile rispetto al 2024. Considerando le singole persone, il fenomeno interessa il 9,3% della popolazione, per un totale superiore a 5,4 milioni di individui.
La povertà assoluta viene misurata sulla base della capacità di una famiglia di sostenere le spese necessarie per acquistare beni e servizi essenziali e mantenere condizioni di vita considerate adeguate.
Il confronto storico evidenzia un aumento significativo. Nel 2014 la povertà assoluta colpiva il 6,9% della popolazione, contro il 9,3% del 2025. Secondo l’Istat, nel periodo considerato il fenomeno ha registrato una diminuzione soltanto nel 2019, mentre gli aumenti più rilevanti si sono verificati nel 2020 e nel 2022.
Nel primo caso hanno inciso le conseguenze della pandemia, mentre nel secondo l’accelerazione dell’inflazione ha pesato soprattutto sulle famiglie con minori disponibilità economiche.
Povertà assoluta più alta al Sud, il confronto con Nord e Centro
Le condizioni economiche cambiano sensibilmente tra le diverse aree del Paese. Nel 2025 il Mezzogiorno presenta l’incidenza più elevata di povertà assoluta, pari all’11,5%, sebbene il dato sia diminuito rispetto al 12,5% registrato nel 2024.
Al Nord la percentuale si attesta all’8,5%, in lieve calo rispetto all’8,8% dell’anno precedente. La situazione più favorevole si osserva nel Centro, dove la quota di persone in povertà assoluta è del 7,4%, contro il 7,6% del 2024.
Un altro indicatore utilizzato dall’Istat è il rischio di povertà, che misura la quota di persone con un reddito disponibile equivalente inferiore al 60% del valore mediano nazionale.
Questo parametro è diverso dalla povertà assoluta, perché considera il reddito familiare rispetto alla distribuzione dei redditi della popolazione. Nel 2025 il rischio di povertà interessa il 32,1% dei residenti nel Mezzogiorno, una percentuale più di tre volte superiore al 10,4% registrato al Nord.
Nel Centro il valore è del 15,1%, mentre la media nazionale si attesta al 18,6%, sostanzialmente stabile rispetto al 18,9% del 2024. Le differenze sono particolarmente evidenti anche a livello regionale.
In Sicilia il rischio di povertà raggiunge il 38,4%, in Campania il 35,6% e in Calabria il 32,8%. Le tre regioni superano quindi il 30% e presentano valori nettamente superiori alla media italiana.
Rischio di povertà, Italia al 21° posto nell’Ue
Il confronto internazionale mostra una situazione italiana meno favorevole rispetto alla media europea. Secondo i dati Eurostat riportati nel Bes 2026, il 22,6% della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro una media del 20,9% nell’Unione europea. L’Italia occupa il 21° posto tra i 27 Stati membri, considerando l’ordinamento dal valore più basso a quello più elevato dell’indicatore.
Il parametro europeo comprende tre dimensioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale e sociale e bassa intensità lavorativa delle famiglie. Nel confronto con gli altri Paesi, l’Italia presenta una percentuale superiore a quelle di Germania e Francia, entrambe vicine alla media europea, ma inferiore alla Spagna, dove il valore raggiunge il 25,7%. La Repubblica Ceca registra il dato più basso, pari all’11,5%, mentre la Bulgaria presenta quello più elevato, con il 29%.