Oro ancora in calo con la guerra, cos’è l’effetto “polizza assicurativa”

L'Oro, bene rifugio per eccellenza, sta calando in un momento di crisi come quello determinato dalla guerra in Iran, perché chi lo aveva comprato in vista di una crisi ha bisogno di denaro

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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Dall’inizio della guerra in Iran l’oro ha perso il 16% del proprio valore, passando dai picchi di gennaio di 5.500 dollari l’oncia a meno di 4.500 dollari l’oncia a fine marzo. Un comportamento apparentemente controintuitivo per il bene che dovrebbe essere il rifugio di liquidità per eccellenza nei momenti di instabilità.

Il meccanismo, spiegano gli esperti, è però perfettamente coerente. L’oro non si compra in un momento di crisi, ma in previsione di una difficoltà, per difendere la liquidità e averla comunque a disposizione. La guerra in Iran ha obbligato diverse istituzioni, statali e finanziarie, a vendere le proprie riserve auree per far fronte alle spese impreviste che il conflitto comporta.

Perché l’oro ha perso il 16% del suo valore dall’inizio della guerra

L’oro è un bene rifugio soprattutto per le banche centrali e le istituzioni finanziarie, come banche e fondi di investimento. Queste entità lo acquistano quando temono che il denaro liquido possa improvvisamente perdere di valore, a causa dell’inflazione o di una diminuzione dei tassi di interesse.

Quando la crisi arriva effettivamente, molte istituzioni si trovano costrette a spendere liquidità per far fronte agli imprevisti. Perdite di profitto, aumenti dei costi, crescita dell’inflazione. Ogni ragione che porta banche, fondi, aziende e Stati a spendere denaro può essere la causa di una vendita di oro massiccia.

In questo contesto, ha spiegato all’Ansa John Reade, market strategist del World Gold Council, l’oro funziona come una polizza assicurativa. Si paga il premio quando lo si acquista e, nel momento di crisi, fornisce le risorse necessarie per affrontare le spese impreviste.

Chi ha bisogno di vendere oro e perché

La guerra in Iran ha spinto diverse istituzioni, statali e finanziarie, a vendere massicce quantità di oro. Un esempio sono gli Stati arabi del Golfo Persico. Colpiti dalla ritorsione di Teheran, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Bahrein e Kuwait stanno cercando di sostenere la propria economia in crisi anche attraverso la vendita di oro.

Ci sono poi in fondi di investimento come gli Etf, quotati in Borsa. Il calo del valore delle azioni porta queste entità a dover trovare risorse per pagare agli investitori i rendimenti promessi anche quando non riescono a battere il mercato. Per questa ragione molti Etf mantengono importanti scorte di oro, circa 450 miliardi di dollari in valore.

Quotazioni dell'oro
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Quotazioni dell’oro

Ci sono poi le banche centrali. Alcune hanno bisogno di vendere le proprie riserve auree per necessità, come quella turca per stabilizzare la lira in crisi o quella polacca, per sostenere le spese dello Stato nel settore della difesa. Altre lo fanno per opportunismo, come quella francese, che ha realizzato un’importante plusvalenza da 12,8 miliardi di euro cedendo 129 tonnellate di lingotti conservati negli Usa per comprarne altrettanti in Francia.

L’oro ricomincerà a crescere di prezzo?

Visto il modo in cui si comporta sui mercati finanziari, l’oro può anche essere utilizzato per capire quale sia lo stato della crisi a cui sta reagendo. Nel casso del conflitto in Medio Oriente:

  • un aumento del prezzo dell’oro significherebbe che i mercati credono che la crisi sia superata;
  • un abbassamento del prezzo dell’oro segnala che le vendite continuano e che la crisi sta peggiorando;
  • la stabilità del prezzo dell’oro significa che la crisi è in un momento di stallo.

 

 

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