Stretta sulla parola “artigianale”, multe pesantissime dal 7 aprile: chi rischia

Con l’entrata in vigore della nuova legge sulle Pmi, il termine “artigianale” sarà riservato esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Il 7 aprile 2026 segna una svolta nel sistema produttivo italiano: da questa data i termini “artigianato” e “artigianale” potranno essere utilizzati esclusivamente da imprese iscritte all’Albo degli artigiani. Chi utilizzerà tali definizioni a sproposito verrà duramente sanzionato.

La misura, introdotta con la nuova Legge annuale sulle Pmi e fortemente sostenuta da Confartigianato, mette fine a una zona grigia durata decenni in cui il richiamo all’artigianalità dei prodotti veniva talvolta utilizzato come specchietto per le allodole.

Cosa prevede la nuova legge sull’artigianato

La normativa sull’artigianato è stringente: il termine “artigianale” con tutte le sue declinazioni potrà essere usato solo da imprese artigiane riconosciute.

E il divieto riguarda insegne, marchi, pubblicità e comunicazione commerciale. Saranno sanzionati anche soggetti che producono beni materialmente in maniera artigianale ma che non risultano iscritti all’Albo.

Chi viola le nuove disposizioni rischia sanzioni estremamente pesanti: fino all’1% del fatturato, con una soglia minima di 25.000 euro per ogni infrazione.

Fine delle ambiguità sul mercato dell’artigianato

Per anni, l’assenza di regole precise ha generato una distorsione competitiva significativa. Prodotti definiti “artigianali” senza esserlo hanno alterato il mercato, penalizzando le imprese autentiche.

Con la nuova legge solo chi possiede la qualifica artigiana può utilizzare questa denominazione.

Questo il commento del Presidente di Confartigianato, Marco Granelli:

Fine della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza dell’artigianato made in Italy. Questa norma riconosce finalmente il valore autentico dei prodotti artigiani e tutela i consumatori che dal 7 aprile avranno la certezza legale che ciò che acquistano come “artigiano” sia effettivamente frutto del lavoro, dell’ingegno e della passione dei nostri imprenditori.

Anche Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) ha definito il provvedimento una “rivoluzione normativa”, sottolineando come venga finalmente riconosciuto il valore del lavoro manuale qualificato.

I settori più coinvolti

L’impatto sarà trasversale e riguarderà comparti chiave dell’economia italiana:

  • agroalimentare (gelaterie, panifici, ristorazione);
  • moda e tessile;
  • arredamento e design;
  • artigianato artistico e tradizionale.

Un esempio concreto: un bar che promuove gelato “artigianale” ma non è iscritto all’Albo non potrà più utilizzare questa definizione, anche se produce internamente.

Stretta contro la concorrenza sleale

La ratio della norma è duplice: tutelare i consumatori da comunicazioni ingannevoli e garantire condizioni di concorrenza più eque.

La legge non si limita a introdurre divieti. Prevede anche una delega al Governo per riformare integralmente la normativa sull’artigianato entro il 7 gennaio 2027.

Tra i punti sul tavolo:

  • aggiornamento dei limiti dimensionali delle imprese;
  • riconoscimento di nuovi mestieri;
  • semplificazione burocratica;
  • maggiore uniformità normativa tra regioni.

Cosa cambia per i consumatori

Per i cittadini dal 7 aprile acquistare un prodotto “artigianale” significherà avere una garanzia legale sulla sua origine.

Lo stato dell’artigianato in Italia

Nonostante un decennio difficile che ha visto la chiusura di circa 128.000 aziende, l’artigianato italiano ha chiuso il 2025 all’insegna della resistenza. Con 1,23 milioni di imprese attive il settore mostra una stabilità che incoraggia, segnata da un saldo positivo tra aperture e chiusure di 187 unità.

Da un lato cala la mortalità aziendale rispetto al passato, ma dall’altro lato ci sono fondate preoccupazioni per il ricambio generazionale.

A livello territoriale, il Nord-Est e il Mezzogiorno trainano la crescita, mentre il Centro registra una leggera flessione.