Guerra in Iran come il Covid, la peggiore crisi energetica: allarme della Banca Mondiale

Il nuovo gruppo di coordinamento internazionale valuta l'impatto del conflitto su inflazione e recessione, con rischi per i beni di prima necessità

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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La guerra contro l’Iran ha scatenato una delle più gravi carenze di approvvigionamento nella storia del mercato energetico globale. A dichiararlo sono i capi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, del Fondo Monetario Internazionale e del gruppo della Banca Mondiale. Le tre istituzioni hanno formato un gruppo di coordinamento per massimizzare la risposta delle loro istituzioni all’impatto energetico ed economico della guerra in Medio Oriente.

La conseguenza è la volatilità dei mercati, ma anche l’indebolimento delle valute nelle economie emergenti e la preoccupazione sulle aspettative di inflazione, che fanno presagire un inasprimento delle politiche monetarie e una crescita più debole. Questo vale soprattutto per i Paesi più esposti alle ripercussioni a valle della guerra e per quelli che si trovano ad affrontare uno spazio politico più limitato e livelli di debito più elevati. L’Italia non cade in piedi. Secondo il report elaborato dall’area studi di Legacoop e Ipsos, è diffuso il pessimismo e per 6 italiani su 10 con la guerra ci sarà la recessione.

Sconvolgimento dei prezzi: una delle più gravi crisi globali

Le parole utilizzate dal gruppo di coordinamento dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, del Fondo Monetario Internazionale e del gruppo della Banca Mondiale sono cariche di preoccupazione. Le tre istituzioni hanno dichiarato di aver formato un gruppo di coordinamento per trovare una risposta all’impatto energetico ed economico della guerra in Medio Oriente.

Un’azione resa necessaria perché ci troviamo di fronte a una delle maggiori carenze di approvvigionamento nella storia del mercato energetico globale. In una dichiarazione congiunta hanno spiegato che:

La guerra in Medio Oriente ha causato gravi sconvolgimenti nella vita e nei mezzi di sussistenza della regione e ha innescato una delle più grandi carenze di approvvigionamento nella storia del mercato energetico globale.

L’impatto della crisi è considerato sostanziale, globale e altamente asimmetrico. Questo perché colpisce in modo sproporzionato i Paesi importatori di energia, come l’Italia (ha ragione Pedro Sanchez a questo proposito) e in particolare quelli a basso reddito.

Le catene di approvvigionamento a rischio

La prova di questo impatto sta nei prezzi più elevati di diversi prodotti. Sotto gli occhi di tutti l’aumento del petrolio e del gas.

C’è stato un vero e proprio blocco nelle catene di approvvigionamento globali di:

  • elio;
  • fosfati;
  • alluminio.

Poi ci sono gli impatti indiretti, come l’aumento del costo dei fertilizzanti o dei farmaci. La guerra, infatti, sta colpendo la sanità mondiale su diversi fronti. Si parla di rischio di carenza di farmaci, anche di salvavita.

Il piano di Aie, Fmi e Banca Mondiale

Al momento non c’è un vero e proprio piano per la gestione della crisi. Le tre istituzioni mondiali si propongono di coordinare un meccanismo di risposta che può includere una consulenza politica mirata, una valutazione del potenziale fabbisogno finanziario e la relativa erogazione di sostegno finanziario, anche attraverso finanziamenti agevolati e strumenti di mitigazione del rischio.

Nella nota condivisa si legge come:

Per garantire una risposta coordinata, abbiamo concordato congiuntamente di formare un gruppo che si occupa di valutare la gravità degli impatti a livello di Paesi e regioni attraverso la condivisione coordinata di dati sui mercati e sui prezzi di energia, sui flussi commerciali, sulle pressioni fiscali e sulla bilancia dei pagamenti, sull’andamento dell’inflazione, sulle restrizioni all’esportazione di materie prime chiave e sull’interruzione delle catene di approvvigionamento.

Lo scenario peggiore: effetto Covid

Il Forum Economico Mondiale ha invece interpellato quattro economisti di punta, come il capo economista di Trafigura Saad Rahim, secondo il quale:

Se proseguono gli attuali livelli di sconvolgimento, siamo davanti a qualcosa che non credo si sia mai visto prima.

Il clima è quello di un impatto economico “senza precedenti”, soprattutto se si guarda nel lungo periodo. Le analisi degli esperti suggeriscono la possibilità di uno shock economico ai livelli del Covid nell’eventualità di una guerra prolungata.

Questa preoccupazione la sentono anche gli italiani sulla loro pelle. Emerge dal report FragilItalia “Guerra e pace”, elaborato dall’area studi Legacoop e Ipsos, un quadro di generale pessimismo di fronte a questo scenario.

Lo “scenario peggiore”, appunto. E più di 3 italiani su 4 ritengono che la situazione nei prossimi mesi peggiorerà e il pessimismo raggiunge livelli ancora più elevati tra le fasce sociali più fragili, tra le donne, i non occupati e gli over 64. Una preoccupazione condivisa dal Mef, che prevede un impatto negativo sulla crescita.