L’agenzia Standard & Poor’s ha confermato il rating dell’Italia a BBB+ ed ha alzato la valutazione dell’outlook da stabile a positivo.
Non è solo un tecnicismo: significa che, se il trend di risanamento continuerà, il ritorno al rating A (perso nel lontano 2012) è ormai all’orizzonte.
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Rating Italia, cosa cambia concretamente
A sostenere questo ottimismo ci sono i numeri dell’Istat: il Pil 2025 è cresciuto dello 0,7%, superando lo 0,5% previsto dal Governo, con un quarto trimestre che ha viaggiato allo stesso ritmo della Germania (+0,3%).
Con uno spread crollato a 61 punti base (la metà rispetto a un anno fa) e una disoccupazione ai minimi storici (5,6%), l’Italia si presenta sui mercati con una veste di maggiore solidità.
Va tutto alla grande, allora? Non proprio: resta irrisolto il nodo della crescita strutturale che rimane relativamente contenuta e rimane il macigno dei salari di fatto fermi da trent’anni, se paragonati al reale costo della vita.
Ma la promozione dell’outlook a positivo e la crescita comunque superiore alle attese innescano tre cambiamenti fondamentali per il sistema Paese.
Il primo è la probabile uscita dalla procedura di infrazione: la crescita del Pil dello 0,7% rende più vicino l’obiettivo di portare il deficit sotto il 3%. Se i dati verranno confermati a marzo, l’Italia potrebbe uscire dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi già in primavera, recuperando piena sovranità sulle proprie scelte di bilancio.
Il secondo cambiamento riguarda una minore spesa per gli interessi: uno spread a 61 punti significa che lo Stato spende molto meno per remunerare chi compra i Btp. Questi miliardi risparmiati possono essere dirottati su sanità, taglio delle tasse o investimenti infrastrutturali.
La terza opportunità riguarda il calo del costo del credito per imprese e famiglie: quando il rating dello Stato migliora, migliora a cascata anche la percezione di affidabilità delle banche italiane. Questo si traduce solitamente in tassi leggermente più favorevoli per mutui e prestiti alle imprese, favorendo i consumi e gli investimenti privati.
È il momento di investire o di mettere al sicuro il denaro?
In questo scenario di normalizzazione della credibilità italiana, le strategie per chi ha liquidità cambiano.
Con lo spread ai minimi e l’outlook positivo, i prezzi dei Btp già in circolazione tendono a salire e i rendimenti a scendere. Conviene investire? Sì, ma con una prospettiva diversa. Non si compra più “il rischio Italia” per avere cedole altissime, ma si compra un titolo di Stato che sta diventando sempre più sicuro. Chi acquista ora blocca rendimenti che tra un anno, se arriverà il rating A, potrebbero essere molto più bassi. I Btp, in sostanza, restano uno strumento valido per il risparmiatore prudente, ma non sono più l’occasione irripetibile di qualche tempo fa. Chi li acquista oggi lo fa più per difendere il capitale che per inseguire rendimenti più elevati. È il momento di guardare alle scadenze medio-lunghe (10-15 anni) per assicurarsi un rendimento fisso prima che il mercato sconti totalmente la promozione dell’Italia.
Le banche seguono l’andamento dei tassi di mercato. Se l’Italia è più credibile e lo spread scende, le banche hanno meno necessità di attirare capitali offrendo tassi altissimi sui conti deposito. Conviene pensarci? Un conto deposito è ancora un buon approdo per la liquidità che serve nel breve termine (12-24 mesi), ma i tassi stellari visti negli scorsi anni inizieranno a sgonfiarsi. Chi trova offerte sopra il 3,5%-4% potrebbe valutare di vincolare ora.
Che succede alle azioni in Borsa
Il miglioramento dell’outlook di S&P è benzina per il settore bancario e industriale, come detto. Un’Italia più solida attrae capitali stranieri che prima erano frenati dal rischio Paese. Conviene investire in Borsa? Per chi ha un profilo di rischio più alto, l’azionario italiano diventa un po’ più interessante. La stabilità politica e fiscale citata dagli analisti riduce i rischi di scossoni improvvisi sui titoli azionari.