Petrolio, Rubio a Jamnagar: perché la raffineria di Ambani riguarda l’Italia

A settembre tre carichi monitorati da CREA sono arrivati in Italia; sei dei sette segnalati nell’Ue partivano da Jamnagar. L’origine russa va verificata.

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Donatella Maisto

Giornalista esperta in digital trasformation

Dopo vent’anni di esperienza in ambito legale e nelle risorse umane, si dedica all’informazione, alla ricerca e allo sviluppo. Scrive di economia e finanza, con particolare attenzione all’impatto delle tecnologie su imprese e risparmiatori

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Un viaggio diplomatico, una raffineria indiana e alcune navi cariche di carburanti dirette in Europa. A prima vista sembrano storie separate. In realtà si incontrano a Jamnagar, nel Gujarat, dove si trova il grande polo di Reliance Industries, la società guidata da Mukesh Ambani.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio è in viaggio tra Uzbekistan e India dal 17 al 22 ottobre. Secondo il Dipartimento di Stato, a Mumbai e Jamnagar parlerà anche di cooperazione energetica e incontrerà esponenti del mondo imprenditoriale, tra cui Ambani. La tappa assume un significato particolare mentre Stati Uniti ed Europa cercano di tenere sotto controllo le rotte del petrolio e gli effetti delle sanzioni alla Russia.

A riportare l’attenzione sulla raffineria è anche un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), pubblicata il 18 ottobre. Il rapporto segue i carichi di prodotti petroliferi partiti da raffinerie che lavorano anche greggio russo e arrivati nei porti dell’Unione europea.

Per l’Italia il dato merita attenzione, ma va letto con precisione: i carichi arrivati in un porto italiano non sono automaticamente carburante prodotto con petrolio russo e non equivalgono a una violazione delle sanzioni.

Che cosa c’entra l’Italia con la raffineria di Jamnagar

Secondo CREA, a settembre sette carichi di prodotti petroliferi provenienti da raffinerie che trattano greggio russo sono stati scaricati nei porti dell’Ue e classificati dall’organizzazione come ad alto rischio sulla base delle indicazioni europee. Sei erano partiti da Jamnagar e uno dalla raffineria turca di Tüpraş Izmit. L’Italia ha ricevuto tre dei sette carichi, risultando il principale Paese di destinazione nel gruppo monitorato.

Incrociando questi due dati, si può dedurre che almeno due dei tre carichi arrivati in Italia provenissero da Jamnagar: dei sette totali, soltanto uno risultava partito dalla raffineria turca. Il rapporto, tuttavia, non associa in modo esplicito ogni singola nave al relativo porto di arrivo e, soprattutto, la provenienza da una raffineria che lavora anche greggio russo non dimostra che uno specifico carico sia stato ottenuto da quel greggio.

Dato CREA riferito a settembre 2026 Che cosa indica
7 carichi Prodotti petroliferi scaricati nei porti Ue da raffinerie considerate ad alto rischio
6 carichi Partiti dalla raffineria di Jamnagar
1 carico Partito dalla raffineria turca di Tüpraş Izmit
3 carichi Scaricati in Italia, primo Paese di destinazione nel gruppo
Almeno 2 carichi italiani Inferenza dall’incrocio dei dati: sei dei sette provenivano da Jamnagar

Il CREA rileva anche che, tra luglio e settembre, il 32% degli acquisti di greggio della raffineria di Jamnagar proveniva dalla Russia. È un dato riferito alle forniture complessive di greggio dello stabilimento, non alla composizione di ogni singolo prodotto esportato. Non significa, dunque, che il 32% del carburante arrivato in Europa o in Italia sia necessariamente stato raffinato con petrolio russo.

Che cosa vietano le sanzioni europee sul petrolio russo

Dal 21 gennaio 2026 l’Unione europea vieta l’importazione di determinati prodotti petroliferi raffinati in Paesi terzi quando sono ottenuti da greggio russo. La norma non equivale a un divieto generalizzato di acquistare prodotti da qualsiasi raffineria che abbia lavorato, o lavori, anche petrolio russo: il punto decisivo è la materia prima effettivamente impiegata per il prodotto importato e la documentazione che ne attesta l’origine.

La Commissione europea prevede che gli operatori adottino procedure di verifica e forniscano alle autorità doganali le informazioni necessarie per identificare la provenienza del greggio utilizzato. Il rapporto CREA chiede controlli sui carichi provenienti da raffinerie che trattano petrolio russo proprio per verificare che le regole siano rispettate. La sua analisi segnala, quindi, un’esigenza di tracciabilità e vigilanza, non una condanna automatica delle singole importazioni.

La visita di Rubio può cambiare i prezzi alla pompa?

Non c’è un rapporto automatico tra la visita di Rubio, i carichi di Jamnagar e il prezzo che una famiglia paga al distributore. La presenza di una nave in un porto italiano non basta per prevedere un rincaro o un calo di benzina e gasolio: sul prezzo alla pompa incidono anche le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, il costo del greggio, il cambio euro-dollaro, le imposte e i margini lungo la distribuzione.

Le rotte internazionali possono influenzare gli equilibri dell’offerta e le attese dei mercati, ma non permettono da sole di attribuire una variazione di prezzo a un singolo carico. Per capire come le quotazioni del petrolio possono riflettersi sui prezzi dei carburanti servono anche i dati sui prezzi effettivi e sulle componenti fiscali.

L’Italia ha ricevuto tre dei sette carichi europei monitorati da CREA. Ora la domanda riguarda la capacità di ricostruire con chiarezza la filiera, dalla materia prima alla nave, fino al porto di destinazione. Non per alimentare allarmismi, ma perché sanzioni efficaci e approvvigionamenti affidabili dipendono da controlli comprensibili e verificabili.

La tappa di Rubio a Jamnagar riporta così al centro una questione che tocca insieme diplomazia, energia e commercio: in un mercato globale, il carburante può viaggiare per migliaia di chilometri e attraversare più filiere prima di arrivare in Europa. Per sapere che cosa contiene davvero, il nome della raffineria è solo l’inizio dell’indagine.