Inflazione al 2,9% a luglio, Reggio Calabria al 4%: dove i prezzi corrono di più

Istat rivede al rialzo la stima preliminare. Reggio Calabria registra l’inflazione più alta al 4%, mentre il gas tutelato vola del 21,8%. Il carrello della spesa rallenta all’1%.

Foto di Donatella Maisto

Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

L’inflazione italiana rallenta a luglio, ma meno di quanto indicato inizialmente. Istat ha rivisto al rialzo il dato definitivo: i prezzi al consumo aumentano del 2,9% su base annua e dello 0,3% rispetto a giugno, contro il +2,8% annuo e il +0,2% mensile della stima preliminare diffusa il 31 luglio. A giugno l’inflazione era al 3%.

La revisione rende il quadro più articolato rispetto alla prima fotografia del mese. Da una parte rallentano alimentari freschi e parte dell’energia, dall’altra luce e, soprattutto, gas nel mercato tutelato continuano a correre, mentre aumentano anche alcuni servizi legati a trasporti, turismo e vacanze.

I dati definitivi sono contenuti nel nuovo rapporto Istat sui prezzi al consumo di luglio 2026. La precedente stima, già analizzata da QuiFinanza nell’articolo sull’inflazione di luglio e i rincari di luce e gas, indicava, invece, un tasso del 2,8%.

Inflazione luglio rivista dal 2,8% al 2,9%

La novità principale del dato definitivo è proprio la revisione di un decimo rispetto alla stima preliminare.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo NIC sale dello 0,3% su giugno e del 2,9% rispetto a luglio 2025. L’inflazione rallenta, quindi, rispetto al 3% di giugno, ma il calo è più contenuto di quanto inizialmente stimato.

Rimane, invece, stabile all’1,6% l’inflazione di fondo, quella calcolata escludendo energia e alimentari freschi. Al netto dei soli prodotti energetici il tasso scende dall’1,9% all’1,8%.

L’inflazione acquisita per l’intero 2026 raggiunge il 2,7%: significa che, anche se i prezzi restassero fermi ai livelli di luglio per tutti i mesi successivi, la crescita media dell’indice nell’intero anno sarebbe comunque pari al 2,7%.

Gas tutelato +21,8%, elettricità +9,7%

Il capitolo più pesante continua a essere quello energetico.

Nel complesso i beni energetici rallentano dal +13% al +11,6% annuo, ma dietro la media si nascondono due dinamiche molto diverse. Gli energetici non regolamentati frenano al +11,4%, mentre quelli regolamentati accelerano bruscamente dal 9,2% al 14,8%.

A spingere sono, soprattutto, le tariffe del gas di città e gas naturale nel mercato tutelato, che salgono del 21,8% rispetto a un anno prima e dell’8,5% nel solo mese di luglio. L’elettricità nel mercato tutelato aumenta, invece, del 9,7% annuo e del 4,5% sul mese.

Sul mercato libero l’elettricità registra ancora un +13,9% annuo, mentre il gas rallenta al +7,4%. Il dato si inserisce in una fase di forte pressione sulle bollette.

Benzina e diesel rallentano, ma il dato di luglio ha due velocità

Anche i carburanti continuano a costare sensibilmente più di un anno fa, pur rallentando.

Il diesel per autotrazione passa dal +21,6% al +18,8% annuo, mentre la benzina rallenta dal +10,3% al +8%. Gli altri carburanti scendono dal +8,4% al +5,9%.

Istat sottolinea, però, una particolarità importante: la media mensile incorpora un calo dei prezzi nella prima parte di luglio e una successiva accelerazione nella seconda, in concomitanza con la ripresa del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Di conseguenza il dato medio non fotografa necessariamente il livello dei prezzi incontrato dagli automobilisti negli ultimi giorni del mese.

Carrello della spesa all’1%, ma gli acquisti frequenti salgono del 3,4%

Sul fronte alimentare arriva, invece, un segnale più favorevole.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto “carrello della spesa”, rallentano all’1% annuo, dal +1,3% di giugno. È anche una correzione rispetto alla stima preliminare di luglio, che indicava ancora un +1,3%.

Gli alimentari non lavorati rallentano dal 4,4% al 3,6%, grazie anche al calo della frutta e frutta a guscio, che passa dal +1,4% al -0,7% annuo e registra un -4,8% rispetto a giugno.

Per le famiglie c’è un altro indicatore da tenere presente. I prodotti ad alta frequenza di acquisto, ovvero quelli comprati più spesso e, quindi, maggiormente percepiti nel bilancio quotidiano, aumentano ancora del 3,4% annuo, seppure in rallentamento dal 3,9%.

Vacanze più care: salgono alloggi e trasporto aereo

L’estate si vede anche nei servizi.

I prezzi di ristoranti e servizi di alloggio accelerano dal 2,9% al 3,4% annuo. Più nello specifico, i servizi di alloggio salgono dal +2,2% al +4%, mentre nel solo mese di luglio aumentano dello 0,5%.

Anche i servizi di trasporto accelerano. Il dato più evidente riguarda il trasporto aereo di passeggeri, che rimane meno caro rispetto a un anno prima (-5,6%), ma registra un balzo del 10,1% rispetto a giugno.

Nel complesso i servizi aumentano del 2,7% annuo, contro il 2,6% di giugno, mentre i beni rallentano dal 3,3% al 3,2%.

Dove l’inflazione è più alta: Reggio Calabria arriva al 4%

Il rapporto definitivo consente anche di vedere come cambia l’inflazione sul territorio.

Tra le regioni, la crescita dei prezzi supera la media nazionale in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio, Sardegna e Liguria. È, invece, pari al 2,9% in Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Abruzzo e inferiore nelle altre regioni.

Tra i capoluoghi regionali e le grandi città considerate da Istat, il tasso più elevato si registra a Reggio Calabria, con il 4%, seguita da Napoli e Catania al 3,4%. All’estremo opposto si trovano Firenze, al 2,2%, e Aosta, al 2,1%.

È importante precisare che questa graduatoria misura la velocità con cui crescono i prezzi, non il livello assoluto del costo della vita: una città con inflazione maggiore non è necessariamente la città più costosa d’Italia.

Indice FOI al 2,8%: cosa significa per gli affitti

Con il dato definitivo arriva anche l’indice FOI, utilizzato per diverse rivalutazioni monetarie, tra cui gli adeguamenti dei canoni di locazione quando previsti.

A luglio il FOI, al netto dei tabacchi, raggiunge quota 103,1, con un incremento dello 0,3% rispetto a giugno e del 2,8% su base annua. Istat precisa che questo è l’indice utilizzato, tra l’altro, per l’adeguamento periodico dei canoni di affitto e degli assegni dovuti al coniuge separato.

Questo non significa però che tutti gli affitti aumentino automaticamente del 2,8%: occorre verificare cosa prevede il contratto. Lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate sulla cedolare secca.

Il dato definitivo di luglio lascia, quindi, un messaggio doppio: l’inflazione generale sta rallentando, ma le pressioni sui bilanci familiari non sono scomparse.