Attacco all’Iran, cambia il prezzo del petrolio? La decisione dell’Opec+

L'escalation in Medio Oriente spinge i Paesi esportatori a piani di emergenza per evitare shock energetici e il blocco dello stretto di Hormuz

Foto di Giorgia Bonamoneta

Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Pubblicato:

Opec+ sta valutando un aumento della produzione di petrolio in risposta all’escalation militare in Medio Oriente, dove gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran minacciano la stabilità del mercato. La decisione, attesa per la mattinata di domenica, punta a prevenire uno shock dei prezzi e a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti a fronte di possibili danneggiamenti alle infrastrutture sensibili e alle rotte commerciali strategiche.

L’organizzazione dei Paesi esportatori si riunisce per definire un piano, ma voci di corridoio lasciano emergere che l’incremento di barili, inizialmente previsto più consistente, potrebbe essere invece piuttosto modesto.

Opec+ verso l’aumento produzione

L’Opec+ sta prendendo in considerazione l’aumento della produzione di petrolio dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran. Ne danno notizia fonti vicine ai colloqui, ma non c’è ancora una conferma ufficiale. Si attende per domani mattina, dopo che gli otto dell’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman) si saranno incontrati proprio per discutere il da farsi.

Le previsioni per la riunione, prima dell’attacco, erano di un aumento, ma modesto, di 137 mila barili al giorno per aprile 2026. Si trattava di un piccolo spostamento di cifre per prepararsi alla domanda estiva.

Chi ha già aumentato le esportazioni sono invece Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Il motivo sarebbe legato a possibili interruzioni del flusso di petrolio dovute agli attacchi. In generale, i maggiori produttori del Medio Oriente sembrano spinti a un aumento delle esportazioni proprio per la tensione tra Stati Uniti e Iran, già prima dell’attacco.

L’aumento di produzione ed esportazione fa parte di un piano di emergenza a fronte di quella che potrebbe essere un’interruzione dovuta a danneggiamenti di infrastrutture sensibili e alla difficoltà di ripararle in conflitto aperto.

Tre scenari per il mercato del petrolio

Non c’è solo il petrolio. Gli attacchi all’Iran hanno messo in agitazione i Paesi dell’area ed è probabile, scrivono gli analisti, che il conflitto esasperi la volatilità dei mercati globali. Si è appena concluso un 2025 dove, a causa dei dazi voluti da Donald Trump, ci sono state forti oscillazioni.

Prima di toccare il mercato finanziario, la reazione dell’Iran potrebbe influenzare i mercati petroliferi. Per quanto un blocco completo dello stretto di Hormuz non sia molto probabile, perché ne risentirebbe l’Iran stesso, potrebbero esserci delle strettoie nel traffico marittimo.

Secondo gli analisti di Tortoise Capital, ci sono almeno tre possibili scenari:

  • scenario di base, un attacco limitato che lascia intatti trasporto marittimo ed esportazioni, ma con un breve picco del petrolio prima di tornare a stabilizzarsi;
  • scenario medio, vede una perdita prolungata delle esportazioni iraniane e attacchi che si estendono alle infrastrutture regionali;
  • scenario a lungo termine, ovvero l’interruzione del traffico dello stretto, danneggiamenti delle infrastrutture e aumento dei prezzi fino anche a 100 dollari.

Come reagirà il mercato

Secondo altri esperti, un aumento degli attacchi porterà i prezzi del petrolio a salire. È proprio il rischio su produzione e transito che ne aumenta il valore, anche se l’Opec potrebbe essere messa sotto pressione per aumentare la produzione nel tentativo di compensare. Lo scenario del blocco dello stretto di Hormuz, per quanto difficile, non è improbabile e a quel punto i prezzi potrebbero aumentare ancora di più, ben oltre il 10-25% stimato nella prima mattinata dopo gli attacchi.

Ma saranno i mercati finanziari a essere sotto osservazione a partire dall’inizio della prossima settimana, quando gli attacchi all’Iran si tradurranno nelle preoccupazioni degli investitori. È probabile, dice Christopher Wang di Ocbc, che gli asset rifugio come l’oro registrino un ulteriore rialzo.

Opinione simile a quella di altri esperti, secondo i quali per conoscere l’entità delle conseguenze dell’attacco statunitense e israeliano all’Iran bisognerà attendere la risposta di Teheran.