La Borsa del 23 gennaio, Piazza Affari in rosso con le banche: bene i titoli oil

Sale il petrolio dopo che Trump ha segnalato una potenziale azione militare contro l'Iran, uno dei principali produttori di greggio

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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  1. A Milano pagano dazio i finanziari

    La spinta di Davos sulle Borse europee si è parzialmente esaurita, portando gli investitori a ridurre il rischio con prese di beneficio. Le crisi geopolitiche e le mosse imprevedibili degli Stati Uniti mantengono alta la domanda di beni rifugio, con nuovi massimi per i metalli preziosi e un dollaro ancora sotto pressione.

    A mercati chiusi, Milano ha terminato la giornata in calo dello 0,58%. In Europa, Parigi ha chiuso in calo dello 0,1%, Madrid dello 0,7%, Amsterdam in parità e Francoforte ha limitato i danni a un aumento dello 0,1%. L’Euro Stoxx 50 e Londra hanno chiuso in calo dello 0,1%.

    A Piazza Affari, la seduta si è svolta a due velocità. Da un lato, ottima la performance di alcuni petroliferi: Saipem (+4,4%) ed Eni (+2%) hanno beneficiato del tono positivo del petrolio e, nel caso di Eni, anche dell’annuncio di un accordo dalla Costa d’Avorio. Bene anche il settore della difesa, con Leonardo (+2,1%) e Fincantieri (+1,3%), sostenute dalla super IPO di CSK ad Amsterdam. Dall’altro lato, realizzi diffusi nel settore finanziario: Unipol (-3,1%) e Nexi (-4,2%) hanno appesantito il listino insieme a MPS (-2,8%) e Mediobanca (-3,2%).

  2. Milano in rosso

    Le borse europee chiudono la prima parte di seduta in modo contrastato, con gli investitori che mantengono una linea prudente in scia alle tensioni geopolitiche, dopo il tentativo di rimbalzo registrato ieri. A Piazza Affari il Ftse Mib perde lo 0,53%, seguendo il trend negativo di Parigi (-0,37%) e Amsterdam (-0,26%). Al rialzo invece Francoforte (+0,11%) e Londra (+0,09%). Wall Street si preannuncia fiacca, con Intel che crolla del 13% nel premercato per le sue prospettive deludenti.

    Sul listino milanese prevalgono le vendite: Nexi scende del 2,68% su rumor dell'uscita del CFO Bernardo Mingrone, Stellantis perde il 2,66%, Campari il 2,03%, mentre Monte Paschi cede l'1,73% in attesa di novità sul rinnovo del cda e sul ruolo del CEO Lovaglio. Contrastano i rialzi di Saipem (+3,85%), sostenuta dal petrolio in ascesa insieme al settore energetico, e di Eni (+1,52%), premiata anche dalla cessione del 10% di un progetto offshore in Costa d'Avorio. Sali anche i titoli della difesa: Fincantieri +2,55% e Leonardo +1,83%.

     

  3. Europa cauta con Milano a -0,5%

    A Piazza Affari il Ftse Mib perde lo 0,46%, in linea con il sentiment negativo del Vecchio Continente dove Parigi cede lo 0,19%, Amsterdam lo 0,18% e Francoforte si mantiene sostanzialmente sulla parità (-0,01%).

    Tra i titoli milanesi prevalgono i realizzi: Prysmian scivola del 1,95%, Nexi dello 0,65%, mentre le banche mostrano debolezza con Mps a -1,75%. Vendite anche su Italgas (-1,25%) e Stellantis (-0,7%). In contropartita resistono Saipem (+1,87%), Fincantieri (+0,77%) ed Eni (+0,19%). Fuori dal paniere principale, Zucchi crolla del 7,61% mentre Seco sale del 6,41%.

  4. Spread a 62 punti

    Avvio stabile per lo spread tra BTp e Bund. A inizio seduta il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco si attesta a 62 punti base, stesso valore della vigilia. Fermo anche il rendimento del BTp decennale benchmark che segna una prima posizione al 3,51%, come il closing di ieri.

  5. Scendono Prysmian e Mps

    In contropartita, i ribassi colpiscono soprattutto Prysmian (-1,78% a 94,90 euro), Banca Monte Paschi Siena (-1,49% a 8,813 euro), Italgas (-1,15% a 9,87 euro), Buzzi (-1,08% a 50,25 euro) e Nexi (-0,70% a 3,848 euro).

  6. Cresce Saipem

    Sul Ftse Mib si registrano contrasti netti in apertura di seduta: tra i titoli in evidenza per i rialzi spicca Saipem, che avanza dell'1,45% a 2,872 euro, seguita da Fincantieri (+0,89% a 16,98 euro), Eni (+0,26% a 16,51 euro), A2a (+0,16% a 2,469 euro) e Telecom Italia (+0,10% a 0,5768 euro).

     

  7. Come aprono le Borse

    Le borse europee aprono la seduta di venerdì 23 gennaio 2026 in territorio negativo. Milano registra il calo più marcato tra i principali listini, scendendo dello 0,41%, seguita a ruota da Parigi con un -0,39%. Francoforte si mantiene in un andamento laterale ma comunque orientato al ribasso, con un lieve -0,15%, mentre Londra limita le perdite aprendo a -0,03%.

     

  8. Intel a picco dopo i conti e l’outlook deludente

    Le azioni di Intel hanno perso fino al 14% nelle contrattazioni after-hours, dopo che il CEO Lip-Bu Tan ha diffuso previsioni giudicate deludenti e ha segnalato gravi difficoltà produttive all’interno della società.

    Per il primo trimestre 2026, il gruppo stima ricavi compresi tra 11,7 e 12,7 miliardi di dollari e utili sostanzialmente nulli, livelli ben al di sotto delle aspettative di Wall Street. Nel quarto trimestre 2025, Intel ha registrato ricavi in calo del 4,1%, pari a 13,7 miliardi di dollari, e un utile di 15 centesimi per azione su base rettificata. Gli analisti, secondo dati Bloomberg, avevano stimato vendite per 13,4 miliardi di dollari e utili di 9 centesimi.

    La società ha segnalato bassi rendimenti produttivi e l’esaurimento delle scorte. Il CFO Dave Zinsner ha spiegato che ulteriori forniture, in particolare di chip per server, non saranno disponibili prima della fine del primo trimestre, aggiungendo che i margini attuali sono “assolutamente insoddisfacenti”.

  9. Europa attesa in calo

    Le Borse europee dovrebbero aprire in calo (futures sull’Eurostoxx -0,18%) in un clima di cautela, dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di una possibile azione militare contro l’Iran. La dichiarazione è arrivata all’indomani dell’accordo con la Nato che garantisce agli Stati Uniti un accesso totale e permanente alla Groenlandia. Da Bruxelles, i leader dell’Unione Europea hanno espresso sollievo per l’intesa, pur ribadendo di essere pronti a reagire in caso di nuove minacce da parte del tycoon americano.

    Sul fronte dei mercati, pesa in particolare la performance negativa di Intel. Il gruppo statunitense ha segnalato difficoltà nel soddisfare la domanda di chip per i server dei data center dedicati all’intelligenza artificiale e ha pubblicato previsioni di ricavi e utili trimestrali inferiori alle attese. Il titolo è scivolato del 13% nelle contrattazioni after-hours a Wall Street.