Le ultime notizie della Borsa italiana e internazionale.
Si prospetta un lunedì nero per i mercati. La guerra in Iran porta il petrolio a 105 dollari al barile, occhi puntati sulle banche centrali
Le ultime notizie della Borsa italiana e internazionale.
La settimana si apre con lo spread in calo: il differenziale tra Btp e Bund tedeschi scende intorno agli 80 punti base, mentre anche i rendimenti dei titoli di Stato mostrano una flessione. I mercati restano in una fase di attesa: si aspetta di capire cosa succederà ai tassi.
Tenendo presente l'apertura della Borsa del 16 marzo, Piazza Affari premia industria, difesa e banche minori, mentre scarica sanità, fintech e utilities: il mercato scommette su un’economia più geopolitica e industriale.
Il crollo vero è nella sanità e medical tech, con Amplifon a -8,35% e DiaSorin a -0,53%. Il settore sanitario europeo negli ultimi mesi soffre la fine del ciclo post-Covid e viene venduto quando il mercato preferisce industria e difesa.
I pagamenti digitali appaiono sotto pressione, con Nexi che segna il -1,68%. Pesano debito relativamente alto e compressione dei margini.
Fra i titolo in ribasso troviamo anche Stellantis (-1,35%). Il colosso dell'automotive era già in sofferenza, ma la guerra in Iran sembra averlo penalizzato ulteriormente, essendo un'azienda fortemente energivora. Pesano inoltre la domanda debole in Europa e la transizione elettrica costosa, dominata dalla concorrenza cinese.
Vengono leggermente vendute le utilities Enel e Snam, che segnano cali piccoli ma significativi: le utilities sono titoli difensivi e da dividendo. Quando i mercati si orientano altrove, spesso si vendono un po' di utilities.
Cala anche Telecom (-1,15%), pagando le il debito alto debito e la crescita bassa.
Un dettagli interessante è il calo di alcune banche: UniCredit, Intesa Sanpaolo, Unipol. Mentre, al contrario, fra i primi dieci titoli c'erano cinque banche. Il mercato sta probabilmente comprando banche più speculative o da M&A e vendendo le grandi già molto salite.
La Borsa italiana apre all'insegna dell'incertezza, con l'indice Ftse Mib che da negativo cammina lento verso piccoli valori positivi (+0,25% alle ore 9:07) per poi fare retromarcia (-0,33% alle 9:18).
All'apertura, i settori che guidano i listini sono difesa e industria pesante, con Fincantieri che recupera dopo il recente tracollo e Leonardo che si pone come limite solo le stelle, dopo la presentazione del piano industriale 2030. Dopo il disastro geopolitico degli ultimi tempi, le aziende del settore stanno aumentando ordini e investimenti tecnologici. Questo spiega il sentiment d'apertura, confermato dai trend.
Ma ci sono anche cinque banche nei primi dieci titoli: Banco Bpm, Popolare di Sondrio, Bper Banca, Fineco e Monte dei Paschi. I bancari sono stati fra i titoli a reagire prima, e in negativo, alla crisi in Iran. Le analisi sul settore prevedono comunque redditività ancora robusta nel 2026.
Dai titoli in maggior ascesa emergono anche altre indicazioni: i mercati puntano su tecnologia e infrastrutture elettriche ed elettroniche. E STMicroelectronics (che fa semiconduttori) e Prysmian (che fa cavi energetici e data) ne traggono vantaggio.
Fra i titoli d'apertura top troviamo anche Moncler: sembra controintuitivo in un periodo in cui la crisi minaccia i consumi. Ma Moncler non produce vestiti, offre lusso. E il lusso rimane un termometro dei consumi globali, soprattutto asiatici. Il segnale è chiaro: ci sono aspettative ancora positive sulla domanda internazionale di fascia alta.
Il Governo Meloni non sembra orientato a un nuovo taglio delle accise sui carburanti, ma parrebbe voler intraprendere una strada già battuta: quella dei bonus. L’ipotesi al vaglio sarebbe quella di un bonus benzina per le famiglie con Isee sotto i 15mila euro e sgravi fiscali per le imprese più esposte.
Le tensioni geopolitiche, con la guerra in Iran entrata nella sua terza settimana, e le ripercussioni sugli approvvigionamenti di energia condizionano l'andamento dei mercati e gli orientamenti di politica monetaria: fari puntati sulla Federal Reserve di Jerome Powell, ormai prossimo alla conclusione del suo mandato con la penultima riunione in calendario. Ma il mondo trattiene il fiato anche per le decisioni di Bce, Bank of England, Banca nazionale svizzera, Bank of Japan, Reserve Bank of Australia, Bank of Canada ed anche per le decisioni delle banche centrali di Cina e Russia.
Tra mercoledì 18 e giovedì 19 marzo si riuniranno i consigli delle principali banche centrali: potrebbero non esserci interventi immediati sui tassi di interesse, ma il trend dei recenti tagli sembra ormai un ricordo del passato. La parola d'ordine è contener l'inflazione.
Lunedì 16 marzo, i futures sullo Eurostoxx 600 hanno subito un lieve rialzo del +0,44%. Si tratta più che altro di oscillazioni tecniche dopo il tonfo della settimana precedente. Ma pesano anche i movimenti derivati dal petrolio: se gli utilizzatori finali piangono, per i rincari su tutta la filiera, le industrie petrolifere riescono a trarre un guadagno. I gruppi petroliferi Usa, infatti, sono in corsa per un extra-profitto da 63 miliardi dal momento che, secondo la più banale legge dell'economia, meno petrolio esce da l Golfo e più le quotazioni internazionali salgono. Alcune grandi compagnie internazionali, tuttavia, come ExxonMobil, Chevron, BP, Shell e TotalEnergies sono più esposte agli effetti della crisi dello Stetto di Hormuz a causa di impianti chiusi, trasporti via mare bloccati, esportazioni rallentate e produzione ridotta. Il prezzo del petrolio oggi, intanto, vola sopra quota 105 dollari al barile.