Netflix, per il Tribunale aumenti illegittimi: fino a 500 euro di rimborso per gli abbonati

Il Tribunale di Roma ha giudicato illegittimi gli aumenti degli abbonamenti a Netflix, rimborsi fino a 500 euro. Chi ne ha diritto

Foto di Claudio Cafarelli

Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Pubblicato:

Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa dal Movimento Consumatori contro Netflix Italia, stabilendo la nullità di alcune clausole contrattuali utilizzate negli ultimi anni. Secondo quanto emerso, le condizioni che permettevano alla piattaforma di modificare unilateralmente il prezzo degli abbonamenti sono state ritenute vessatorie. In particolare, le clausole non indicavano un giustificato motivo per gli aumenti, risultando quindi in contrasto con il Codice del consumo. La decisione riguarda gli aumenti applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e novembre 2024. Fanno eccezione solo i contratti sottoscritti dopo gennaio 2024. Netflix ha fatto sapere, tramite un portavoce, che presenterà ricorso contro la sentenza, ribadendo di aver sempre operato nel rispetto della normativa.

Perché gli aumenti di Netflix sono stati considerati illegittimi

Il punto centrale della sentenza riguarda la mancanza di trasparenza nelle condizioni contrattuali. Le modifiche di prezzo erano previste, ma senza una motivazione chiara e preventiva. Questo aspetto ha portato il tribunale a dichiarare nulle le clausole, rendendo quindi illegittimi gli aumenti applicati nel periodo considerato. Di conseguenza, gli utenti coinvolti hanno diritto a una revisione della propria posizione economica nei confronti della piattaforma.

La sentenza apre alla possibilità di ottenere rimborsi e riduzioni dei costi per milioni di utenti. Secondo i legali che hanno seguito il caso, gli aumenti accumulati negli anni incidono in modo diverso a seconda del piano scelto. Per il piano premium, gli aumenti complessivi arrivano a circa 8 euro al mese. Per il piano standard, invece, si parla di circa 4 euro mensili. Anche il piano base ha subito un incremento, pari a 2 euro nel 2024.

Su base pluriennale, le cifre diventano più rilevanti. Un abbonato premium che ha mantenuto il servizio dal 2017 potrebbe ottenere un rimborso vicino ai 500 euro. Per il piano standard, invece, il rimborso stimato si aggira intorno ai 250 euro. Oltre alla restituzione delle somme, la sentenza riconosce anche il diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento e a un eventuale risarcimento del danno.

Gli obblighi per Netflix dopo la sentenza

Il tribunale ha imposto a Netflix alcuni obblighi nei confronti dei consumatori. La piattaforma dovrà informare gli utenti della nullità delle clausole e dei diritti riconosciuti. In particolare, dovrà pubblicare il contenuto della sentenza sul proprio sito e su quotidiani nazionali, oltre a comunicare direttamente con gli abbonati, inclusi coloro che hanno già disdetto il servizio. La decisione riguarda un numero molto ampio di consumatori. Le stime indicano una crescita significativa degli abbonati Netflix in Italia negli ultimi anni.

Si è passati da circa 1,9 milioni di utenti nel 2019 a oltre 5,4 milioni nel 2025. Questo significa che milioni di persone potrebbero essere interessate dalla possibilità di ottenere un rimborso.

Netflix, come ottenere il rimborso per gli aumenti illegittimi

Per ottenere il rimborso, sarà necessario attendere le prossime mosse della piattaforma. Se Netflix non procederà spontaneamente alla restituzione delle somme, il Movimento Consumatori ha annunciato ulteriori iniziative. “Se Netflix non provvederà spontaneamente a rimborsare ai propri clienti l’ammontare degli aumenti illegittimi, Movimento Consumatori avvierà una class action”, ha spiegato l’associazione. Gli utenti interessati possono manifestare la propria adesione attraverso un modulo online predisposto dall’associazione. La procedura servirà a raccogliere le richieste e a organizzare eventuali azioni collettive per ottenere la restituzione delle somme. Resta quindi aperta la possibilità di un intervento diretto della piattaforma oppure di un’azione legale collettiva per tutelare i consumatori coinvolti.