Il centrodestra trova l’accordo sulla nuova legge elettorale. I tecnici dei partiti hanno messo a punto quello che è già stato ribattezzato “Stabilicum”, un sistema che punta a far conoscere il vincitore già la notte del voto e ad assicurare governi stabili, non in balia di equilibri parlamentari precari.
L’impianto di base è ormai definito e nelle prossime ore il testo verrà depositato ufficialmente sia alla Camera sia al Senato. Mentre nella maggioranza si parla di “riforma epocale”, le opposizioni insorgono: “Irricevibile” è il coro che unisce Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, pronti a dare battaglia in Parlamento.
Come funziona lo Stabilicum
Il cuore della nuova legge è l’abolizione dei collegi uninominali, che con il Rosatellum eleggevano il 37% dei parlamentari. Al loro posto viene introdotto un sistema proporzionale puro in collegi plurinominali, con liste bloccate decise dalle segreterie dei partiti.
I cittadini potranno votare il simbolo, ma non potranno esprimere preferenze. È un punto su cui la maggioranza ha faticato a trovare un’intesa: Fratelli d’Italia era favorevole alla loro introduzione, mentre la Lega si è sempre mostrata contraria. Alla fine, almeno nel testo di partenza, le preferenze non ci sono. Restano invariate le soglie di sbarramento: 3% per i partiti e 10% per le coalizioni.
Per garantire la governabilità, la coalizione o la lista che supera il 40% dei voti ottiene un premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. In questo modo la maggioranza arriverebbe a circa il 57% dei parlamentari. Se nessuno raggiunge il 40%, ma due coalizioni si collocano tra il 35% e il 40%, si va al ballottaggio. Se invece nessuno supera la soglia del 35%, il sistema resta proporzionale puro, senza premi.
Il premier “suggerito”
Nel testo si rinuncia all’indicazione diretta del presidente del Consiglio sulla scheda. È stata scelta una formula più soft: le coalizioni dovranno depositare, insieme al programma e prima del voto, un unico nome da proporre al capo dello Stato come candidato alla presidenza del Consiglio. Un modo per raccordare la legge elettorale con la riforma del premierato, una delle più volute da Giorgia Meloni.
Se l’accordo dovesse passare, la nuova scheda elettorale non sarebbe molto diversa da quella attuale. Al posto del candidato nel collegio uninominale comparirebbero i due o tre nomi indicati dalla coalizione per la circoscrizione, con sotto le liste dei partiti collegati. I collegi potrebbero inoltre essere ridisegnati, oltre al necessario adeguamento ai dati Istat sulla popolazione.
Critiche delle opposizioni
Il Partito Democratico punta il dito contro il cuore del provvedimento: il premio di maggioranza. Secondo i dem, assegnare un pacchetto così consistente di seggi a chi supera di poco il 40% dei voti rappresenta una distorsione del principio di rappresentanza e ripropone profili di incostituzionalità che in passato hanno portato la Consulta a bocciare leggi simili.
Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, che vede nel nuovo impianto il rischio di trasformare le Camere in un Parlamento di nominati. Giuseppe Conte attacca la scelta di escludere le preferenze, mantenendo liste chiuse che di fatto privano i cittadini della possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
Tempi e prospettive
La maggioranza sembra intenzionata ad andare avanti spedita, con o senza il consenso delle opposizioni. L’obiettivo è approvare la riforma prima del referendum sulla giustizia fissato per la primavera.
La strada, però, è in salita. Tra rilievi costituzionali, scontro politico e un testo ancora da limare su preferenze e collegi, lo Stabilicum rischia di diventare il nuovo campo di battaglia parlamentare dei prossimi mesi.