La Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati ha dato mandato al suo presidente, Nazario Pagano, di illustrare all’intera aula il testo della nuova legge sulle lobby, che prevede regole precise per i gruppi di interesse che vogliono interagire con la politica e soprattutto con i parlamentari.
Le lobby sono una parte importante del dialogo tra società civile e politica. In molti Stati sono regolate ma in Italia ogni tentativo di legiferare a riguardo è fallito, anche a causa della fama che i dialoghi tra portatori di interessi e parlamentari hanno nella cultura popolare e nell’opinione pubblica.
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La nuova legge sulle lobby
Il testo della nuova legge sulle lobby si basa su uno strumento fondamentale, il Registro pubblico per la trasparenza dell’attività dei lobbisti. Sarà depositato presso il Cnel e vi confluiranno anche i registri parziali già operativi, come quello della stessa Camera dei Deputati, che era stato stilato per la prima volta durante la presidenza Fico, nella scorsa legislatura.
Nel registro i lobbisti non dovranno solo depositare le informazioni basilari relative alla loro attività, come il gruppo di interesse che rappresentano, ma dovranno anche segnalare ogni singolo incontro che terranno con i parlamentari, con cadenza settimanale.
Saranno escluse dal registro le persone che hanno accumulato condanne definitive superiori ai due anni di carcere per reati contro la Pubblica amministrazione. Una volta approvata la legge, l’Istat stilerà un elenco dei codici Ateco che potranno accedere al registro. Presso il Cnel nascerà anche un comitato di sorveglianza che si occuperà delle eventuali sanzioni, multe ed esclusioni dal registro.
Cosa sono le lobby e come funzionano all’estero
Lobby è un termine inglese che viene utilizzato per indicare i cosiddetti gruppi di pressione, porzioni della società civile che dialogano con la politica per portare all’attenzione del legislatore alcune questioni in modo che possano essere affrontate dal Parlamento o dall’Esecutivo.
Si tratta di una pratica molto diffusa all’estero, specialmente negli Stati Uniti, ma anche a livello di Unione europea a Bruxelles e a Strasburgo. In entrambi i casi il lobbismo è regolamentato in modo che gli interessi rappresentati siano chiari e non ci siano, per esempio, pressioni da parte di Stati esteri.
In Italia la parola “lobby” ha assunto, soprattutto nell’uso comune, ma anche in quell0 giornalistico, un significato più sinistro, che sottintende in molti casi un’accusa di corruzione. Anche per questo, oltre che per problemi che derivano dall’assetto politico e della società civile italiani, nessuno dei 65 i disegni di legge presentati dalla fondazione della Repubblica a oggi per regolamentare il tema è mai stato approvato.
Come si regolano oggi le lobby in Italia
Anche se non c’è una legge nazionale, varie istituzioni hanno regolato il lobbismo con altrettanti metodi. Esistono diverse leggi regionali, in Abruzzo, Calabria, Lombardia, Molise e Toscana. Esiste un registro dei lobbisti alla Camera dei deputati, al Ministero delle Politiche agricole e a quello dello Sviluppo economico.
Si tratta però di tentativi parziali, rivolti più che altro a mettere ordine nella prassi che si è stabilita in assenza di regole. La mancanza di una legge infatti non ha impedito alle lobby di svilupparsi e di fare pressione sulla politica senza che lo Stato potesse esercitare alcun controllo specifico su chi interagiva con i parlamentari. Esempio di lobby in Italia sono Confindustria e Coldiretti, che rappresentano rispettivamente gli interessi degli imprenditori industriali e di quelli agricoli.