Le pensioni delle donne sono più basse del 26%, i motivi del gender gap

Nel 2025 le pensioni femminili restano più basse di quelle maschili. Pesano carriere discontinue, salari inferiori e lo stop a Opzione Donna

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Nel 2025 l’importo medio per le nuove pensioni delle donne si è attestato a 1.056 euro, -26,51% rispetto alla media degli uomini, con un avvio di 1.437 euro. Se si considerano solo le gestioni previdenziali (escludendo gli assegni sociali), il gap rimane pressoché identico: 1.139 euro per le donne contro 1.545 euro per gli uomini. I dati sono dell’Inps, contenuti nel report mensile sulle pensioni.

Le cause di questo divario

Secondo l’Istituto, questi numeri sono il riflesso di disuguaglianze strutturali che accompagnano l’intera vita lavorativa femminile:

  • carriere discontinue e spesso interrotte dal lavoro di cura familiare;
  • stipendi mediamente più bassi;
  • un tasso di occupazione inferiore.

Questi fattori convergono nel ridurre il montante contributivo. Le donne risultano così più esposte al rischio di povertà in vecchiaia.

Crollano le pensioni con Opzione Donna

Oltre alle pensioni, nel 2025 si è assistito a un vero e proprio tracollo anche per Opzione Donna, lo strumento che permetteva di andare in pensione prima. Modo che era attivo nel 2025 ma che non è stato rinnovato per il 2026.

Secondo il Monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento, le lavoratrici uscite con questa misura sono state solo 2.147, un crollo del 40,5% rispetto alle 3.612 del 2024. Di queste, oltre 1.800 hanno percepito la pensione prima dei 63 anni. Il calo è la diretta conseguenza delle strette sui requisiti di accesso introdotte negli ultimi anni, che hanno di fatto reso la Opzione Donna inapplicabile per molte potenziali beneficiarie.

Nel loro insieme, questi dati delineano un panorama preoccupante:

  • da un lato, le donne che vanno in pensione ricevono assegni significativamente più bassi;
  • dall’altro, gli strumenti pensati per offrire loro una maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro vengono progressivamente erosi, limitando le scelte e l’autonomia economica femminile.

Come possono andare in pensione le donne nel 2026

Nel 2026, per le donne che desiderano andare in pensione in anticipo a 64 anni la strada si è fatta più difficile. Con lo stop a Opzione Donna, la principale rimane quella del sistema contributivo puro, accessibile solo a chi non ha versato contributi prima del 1° gennaio 1996.

Per accedere, è necessario un triplo requisito:

  • aver compiuto 64 anni;
  • avere maturato almeno 20 anni di contributi effettivi;
  • che l’assegno pubblico calcolato superi una soglia minima.

Quest’ultimo punto è spesso l’ostacolo maggiore: la pensione deve essere pari ad almeno tre volte l’assegno sociale (circa 1.638 euro lordi al mese per il 2026).

Qui entrano in gioco le agevolazioni per le madri. Per una donna con un figlio, la soglia si abbassa a 2,8 volte l’assegno sociale (circa 1.529 euro), mentre con due o più figli scende  a 2,6 volte (circa 1.420 euro). Queste riduzioni riconoscono, seppur parzialmente, l’impatto che le interruzioni di carriera per cura familiare possono avere sul montante contributivo finale.