Pensione anticipata con part-time, come funziona la nuova staffetta generazionale nelle Pmi

I lavoratori vicini alla pensione potranno ridurre l’orario fino al 50% continuando a maturare contributi, se viene assunto un giovane

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Part time e pensione: la novità consiste nella facoltà di ridurre l’orario di lavoro negli ultimi anni di carriera senza perdere contributi per la pensione e, allo stesso tempo, favorire l’ingresso di giovani nelle aziende.

Il nuovo part-time incentivato introdotto nella legge annuale sulle piccole e medie imprese (Ddl S. 1484-B) è stato approvato dal Parlamento il 4 marzo.

Come funziona il part-time incentivato

La misura rappresenta una sperimentazione per il biennio 2026-2027 e riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato che matureranno i requisiti per il pensionamento entro l’inizio del 2028. Il meccanismo si inserisce nella logica della cosiddetta “staffetta generazionale”.

Il funzionamento del nuovo strumento è relativamente semplice: i lavoratori interessati potranno chiedere al datore di lavoro di trasformare il contratto da tempo pieno a part-time, con una riduzione dell’orario compresa tra il 25% e il 50%.

La norma prevede inoltre un incentivo economico diretto per il lavoratore:

  • la quota di contributi previdenziali a carico del dipendente non dovrà essere versata;
  • l’importo corrispondente sarà riconosciuto direttamente in busta paga, fino a un massimo di 3.000 euro l’anno;
  • per le ore non lavorate verrà accreditata contribuzione figurativa, evitando effetti negativi sull’assegno pensionistico.

Sintetizzando all’osso: chi aderisce alla misura lavora meno ma continua a maturare contributi pieni ai fini della pensione.

I requisiti

La platea dei potenziali beneficiari è comunque delimitata da diversi requisiti. Il part-time incentivato potrà essere richiesto solo da:

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • con contratto a tempo pieno e indeterminato;
  • occupati in aziende con non più di 50 dipendenti;
  • che matureranno i requisiti pensionistici entro il 1° gennaio 2028.

Tutti gli altri lavoratori sono esclusi. Inoltre, la possibilità di attivare il part-time agevolato sarà limitata agli anni 2026 e 2027, periodo scelto dal legislatore per testare l’efficacia della misura.

L’obbligo di assumere un giovane

Il vero cardine del provvedimento è però l’assunzione di giovani: ogni volta che un lavoratore riduce l’orario attraverso il part-time incentivato, l’azienda dovrà assumere un lavoratore under 35 con contratto a tempo pieno e indeterminato. La legge parla espressamente della necessità di assumere personale di “età non superiore a trentaquattro anni“. Senza questa nuova assunzione, l’impresa non potrà accedere all’agevolazione. La norma punta quindi a rendere concreto il ricambio generazionale nelle imprese.

Le risorse

Un limite della misura riguarda le risorse disponibili: il fondo stanziato dalla legge è relativamente contenuto e, secondo le prime stime, dovrebbe consentire l’accesso al part-time incentivato a circa 1.000 lavoratori complessivamente nel biennio di sperimentazione. Questo significa che, almeno nella fase iniziale, la misura avrà un impatto limitato sul mercato del lavoro, anche se potrebbe rappresentare un banco di prova per eventuali ampliamenti futuri.

Non è la prima volta che il legislatore tenta la strada della staffetta generazionale: un meccanismo simile era stato introdotto già nel 2016, ma fu utilizzato da un numero molto ridotto di lavoratori.

Altre misure sulle Pmi

Il part-time verso la pensione è solo una delle novità contenute nella nuova legge dedicata alle piccole e medie imprese. Tra le altre principali misure previste:

  • contrasto alle false recensioni online nei settori del turismo e della ristorazione con l’obbligo di pubblicare commenti entro 30 giorni dall’utilizzo del servizio;
  • fino a 100 milioni di euro per mini contratti di sviluppo destinati al settore della moda per accompagnare la transizione verso modelli produttivi sostenibili;
  • estensione del Fondo per la salvaguardia dei marchi storici anche alle acquisizioni di imprese della filiera in difficoltà.