Cedolino pensione febbraio, importi più bassi per colpa di tasse e conguagli

La rivalutazione può essere assente nel cedolino della pensione di febbraio: si tratta di ritardi tecnici o dell'effetto di conguagli

Foto di Mauro Di Gregorio

Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Pubblicato:

Con la pubblicazione dei dettagli sul cedolino Inps di febbraio 2026 diversi pensionati hanno riscontrato importi invariati o addirittura inferiori rispetto a gennaio.

Fatto che ha generato preoccupazione e confusione, soprattutto alla luce dell’annunciata rivalutazione delle pensioni in vigore dal 1° gennaio 2026.

Rivalutazione pensioni 2026 e cedolino

Il punto è che il cedolino di febbraio rappresenta tradizionalmente uno dei momenti più complessi dell’anno dal punto di vista contabile e fiscale. L’assenza della rivalutazione non significa necessariamente che l’aumento sia stato cancellato: nella maggior parte dei casi si tratta di un ritardo tecnico o di un effetto, diciamo così, mascherato dalle trattenute di inizio anno.

La rivalutazione delle pensioni 2026 è stata fissata all’1,4% e decorre dal 1° gennaio 2026. Tuttavia l’applicazione pratica della perequazione automatica richiede una serie di ricalcoli che l’Inps deve effettuare su milioni di posizioni pensionistiche.

Se il ricalcolo non viene completato per tutte le fasce di reddito entro il mese di gennaio, l’istituto può rinviare l’erogazione dell’aumento effettivo al mese di marzo. In questi casi, l’Inps riconosce la normale pensione mensile unita agli arretrati.

Ma a questo punto va ad aggiungersi anche un altro fattore: le famigerate trattenute fiscali. Anche quando la rivalutazione è presente, il netto percepito può risultare identico o più basso rispetto al mese precedente.

Addizionali e conguagli a febbraio

Febbraio è storicamente uno dei mesi più penalizzanti per i pensionati italiani, dal momento che sul cedolino confluiscono diverse voci di trattenuta. Parliamo di:

  • addizionali regionali – da febbraio a dicembre vengono rateizzate in 11 mensilità le addizionali relative all’anno precedente;
  • addizionali comunali – a febbraio scatta l’acconto per l’anno 2026;
  • conguaglio Irpef – se dai controlli sui redditi 2025 emerge un debito d’imposta l’Inps procede al recupero direttamente sulla pensione.

Queste trattenute possono assorbire interamente i piccoli aumenti dovuti alla rivalutazione, dando l’impressione che l’incremento non sia mai stato applicato.

Come consultare il cedolino della pensione di febbraio

Per verificare correttamente tutte le voci del cedolino:

  • accedere al sito Inps con Spid, Cie o Cns;
  • cercare il servizio “Cedolino della Pensione”;
  • selezionare il mese di febbraio 2026;
  • controllare le voci relative a perequazione, incremento e trattenute fiscali.

Incremento al Milione, chi ne ha diritto

C’è poi un altro punto da considerare, ovvero l’Incremento al Milione che è noto anche come maggiorazione sociale. Si tratta di una misura pensata per sostenere i pensionati con assegni molto bassi, portando l’importo mensile a una soglia minima che nel tempo si è avvicinata ai 700 euro.

I requisiti sono i seguenti:

  • spetta ai pensionati che abbiano compiuto 70 anni;
  • ma il requisito si riduce di un anno ogni cinque anni di contributi versati fino a un minimo di 65 anni;
  • e per invalidi civili totali, ciechi assoluti e sordomuti, l’incremento spetta già dai 18 anni.

Limiti di reddito:

  • pensionato solo – reddito annuo non superiore a circa 9.800 euro;
  • pensionato coniugato – limite cumulato con il coniuge intorno ai 16.000 euro.

Le soglie sono soggette a conferma ufficiale e rivalutazione Istat. Nel cedolino, l’incremento compare generalmente con la voce “Aumento L. 448/2001”.

Se si rientra nei limiti di reddito per l’Incremento al Milione ma la maggiorazione non risulta nel cedolino, è possibile che l’Inps non disponga di dati reddituali aggiornati.

In questi casi è consigliabile:

  • presentare il Modello Red, se richiesto;
  • inoltrare una domanda di ricostituzione reddituale;
  • rivolgersi a un patronato per una verifica completa della posizione.

Aumento pensioni, come funziona la perequazione

Dal 1° gennaio 2026 la rivalutazione è applicata secondo il meccanismo a fasce:

  • 100% dell’indice (1,4%) fino a 4 volte il minimo Inps (fino a 2.413,60 euro lordi);
  • 90% dell’indice (1,26%) tra 4 e 5 volte il minimo (da 2.413,61 euro lordi fino a 3.017 euro lordi);
  • 75% dell’indice (1,05%) oltre le 5 volte il minimo (oltre a 3.017,01 euro lordi).

Gli effetti sono molto diversi a seconda dell’importo. Le pensioni minime beneficiano di aumenti di pochi euro, mentre gli assegni medio-alti possono registrare incrementi lordi tra 30 e 50 euro mensili, che però vengono ridimensionati dalla tassazione.