Secondo quanto emerge dal report AgriMercati di ISMEA, nei primi undici mesi del 2025 le esportazioni agroalimentari hanno registrato una crescita del 5% su base annua, arrivando a sfiorare la soglia dei 67 miliardi di euro. I dati più recenti confermano una traiettoria di crescita che coinvolge produzione, export, occupazione e valore aggiunto, rafforzando il ruolo dell’Italia come uno dei principali attori globali nel panorama del food & beverage di qualità.
Agroalimentare in Italia, i numeri del settore
Dal punto di vista economico, l’agroalimentare italiano si conferma un sistema complesso e integrato, in cui agricoltura, industria di trasformazione, logistica e distribuzione concorrono alla creazione di valore. È proprio l’aumento del valore aggiunto agricolo, insieme con la crescita della produzione dell’industria alimentare, che nei primi nove mesi del 2025 hanno segnato un incremento del 4,5%.
Il vino, il pomodoro da industria, l’olio extra vergine di oliva e i formaggi italiani rappresentano non soltanto eccellenze produttive, ma veri e propri asset economici strategici. La loro presenza consolidata sui mercati esteri rafforza l’immagine dell’Italia come Paese produttore di qualità, contribuendo a costruire un vantaggio competitivo difficilmente replicabile. In questo senso, l’export agroalimentare da canale di vendita si conferma strumento di posizionamento internazionale del sistema economico italiano.
Un settore che traina lavoro ed economia
La crescita del settore agricolo e agroindustriale si traduce in un aumento dei livelli occupazionali, con effetti diretti sui territori e sulle comunità locali. In Italia si contano circa 55.000 imprese agricole guidate da under 35. Questo dato posiziona l’Italia ai vertici dell’Unione Europea per presenza giovanile nel settore (fonte: Coldiretti/Istat, Rapporto fine 2025). Le imprese agricole guidate da giovani mostrano una produttività media di 4.500 euro per ettaro, un valore che è il doppio della media europea e superiore a quello di competitor storici come Francia e Spagna.
Inoltre, secondo i dati Istat (rivelazioni sulle forze di lavoro), l’occupazione in agricoltura ha mostrato una stabilità resiliente, con una crescita dei lavoratori dipendenti di circa il 2,5% nell’ultimo anno, a fronte di una flessione del lavoro autonomo tradizionale.
L’agricoltura, spesso percepita come comparto tradizionale, si configura sempre più come un settore moderno, capace di offrire opportunità professionali legate all’innovazione, alla sostenibilità, alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione avanzata delle filiere. Secondo l’Osservatorio smart AgriFood, il mercato dell’agricoltura 4.0 in Italia ha superato il valore di 2,5 miliardi di euro, con un tasso di adozione di soluzioni digitali che riguarda circa il 9% della superficie agricola utilizzata. Questo contribuisce a contrastare lo spopolamento delle aree rurali e a rafforzare la coesione territoriale.
Quali sono i prodotti più venduti
Secondo l’ultimo rapporto ISMEA AgriMercati (del 2025), i prodotti che maggiormente contribuiscono alle esportazioni sono quelli con forte riconoscibilità internazionale e legati alla tradizione alimentare italiana. Tra i principali ci sono il vino, l’olio extravergine di oliva, simbolo del Made in Italy e apprezzato soprattutto nei mercati extra-UE. Poi c’è la pasta, soprattutto quella di semola secca, che è uno dei prodotti agroalimentari italiani più esportati a livello globale, insieme ai formaggi stagionati e lattiero-caseari, che rappresentano una quota significativa dell’export, con prodotti come Grana Padano e Parmigiano Reggiano particolarmente richiesti all’estero.