Visite fiscali Inps, più controlli per le assenze da malattia: cosa rischiano i lavoratori

Nel secondo trimestre 2025 le verifiche a domicilio hanno sfiorato quota 400mila, con 14 milioni di certificati presentati. Quali sono gli obblighi, le conseguenze e le fasce orarie di reperibilità e quali sanzioni si rischiano

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

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L’Inps ha inaugurato una stretta sulle visite fiscali a centinaia di migliaia di lavoratori che hanno richiesto assenza per malattia. Ma non per effetto di nuove norme. Nel secondo semestre 2025 i controlli domiciliari sono saliti a circa 399mila, in aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un trend che, a parità di regole, sta rendendo più frequenti gli accertamenti medico-legali richiesti dai datori di lavoro o disposti d’ufficio, con conseguenze rilevanti in caso di assenza ingiustificata.

Visite fiscali Inps 2025-2026: perché aumentano i controlli

L’aumento dei controlli emerge nel dettaglio dai dati relativi al terzo e quarto trimestre del 2025. Tra luglio e settembre sono state effettuate circa 199mila visite mediche di controllo, in crescita del 5,8% su base annua. Nel trimestre successivo, tra ottobre e dicembre, gli accertamenti sono stati poco meno di 200mila, con un incremento dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Nel complesso, le quasi 399mila verifiche domiciliari nel secondo semestre confermano un rafforzamento operativo del sistema di contrasto all’assenteismo per malattia. Le regole restano le stesse, ma è cresciuto il ricorso allo strumento della visita fiscale, che può essere richiesto dal datore di lavoro anche fin dal primo giorno di prognosi oppure disposto direttamente dall’Inps.

Sempre nel secondo semestre 2025, i certificati medici hanno toccato la soglia record di 14 milioni, in aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente. Ben il 78,7% dei documenti è stato presentato da lavoratori del settore privato. Proprio in questo contesto si inserisce la stretta sulle verifiche ispettive.

Fasce di reperibilità per visita fiscale: orari e obblighi per i lavoratori

Durante l’assenza per malattia il lavoratore è tenuto a rispettare specifici obblighi di reperibilità domiciliare nelle fasce orarie previste per le visite mediche di controllo. Attualmente, per dipendenti pubblici e privati si applicano le stesse finestre temporali:

  • dalle 10 alle 12
  • dalle 17 alle 19

I controlli possono essere effettuati tutti i giorni della settimana, compresi sabati, domeniche e festivi, per l’intera durata della prognosi indicata nel certificato medico trasmesso all’Inps.

Il lavoratore deve rendersi reperibile all’indirizzo indicato nel certificato di malattia. In caso di variazione temporanea del domicilio, è necessario comunicarla tempestivamente per evitare contestazioni legate all’eventuale assenza durante la visita fiscale.

Assenza alla visita fiscale Inps: quali sanzioni si rischiano

L’assenza ingiustificata durante la visita fiscale può comportare conseguenze economiche immediate. In particolare, il lavoratore può perdere in tutto o in parte il diritto all’indennità di malattia riconosciuta dall’Inps in base all’articolo 5, comma 14, del Decreto Legge n. 463/1983, convertito nella legge n. 638/1983.

In caso di irreperibilità, l’Istituto può disporre ulteriori accertamenti medico-legali per verificare la reale sussistenza dello stato patologico dichiarato. Se emergono incongruenze tra certificazione medica e accertamento domiciliare, l’indennità può essere ridotta o sospesa per il periodo contestato.

La norma è attuata operativamente dalle circolari Inps, in particolare la numero 95/2016 e successive istruzioni del Polo Unico, le quali prevedono:

  • per la prima assenza ingiustificata: perdita totale dell’indennità per i primi 10 giorni di malattia;
  • per la seconda assenza: riduzione del 50% per il restante periodo;
  • per la terza assenza: perdita totale dell’indennità per tutto il periodo residuo.

Oltre all’impatto sul trattamento economico, nei casi più gravi il datore di lavoro può avviare procedimenti disciplinari interni, con possibili ripercussioni sul rapporto di lavoro. Fino al possibile licenziamento.