Instagram obbliga gli inserzionisti a dichiarare se un contenuto è generato con l’AI: cosa cambia

Dalla stretta sulle etichette delle immagini alla riduzione della copertura organica: la strategia di Meta proteggersi dalle future cause legali prodotte dall'AI Act.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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L’invasione di profili sintetici e influencer virtuali costruiti dagli algoritmi sta spingendo le grandi piattaforme social a rivedere a fondo i propri standard di trasparenza. Instagram ha annunciato un aggiornamento nel sistema di tracciamento dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, modificando la dicitura dell’etichetta identificativa per i profili da Creato con IA in Profilo generato dall’IA.

Una mossa che a prima vista risponde alle esigenze della community, ma che potrebbe riflettere una precisa strategia difensiva di Meta per tutelarsi da imminenti azioni legali, sanzioni regolatorie e accuse di disinformazione.

Cosa cambia per i creator e la penalizzazione nell’algoritmo

La nuova etichetta sostituisce la precedente formulazione con un messaggio più chiaro e visibile per l’utente finale. Il sistema è pensato per segnalare la natura sintetica dei profili gestiti interamente da modelli di AI generativa o rappresentati da avatar digitali che simulano persone reali.

I punti centrali della nuova policy introdotta da Meta si riassumono in precise linee guida operative:

  • l’obbligo di autocertificazione riguarda i profili che utilizzano figure sintetiche o personaggi virtuali per interagire con il pubblico;
  • i profili che non dichiarano la propria matrice sintetica subiranno una penalizzazione immediata della copertura organica, venendo esclusi dalla sezione Esplora e dai suggerimenti del feed;
  • gli account gestiti da creator umani che impiegano l’intelligenza artificiale esclusivamente per il fotoritocco o il montaggio video rimangono esenti dal bollino sull’account, restando soggetti solo al tag sul singolo post.

La presunta minaccia della riduzione di visibilità punterebbe a disincentivare la proliferazione indisturbata di fake influencer, capaci di monetizzare sulla buona fede degli utenti. Ma non sta tutto qui il motivo per cui la squadra legale di Meta si sta lanciando in questa operazione di trasparenza.

Meta previene processi e sanzioni internazionali

Al di là degli intenti dichiarati sulla tutela dell’esperienza utente, la stretta di Instagram risponde prima di tutto a una necessità di conformità normativa. L’approvazione dell’AI Act da parte dell’Unione Europea e le crescenti pressioni delle autorità regolatorie negli Stati Uniti impongono paletti stringenti in materia di trasparenza e tracciabilità dei contenuti sintetici.

Gli elementi che hanno spinto Mark Zuckerberg a rimodulare la piattaforma sotto questo aspetto includono precisi rischi giuridici:

  • il pericolo di cause collettive per truffa o pubblicità ingannevole promosse da consumatori tratti in errore da bot o avatar commerciali non dichiarati;
  • sanzioni milionarie previste dalle autorità antitrust europee per la mancata segnalazione di contenuti manipolati capaci di alterare la concorrenza e il mercato;
  • la necessità di dimostrare un atteggiamento proattivo nel contrasto al deepfake e alla disinformazione di matrice politica.

Introducendo regole chiare e responsabilità diretta in capo a chi crea i contenuti, Meta trasferisce l’onere della dichiarazione sugli utenti, creandosi una barriera di protezione legale in caso di contestazioni o contenziosi in tribunale. In questo modo a pagare non sarà più la piattaforma ospitante ma chi ha ordinato e generato quel contenuto con l’AI senza dichiararlo.

Quale futuro per l’AI sui social

C’è chi dice che consentire la proliferazione incontrollata di profili sintetici rischierebbe di compromettere il fattore umano, che renderebbe i social media più attrattivi per gli investitori pubblicitari, arrivando a deprezzare i contratti di collaborazione tra aziende e influencer. Ma è difficile dire oggi quali sono i contenuti che il consumatore di social network tenderà a scartare. Può avere un senso dichiarare l’origine di un tipo di prodotto, che sia un video finalizzato all’intrattenimento, al marketing puro o, addirittura, all’informazione.

L’etichettatura obbligatoria promossa da Instagram rappresenta quindi un passo inevitabile: una manovra necessaria per mettere al sicuro l’azienda da ulteriori processi. Tuttavia, restano dei dubbi sulla credibilità di Meta. Aver spostato l’onere della responsabilità dalla piattaforma ai creator costituisce una tutela molto legale ma molto meno etica.