Nuova Delhi contro lo smog, smart working al 50% e stop ai veicoli più inquinanti

La capitale indiana impone il lavoro da remoto e stravolge la mobilità urbana per ridurre il traffico. Blocco ai cantieri e alle auto vecchie

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Dal 1° novembre Nuova Delhi prova a ridurre lo smog cambiando il modo di lavorare. Sono entrate in vigore le misure del “Piano d’Azione Invernale 2026-27”, annunciate dall’ufficio della chief minister Rekha Gupta. Secondo quanto riportato dall’Afp, prevedono il raddoppio dei costi di parcheggio e l’adozione dello smart working nel settore pubblico e privato, per limitare le emissioni del traffico.

Le autorità vieteranno inoltre l’accesso alla capitale ai veicoli non conformi alle norme sulle emissioni. È stato poi introdotto un divieto immediato per qualsiasi attività di demolizione o costruzione all’aperto che comporti dispersione di polveri. L’ufficio della chief minister ha invitato tutti i residenti a seguire le linee guida per rendere l’aria “più pulita e più sana”.

Il piano di Nuova Delhi contro lo smog

È finito il tempo della sperimentazione, in India è in corso un cambio di impostazione, un quadro permanente per la lotta allo smog. In una delle città più inquinate al mondo il Governo ha presentato un piano valido dal 1° novembre al 28 febbraio al posto della stagionale prassi delle ordinanze.

Secondo la chief minister, il piano accorpa vari provvedimenti già esistenti in un unico sistema con l’obiettivo di migliorare il rispetto delle regole e dei controlli. Il piano nasce dopo anni di accese critiche, con il Governo locale accusato di non avere una politica coordinata contro l’inquinamento.

Le misure

Da qui l’iniziativa che punta a far tacere le critiche e a dare una risposta ai milioni di cittadini che abitano la città.

Tra le misure:

  • smart working al 50%;
  • parcheggi a prezzo doppio;
  • stretta sui veicoli;
  • cantieri sotto controllo;
  • più sensori.

Entrando più nello specifico troviamo il piano per uno smart working del 50% dei dipendenti. Uffici pubblici e privati dovranno organizzarsi per avere in presenza solo il 50% del personale, mentre il resto lavorerà da casa.

Questo si accompagna anche a un maggior costo dei parcheggi autorizzati per il periodo che va dal 1° novembre al 28 febbraio, così da scoraggiare l’uso dell’auto privata, anche per andare al lavoro, e spingere verso il trasporto pubblico.

Se questo non bastasse, secondo la stampa indiana viene vietato l’ingresso ai veicoli non conformi agli standard BS VI e vengono introdotti i controlli obbligatori dei certificati di emissione ai distributori.

Infine verranno messe delle restrizioni su costruzioni e demolizioni, con i cantieri sottoposti a un monitoraggio basato sull’intelligenza artificiale.

Le conseguenze sull’economia

Si tratta di un piano strutturato, con vantaggi e svantaggi, ma necessario a fronte di una qualità dell’aria che nei primi mesi del 2026 è rientrata nella top ten delle peggiori al mondo.

Dall’altra parte, però, le imprese si sono dovute organizzare, anzi riorganizzare, per il lavoro da remoto. Oltre a riorganizzare i team in presenza e in smart working, è stato richiesto anche di pianificare per tempo i turni d’ufficio così da rendere la circolazione in strada meno affollata e anche meno inquinante.

E poi c’è il comparto dell’edilizia che dovrà fare i conti con le limitazioni dei cantieri. Infine ci sono i lavoratori che vengono da fuori, quelli che usano l’auto per spostarsi per via di mezzi pubblici sempre molto saturi. A questi toccherà pagare di più il posto auto o mettere in conto ritardi dovuti ai mezzi pubblici.

È impossibile calcolare al momento l’impatto che questo piano avrà sulle imprese e quindi sull’economia della città e non solo, ma se avranno ragione lo si capirà anche dal miglioramento della qualità dell’aria nei prossimi mesi.