Bioplastiche dalla birra, il progetto per trasformare gli scarti è Made in Sud

Grazie al recupero delle trebbie esauste, l'industria birraria potrebbe ridurre le emissioni e creare nuovi posti di lavoro green nel cuore della Sicilia

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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È possibile creare plastica dalla birra? È la domanda alla quale hanno tentato di rispondere diverse società con un progetto avviato nel 2022. Si chiama Life RESTART e ora è realtà. Con questo progetto l’industria birraria, che ogni anno produce ingenti quantità di trebbie esauste, permetterà di risparmiare volumi di discarica ed emissioni di gas climalteranti.

Grazie alla birra, nello specifico agli scarti della birra, sarà possibile trasformare un rifiuto organico considerato problematico in una risorsa di alto valore.

Il settore della birra sulla sfida ambientale e climatica

Il progetto Life RESTART nasce dalla consapevolezza, posta come premessa al progetto stesso, che la transizione ecologica richieda delle soluzioni capaci di affrontare simultaneamente più criticità. Tra queste risultano la gestione dei rifiuti e l’eccessivo consumo di risorse fossili. Con Life RESTART si guarda a un settore molto specifico, ovvero agli scarti della produzione di birra.

L’idea nasce dai dati dell’industria birraria, che genera per ogni ettolitro di birra circa 20 kg di trebbie esauste. In Europa la produzione annuale supera i 6,4 milioni di tonnellate. Una quota finisce in discarica, ma il suo impatto inquinante prosegue anche con le emissioni di gas climalteranti, che sono state calcolate pari a 513 kg di CO₂ per ogni tonnellata interrata.

Trasformare rifiuti organici in bioplastica

Di pari passo, si legge nel comunicato del progetto, il consumo di plastica continua a crescere. Nell’Europa occidentale il consumo medio annuo supera i 150 kg pro capite e l’impatto stimato è di oltre 13 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno solo per la produzione.

Inoltre, anche le bioplastiche derivate da colture dedicate, ovvero bioplastiche “vergini”, non possono essere escluse da problematiche quali l’uso del suolo agricolo, le emissioni di CO₂ e la competizione con le filiere alimentari.

Da qui l’idea del progetto Life RESTART, che prende spunto dall’economia circolare che vuole che un rifiuto diventi un prodotto strategico. Con questo si trasforma il rifiuto organico problematico in una risorsa per la produzione di bioplastiche biodegradabili e compostabili.

Gli obiettivi del progetto sono:

  • ridurre l’impatto ambientale;
  • diminuire la dipendenza da plastiche di origine fossile;
  • sviluppare e validare biocompound biodegradabili e compostabili ottenuti tramite trebbie di birra;
  • dimostrare la fattibilità tecnica, economica e ambientale di un modello industriale replicabile;
  • integrare gli obiettivi ambientali con finalità sociali, creando occupazione green.

I risultati del progetto

Il progetto, coordinato dall’ente no-profit “Fondazione Messina”, si concluderà a fine 2026 e dovrebbe consentire la produzione su scala semi-industriale di nuove bioplastiche e lo sviluppo di prototipi di manufatti biodegradabili con potenziale interesse per il mercato.

I risultati più attesi sono quelli di poter recuperare circa 600.000 tonnellate di trebbie umide per la produzione di biopolimeri e ottenere circa 120 tonnellate di prodotto per consentire la produzione di 300 tonnellate di biopolimeri.

A partire da questi risultati attesi, c’è la possibilità di creare almeno 7 nuovi posti di lavoro “green”, con particolare attenzione all’inclusione di persone svantaggiate. Infatti, una delle specifiche del progetto è l’approccio basato sui principi dell’economia sociale, con il nuovo impianto produttivo localizzato in un borgo di un’area interna della Sicilia, Roccavaldina in provincia di Messina, interessato da processi di spopolamento e da una cronica carenza di opportunità economiche.

Si legge nel progetto che i capannoni produttivi, che erano precedentemente in stato di abbandono, ora sono stati completamente rigenerati e ospiteranno un centro educativo sui biomateriali e sulla transizione ecologica.