Rottamazione quater, riapertura ancora possibile con il decreto fiscale: cosa può succedere

Dopo lo stop nel Milleproroghe si valuta di riaprire la rottamazione quater nel decreto fiscale ma con nuove scadenze e coperture da trovare

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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La partita sulla rottamazione quater non è chiusa: è vero che il decreto Milleproroghe non ha recepito l’emendamento che avrebbe consentito ai contribuenti decaduti, per il mancato pagamento della rata del 30 novembre, di rientrare in corsa saldando entro il 28 febbraio.

Ma nella maggioranza il dossier resta aperto e si lavora a un possibile recupero nel prossimo decreto fiscale.

Rottamazione quater, riapertura fuori dal Milleproroghe

Lo ha confermato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha parlato esplicitamente della possibilità di “recuperare l’emendamento” promosso dalla Lega e sostenuto in particolare dal deputato Alberto Gusmeroli. Il nodo, come sempre, è quello delle coperture.

Il decreto Milleproroghe è stato approvato alla Camera e viaggia ora verso il Senato in modalità blindata, dal momento che non ci sono i tempi per una revisione del testo. Il decreto non introduce nuove definizioni agevolate e registra soprattutto ciò che non è entrato in conversione.

L’emendamento per salvare i riammessi alla rottamazione quater che avevano pagato la rata di luglio ma non quella del 30 novembre non è mai arrivato al voto in Commissione.

Il risultato:

  • chi ha saltato la rata del 30 novembre è decaduto dalla rottamazione quater;
  • la rata del 28 febbraio può essere pagata solo da chi è in regola con tutte le precedenti scadenze;
  • resta unicamente la tolleranza di legge di cinque giorni sulla scadenza (dal 28 febbraio si finisce al 9 marzo).

In altre parole, l’eventuale riammissione dei decaduti, se mai dovesse arrivare, dovrà passare da una nuova norma.

La maggioranza valuta di ripescare la misura nel decreto fiscale in preparazione. Ma non è più tecnicamente possibile legare la riammissione alla scadenza del 28 febbraio, neppure con i famosi cinque giorni di tolleranza, perché il calendario viene ormai superato dai tempi parlamentari.

L’ipotesi più praticabile, eventualmente, sarebbe quella di fissare una nuova finestra di rientro, probabilmente a fine marzo o oltre, imponendo ai contribuenti decaduti di versare in un’unica soluzione:

  • la rata non pagata di fine novembre;
  • e la rata successiva prevista dal piano originario.

Ma al momento, bisogna precisarlo, si registra solo l’apertura della maggioranza a considerare la questione mentre di concreto non vi è nulla. Il primo step sarà la valutazione delle coperture. Poi si ragionerà sulla fattibilità.

Cosa succede se non si paga una rata della rottamazione

Ad oggi, e in mancanza di intervento normativo, chi non ha pagato la rata del 30 novembre della rottamazione quater è di fatto decaduto. E tutto quello che ha versato in precedenza si considera un acconto sul debito iniziale, al quale non si applicano più i benefici della definizione agevolata.

Altre misure del decreto fiscale

La rottamazione quater non è l’unico fronte aperto. Nel decreto fiscale dovrebbero confluire anche altri interventi rimasti fuori dal Milleproroghe.

Uno riguarda i piccoli pacchi extra Ue: si lavora a una doppia mossa (rinvio e possibile stop) del contributo di 2 euro, in vista dell’entrata in vigore dal 1° luglio del nuovo dazio comunitario.

C’è poi la questione dello scudo per i condomini sul Superbonus, con l’ipotesi di tutela in caso di lavori incompleti o irregolarità, per evitare che le responsabilità ricadano interamente sugli amministratori o sui condomini in buona fede.

Per quanto riguarda l’Iva sulle permute, la nuova disciplina che dal 2026 sposta il calcolo dell’imponibile dal valore normale ai costi effettivi ha creato problemi interpretativi sui contratti pluriennali. L’idea di far partire il nuovo regime solo per i contratti stipulati dal 2026, lasciando un periodo transitorio per quelli in corso, potrebbe tornare sul tavolo, con un effetto di rinvio parziale del minor gettito stimato.