Islanda accelera per entrare nell’Ue, pressione su dazi Usa e Groenlandia

Il governo di Reykjavik potrebbe anticipare i tempi per l'adesione a causa delle tensioni geopolitiche e delle minacce sui dazi americani

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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L’Islanda potrebbe accelerare i negoziati di adesione all’Unione europea. Nell’estate 2026 potrebbe arrivare la decisione finale. La notizia viene riportata dal giornale Politico, che cita due fonti vicine ai preparativi per l’adesione del Paese. L’anticipazione dei tempi potrebbe essere dovuta all’allargamento dell’Unione europea stessa verso paesi come l’Ucraina, anche se con adesione parziale, e il Montenegro, che ha chiuso i negoziati il mese scorso.

Il governo islandese aveva promesso un referendum sulla ripresa dei negoziati per l’adesione all’Unione europea entro il 2027, essendo questi ormai fermi dal 2013. Ora però le tempistiche sono accelerate anche per via degli sconvolgimenti geopolitici. Un’altra motivazione potrebbe risiedere nelle continue tensioni con Washington per l’imposizione di dazi e le minacce di annessione della Groenlandia.

Islanda in Europa: verso il voto

Politico riporta due fonti vicine ai preparativi, quindi potenzialmente fonti interne al governo di Reykjavik. Secondo queste, il parlamento islandese dovrebbe annunciare la data delle elezioni ormai a settimane. L’avvicinamento accelerato dell’Islanda ai negoziati per l’adesione all’Europa non stupisce neanche per via delle numerose visite politiche che sono intercorse tra Bruxelles e l’Islanda.

L’avvicinamento era stato già confermato da Marta Kos, commissaria Ue per l’allargamento, che aveva incontrato il ministro degli Esteri islandese lo scorso mese a Bruxelles. Quest’ultima, intervistata da Politico, aveva dichiarato che si trattava sempre di più di “una questione di sicurezza, di appartenenza e di preservare le capacità di agire in un mondo di sfere di influenza concorrenti”.

Ma anche Ursula von der Leyen, dopo l’incontro con la Prima Ministra islandese Kristrún Frostadóttir, ha sottolineato che la loro partnership offriva stabilità e prevedibilità in un mondo instabile.

Perché l’Islanda accelera i tempi?

Le motivazioni dietro alla necessità di accelerare i tempi potrebbero essere spiegate, pur in assenza di una dichiarazione ufficiale, guardando alla situazione geopolitica globale. Infatti, ancor prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, il dibattito sulla ripresa dei negoziati di adesione era ripreso.

Ora si accelera per via di quelle che sono considerate minacce provenienti dagli Stati Uniti. Da una parte i dazi, dall’altra l’attenzione di Donald Trump verso la vicina Groenlandia.

Politico riporta le preoccupazioni del Paese dopo che il presidente Donald Trump ha citato l’Islanda in un discorso al World Economic Forum dove discuteva di Groenlandia. Un passaggio che ha attirato l’attenzione e che potrebbe aver spinto per l’accelerazione, secondo il giornale che riporta le due fonti vicine al governo islandese.

Perché ora in Europa?

L’Islanda aveva chiesto di non essere più considerata un Paese candidato all’adesione all’Unione Europea nel 2015, dopo che aveva presentato domanda nel 2009. Era accaduto in seguito a una crisi finanziaria che aveva portato al collasso delle tre principali banche commerciali del paese. Ma nel 2013, quando l’economia islandese si riprese, il governo congelò i negoziati.

Ora però la situazione è cambiata. L’Islanda occupa una posizione non trascurabile nell’Atlantico settentrionale ed è potenzialmente esposta, non avendo un esercito, alle minacce dell’amministrazione Trump, al pari della Groenlandia.

Non si può neanche non evidenziare il vantaggio economico dell’adesione all’Unione Europea. La popolazione islandese, in un recente sondaggio di metà dello scorso anno, si dice favorevole.

Certo, l’ingresso non è così semplice e potrebbero esserci delle crisi da risolvere, come il diritto di pesca che ha rappresentato già nei scorsi negoziati un grosso problema. Basti pensare alle “Guerre del merluzzo” degli anni ’50 e ’70 tra Regno Unito e Islanda. Ora però il Regno Unito non è più nell’Unione Europea e questo potrebbe evitare il ripresentarsi dell’ostacolo del “pesce”.

L’Islanda dentro prima di altri paesi

Nel caso gli islandesi decidessero di riprendere i colloqui, i negoziati andrebbero avanti molto rapidamente e questo perché, quando vennero congelati nel 2013, il paese aveva già chiuso 11 dei capitoli negoziali su 33 totali. Il Montenegro, per esempio, ha superato questo traguardo solo negli ultimi mesi. Di fatto potrebbe non volerci molto, forse neanche un anno.

Certo è che l’Unione Europea è il principale partner commerciale dell’Islanda. Nel 2024 ha rappresentato oltre il 52% del commercio totale islandese e ha assorbito il 62,5% delle esportazioni islandesi. L’integrazione economica esiste già, così come la vicinanza sul tema della sicurezza, visto che l’Islanda è un membro fondatore della Nato dal 1949 e la sua sicurezza è totalmente basata sull’alleanza.

Con la prospettiva di un negoziato in ripresa ad agosto 2026, si può immaginare un’accelerazione verso i passaggi di adesione entro il 2027.