Allarme carta igienica: potrebbe essere a rischio nei supermercati

Gli effetti generati dal conflitto tra Russia e Ucraina arrivano a toccare la filiera cartaria: a rischio la carta igienica nei supermercati

Allarme bollette, ma non solo. Le ripercussioni della guerra in Ucraina si sono schiantate come un treno in corsa contro l’Italia e il resto dell’Europa. A seguito della stagflazione sono ormai numerose le filiere entrate in crisi. E tra queste c’è anche quella dei prodotti di carta, a causa delle sanzioni dell’Occidente a Russia e Bielorussia sull’importazione di varie tipologie di legno.

Il blocco sta provocando rallentamenti nella fabbricazione da una parte, e vertiginosi aumenti dei costi dall’altra. La produzione della carta igienica non ne è esente: per questo, vista anche l’incognita della durata del conflitto, gli scaffali dei supermercati rischiano di essere sempre meno riforniti.

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La carenza della betulla

Il divieto di importare da Russia e Bielorussia alcuni tipi di legno è stato imposto lo scorso aprile, circa un mese dopo lo scoppio della guerra. Gli effetti sui prezzi tuttavia iniziano a farsi sentire adesso, con il conseguente pericolo di andare in contro a uno stop generalizzato delle cartiere. I due Paesi destinatari della sanzione, insieme all’Ucraina, forniscono ai maggiori Stati produttori del materiale, come Svezia e Finlandia, il legname per realizzarlo.

A finire nel mirino del blocco tra le varie tipologie del legno c’è la betulla, di fondamentale importanza per tutta la filiera. La sua polpa non è immune all’instabilità dei mercati. Composta da particolari fibre corte, è utilizzata non solo per comporre il tessellato del parquet o creare le scatole di cartone, ma anche per rendere la tela della “toilet paper” più soffice.

Stando alle stime, il suo prezzo è aumentato di circa la metà, complici la difficoltà nel reperimento e l’elevato costo energetico delle fabbriche che trasformano i trucioli in cellulosa. Difficile prevedere quando la sua catena di produzione possa tornare a stabilizzarsi: intanto, da diverse parti del mondo la corsa per accaparrarsi la betulla è partita.

Cartiere in crisi, allarme carta igienica

Le aziende di produzione della carta sono tra le più energivore, in quanto necessitano di importanti risorse energetiche per poter innescare il processo di trasformazione del legno.

In generale, il settore era già andato in crisi nel 2020, durante i primi mesi della pandemia da coronavirus. A provocare i maggiori problemi erano state la congestione dei porti e l’interruzione del commercio su larga scala: le navi adibite al trasporto dei container si erano infatti bloccate rallentando l’intero mercato.

Oggi a pesare sono la riduzione dei volumi di materia prima e l’aumento sregolato dei costi legati all’energia. Da inizio 2022 allo scorso settembre sono arrivate sul mercato 1,4 milioni di tonnellate di polpa in meno, a cui andranno aggiunti almeno altri 1,2 milioni.

Numeri gravi, tali da far diventare i rotoli di carta igienica più sottili, meno reperibili e decisamente dispendiosi. La conseguenza? Supermercati meno riforniti e isteria dei consumatori sempre più alta.

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La situazione in Italia

Quando la produzione arriva a superare i profitti, scatta la crisi. L’Italia produce ogni anno tra le 9,5 e le 10 milioni di tonnellate di carta. E per quanto riguarda la “toilet papaer”, in Europa il Paese è il suo primo produttore.

Si stima che il processo lavorativo della carta igienica sia sceso del 30% e negli ultimi mesi già diverse aziende cartarie hanno preso la decisione di fermare i loro stabilimenti. Lo scorso marzo per esempio il gruppo veneto ProGest, tra le maggiori realtà italiane del settore, ha optato per sospendere alcuni giorni la produzione di tutta la carta ad uso domestico.

Più volte le associazioni di categoria hanno lanciato un grido di allarme. Secondo Assocarta già nel mese di dicembre 2021 le cartiere pagavano il gas utilizzato per gli impianti circa 5 volte in più rispetto al 2020. In seguito all’invasione russa dell’Ucraina il costo è mediamente duplicato, con punte anche 15 volte più alte.

La crisi – denuncia l’associazione – rischia di avere di conseguenza “un impatto devastante” anche sull’occupazione della filiera. “Sono diverse le aziende cartiere che stanno già utilizzando la cassa integrazione per l’aumento eccezionale dei costi energetici, con il concreto rischio di arrivare a chiusure di siti produttivi”.