Tassi dei mutui 2026, Bce blocca gli aumenti: chi guadagna dal periodo di stabilità

Il 2026 dovrebbe essere un anno di stabilità per i tassi di interesse e, di conseguenza, anche per quelli dei mutui dopo anni di aumenti e di imprevedibilità del mercato

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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Nel 2025 i tassi di interesse dei mutui hanno iniziato a riallinearsi con il costo del denaro. Il calo è però stato attenuato dal fatto che i tagli della Bce hanno spinto molte famiglie e imprese ad acquistare immobili attraverso dei prestiti ipotecari, soprattutto nel caso in cui fossero acquisti rimandati negli anni di tassi alti dopo la pandemia.

La conseguenza è stata che i tassi sono rimasti relativamente alti a causa dell’alta domanda. Nel 2026 però lo scenario dovrebbe cambiare, con una normalizzazione del mercato e dei tassi, facilitata anche dalla stabilità annunciata dalla Bce.

Il mercato dei mutui in Italia tra 2025 e 2026

Nei primi nove mesi del 2025, periodo a cui fanno riferimento gli ultimi dati disponibili, la domanda di mutui in Italia è cresciuta del 16,4% rispetto al 2024. Un risultato che segna il ritorno delle famiglie e delle imprese sul mercato immobiliare dopo anni di rinvii a causa dei tassi di interesse molto alti.

Anche l’importo medio è aumentato, fino ad arrivare a 156mila euro. A chiedere un mutuo sono principalmente adulti nella fascia 25-44 anni. La Lombardia è la regione in cui più giovani riescono a chiedere un mutuo e anche quella in cui i prestiti ipotecari vengono utilizzati maggiormente per l’acquisto di case ad alta efficienza energetica.

In crescita molto accentuata le surroghe, +46,2%, che segnalano l’interesse di chi ha stipulato un mutuo negli anni scorsi a ridurre i tassi di interesse concordati al momento della stipula, viste le condizioni più convenienti che i nuovi tassi presentano.

Cosa farà la Bce nel 2026

Sono state determinanti, per questo risultato, le decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea:

  • 30 gennaio 2025 La Bce taglia i tassi di interesse di 25 punti base;
  • 6 marzo 2025 La Bce taglia i tassi di interesse di 25 punti base;
  • 17 aprile 2025  La Bce taglia i tassi di interesse di 25 punti base;
  • 5 giugno 2025 La Bce taglia i tassi di interesse di 25 punti base;
  • 24 luglio 2025 Bce, tassi di interesse invariati;
  • 11 settembre 2025 Bce, tassi di interesse invariati;
  • 30 ottobre 2025 Bce, tassi di interesse invariati;
  • 18 dicembre 2025 Bce, tassi di interesse ancora invariati.

Quattro tagli consecutivi e quattro mantenimenti che hanno portato il costo del denaro al 2%. Per il 2026, in diverse dichiarazioni, i membri del Consiglio direttivo e la presidente Christine Lagarde hanno fatto intendere che il 2026 dovrebbe essere un anno di stabilità. I primi interventi potrebbero arrivare soltanto nel 2027 e, a seconda anche di chi sostituirà l’attuale direttrice, potrebbero anche riguardare un aumento dei tassi.

Il pericolo Trump

C’è però un’incognita, rappresentata da Donald Trump. A maggio scade il mandato di Jerome Powell a capo della Fed. Per più di un anno, Powell si è opposto alle ingerenze della Casa Bianca, mantenendo una politica monetaria basata sui dati, mentre Trump chiedeva ampi tagli agli interessi sui depositi. Per questa ragione, sostiene lo stesso Powell, è stato indagato per la ristrutturazione della sede di Washington della Fed.

La sostituzione di Powell con un direttore più vicino a Trump potrebbe causare panico sui mercati, in particolare se la Fed dovesse apportare tagli molto netti al costo del denaro. Il dollaro potrebbe perdere molto valore, mettendo a rischio il suo ruolo come moneta di riserva mondiale. In questo caso le logiche legate al valore dell’euro potrebbero cambiare e di conseguenza la Bce potrebbe doversi adattare alla situazione, intervenendo sul costo del denaro.