Quando si decide di investire, una delle cose più importanti da capire è dove avvengono concretamente le operazioni. Che si acquistino azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari, non si entra mai in un mercato privo di regole. Ogni scambio, infatti, avviene all’interno di sedi di negoziazione autorizzate come i mercati regolamentati o gli Mtf (sistemi multilaterali). Ecco come funzionano, chi li controlla, perché sono così importanti e qual è la differenza con quelli non regolamentati.
Indice
I mercati regolamentati in Italia
Si definiscono mercati regolamentati quelle piattaforme finanziarie controllate e soggette a regole precise, stabilite principalmente dal Testo Unico della Finanza (Tuf).
Proprio per l’elevato dettaglio di tali norme, il ruolo della Banca d’Italia e della Consob è più centrale rispetto ad altre sedi di negoziazione: queste autorità devono infatti controllare che tutto avvenga in modo trasparente e corretto.
In questo scenario, chi gestisce un mercato regolamentato ha compiti ben precisi:
- organizzare le strutture e i servizi per farlo funzionare;
- controllare che tutte le attività rispettino le norme;
- garantire che le operazioni avvengano in modo ordinato.
Inoltre, ha il potere di decidere se un titolo:
- può essere ammesso alla quotazione;
- deve essere sospeso;
- deve essere escluso quando non rispetta i requisiti previsti.
Il gestore del mercato deve anche adottare tutte le misure necessarie per evitare comportamenti scorretti, come la manipolazione dei prezzi o l’uso di informazioni privilegiate.
Anche coloro che investono devono rispettare precise regole. Ad esempio, nel caso cambi la quota di partecipazione in una società, la variazione va comunicata in modo veloce e chiaro. Tale trasparenza serve proprio a proteggere chi investe.
I mercati regolamentati esteri
Oltre a quelli italiani, esistono anche mercati regolamenti esteri controllati e soggetti a regole precise.
La circolare 165/E del 1998 del Dipartimento delle Entrate del Ministero delle Finanze chiariva che per mercati regolamentati non si devono considerare solo quelli italiani ma anche quelli dei Paesi Ocse (economicamente più sviluppati), purché istituiti e controllati dalle autorità locali.
Con il trascorrere del tempo, però, il quadro normativo si è evoluto profondamente. Le regole contenute nel decreto legislativo n. 415 del 1996 sono state assorbite nel Testo Unico della Finanza, che oggi è il testo di riferimento principale quando si parla di mercati regolamentati.
Esso stabilisce che un mercato può essere considerato regolamentato solo se autorizzato e controllato secondo le norme dell’Unione europea e se garantisce trasparenza, correttezza delle operazioni e tutela degli investitori.
Inoltre è la Consob che autorizza questi mercati e li inserisce in un elenco ufficiale.
I mercati esteri sono tutti regolamentati?
Non tutti i mercati esteri hanno di per sé lo status di mercato regolamentato. In base al Testo Unico della Finanza, si possono distinguere due situazioni molto semplici:
- i mercati che si trovano nei Paesi dell’Unione europea che sono considerati mercati regolamentati perché seguono le stesse regole previste dalla normativa europea.
- i mercati che si trovano fuori dall’Unione europea che possono essere considerati regolamentati solo se la Consob li riconosce attraverso accordi con le autorità di vigilanza del Paese in cui si trovano.
Tutti gli altri mercati esteri, anche se si trovano in Paesi sviluppati, non rientrano automaticamente nella definizione di mercato regolamentato secondo il Tuf.
Capire cosa si intende per mercato regolamentato estero è importante soprattutto oggi. Il motivo è che sempre più persone investono online anche su mercati stranieri senza conoscere il livello di controllo a cui sono soggetti.
Sapere che un mercato è riconosciuto dalla normativa europea o dalla Consob offre maggiore sicurezza, trasparenza e tutela agli investitori. È per questo che la legge distingue chiaramente tra mercati regolamentati e altri sistemi di negoziazione.
Le differenze tra mercati regolamenti non regolamentati
La principale differenza tra i mercati regolamentati e i mercati non regolamentati è che nei primi c’è una quotazione ufficiale e un sistema che determina i prezzi in modo chiaro e uniforme. Significa che tutti gli ordini di acquisto e di vendita vengono pubblicati e si incrociano secondo delle regole precise. Nei non regolamentati, invece, il prezzo nasce dall’accordo tra chi chi compra e chi vende in quel momento, senza una quotazione ufficiale riconosciuta.
Un’altra differenza importante riguarda la trasparenza e il controllo. Nei mercati regolamentati, le regole sono chiare e supervisionate da autorità come la Consob o altre autorità di vigilanza estere. Inoltre, i processi di negoziazione seguono delle procedure standardizzate. Nei mercati non regolamentati che sono detti anche Over the Counter (Otc), invece, le regole sono più flessibili e non esiste un organismo centrale che garantisca uniformità nei processi e negli orari. Tale differenza incide anche sulla liquidità e e sulle informazioni disponibili.
Inoltre, nei regolamentati le informazioni sono più accessibili e ogni operazione viene pubblicata, aumentando la liquidità complessiva. Nei mercati Otc, invece, la trasparenza è minore e può essere difficile conoscere con precisione prezzi, volumi e condizioni prima di eseguire un’operazione.
Infine, nelle borse tradizionali, le operazioni avvengono mediante piattaforme centralizzate mentre nei mercati alternativi gli scambi possono essere decentralizzati e quindi tra dealer, broker o direttamente tra le parti interessate.
Questo non significa che un tipo di mercato sia migliore dell’altro. Le piattaforme alternative, semplicemente, offrono maggiore flessibilità e una gamma più ampia di strumenti, ma comportano rischi più elevati e tutele inferiori.
Per chi investe, quindi, è fondamentale valutare con attenzione:
- quale mercato scegliere;
- quali strumenti scegliere, in base ai propri obiettivi e alla capacità di gestire il rischio.
Qual è il funzionamento dei mercati regolamentati
Nei mercati regolamentati, quando una persona compra un’azione, l’ordine viene inviato a una piattaforma elettronica che mette in contatto chi vuole acquistare con chi vuole vendere. Non si tratta più di luoghi fisici, ma di sistemi digitali in cui le proposte di acquisto e di vendita si incontrano automaticamente tramite intermediari autorizzati.
Su tali mercati non si scambiano solo azioni ma è possibile acquistare anche quote di fondi, obbligazioni e altri strumenti finanziari. Tale meccanismo garantisce che i prezzi siano determinati in modo chiaro e basato sulle condizioni di mercato, così da ridurre il rischio di arbitri o decisioni discrezionali.
Conviene investire solo sui mercati regolamentati?
Quando si inizia a investire, uno dei dubbi principali riguarda riguarda dove conviene farlo e quali mercati scegliere. Nella maggior parte dei casi i piccoli risparmiatori preferiscono quelli regolamentati perché offrono più sicurezza e maggiore trasparenza rispetto ad altri sistemi. Lo spiega chiaramente anche la Consob nella sua guida ufficiale, in cui precisa che le regole servono proprio a proteggere chi mette i propri soldi e a garantire operazioni corrette.
Questo non significa che il rischio non esista in quanto è sempre possibile perdere soldi. Si riducono però di molto i rischi legati alle truffe, alle informazioni poco chiare e alle operazioni poco trasparenti.