Gas russo di nuovo in Europa dopo il ricorso dell’Ungheria, gli effetti sulle bollette

L'Ungheria ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia Europea contro il regolamento che vieterà dal 2027 l'importazione di gas russo, con conseguenze sulle bollette

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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Il governo ungherese ha presentato un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea contro il divieto di importazione di gas dalla Russia che entrerà in vigore dal 2027. Budapest sostiene che il modo in cui questo blocco è stato approvato non sia regolare e che sarebbe invece stata necessaria l’unanimità di tutti i Paesi dell’Ue.

Il risultato di questo ricorso potrebbe essere importante sia per le bollette, sia per l’intero assetto istituzionale dell’Unione. Da un lato, il ritorno del gas russo permetterebbe di abbassare i costi energetici. Dall’altro è in gioco un nuovo sistema con cui la Commissione europea sta cercando di mettere in secondo piano il Consiglio.

Il ricorso dell’Ungheria

Nel dettaglio, il governo dell’Ungheria sostiene che non si possano impedire le importazioni di una materia prima o di un prodotto da un singolo Paese attraverso lo strumento utilizzato per bloccare il gas russo, vale a dire un regolamento. Secondo Budapest, una decisione del genere è una sanzione economica e quindi richiederebbe l’unanimità del Consiglio europeo.

Si tratta dell’organo che riunisce tutti i capi di Stato e di governo dell’Ue e che, per prendere le decisioni più importanti, ha spesso bisogno di una maggioranza qualificata o, come nel caso delle sanzioni economiche, dell’unanimità. L’Ungheria e la Slovacchia, che hanno governi molto vicini alla Russia, si sarebbero in quel caso opposte al divieto di importare gas da Mosca.

Ungheria e Slovacchia sono anche gli ultimi Paesi europei a dipendere direttamente dal gas russo, mentre tutti gli altri, Italia inclusa, hanno smesso di acquistarlo quasi completamente dallo scoppio della guerra in Ucraina. I due possibili esiti di questo ricorso potrebbero avere conseguenze molto importanti.

Ricorso accettato: torna il gas russo, bollette in calo?

La Corte di Giustizia dell’Unione europea si occupa delle questioni che riguardano gli Stati membri e il loro ruolo all’interno dell’Unione, oltre che dell’interpretazione dei trattati su cui si basa il funzionamento dell’Ue. Se il ricorso dell’Ungheria fosse accettato, si riaprirebbe la possibilità di importare gas russo anche dopo il 2027.

Se, durante quel periodo, si fosse arrivati a una pace in Ucraina, questo permetterebbe ai Paesi europei di avere le condizioni politiche, pratiche e legali per ricominciare le importazioni di gas dalla Russia. Si tratterebbe di una soluzione al problema dei costi dell’energia, che sono molto legati a quelli del gas e che stanno condizionando le bollette anche in Italia.

Ricorso respinto, la “riforma silenziosa” del Consiglio Ue

Se il ricorso venisse respinto, però, non verrebbe solo confermato l’addio dell’Ue al gas russo, ma anche la legittimità di una strategia che sta portando a un cambiamento importante nel funzionamento dell’Unione, senza passare dalla revisione dei trattati. Sempre più spesso, infatti, la Commissione europea (che è il governo dell’Ue) sta utilizzando strumenti legislativi che non richiedono l’unanimità del Consiglio per essere approvati.

Lo ha fatto anche con il pacchetto di aiuti da 90 miliardi di euro all’Ucraina. Gli Stati Ue più piccoli, come Ungheria e Slovacchia, temono però questa strategia. La maggioranza qualificata in Consiglio tiene conto infatti anche della popolazione degli Stati che votano. Se l’unanimità fosse progressivamente marginalizzata, il loro peso all’interno delle istituzioni Ue si ridurrebbe moltissimo.