Petrolio in picchiata: giocano a sfavore colloqui Usa-Iran e decisioni dell’OPEC+

Il Brent scivola oltre il 3% dopo le aperture al dialogo tra Washington e Teheran, mentre il cartello allargato conferma lo stop all'aumento della produzione per marzo

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Redazione

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Il petrolio ha aperto la settimana con una brusca correzione durante le contrattazioni asiatiche, segnando un netto inversione di tendenza rispetto ai massimi degli ultimi sei mesi toccati la scorsa ottava. A innescare le vendite è stata una significativa riduzione del premio al rischio geopolitico, alimentata dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump.

Durante il fine settimana, l’amministrazione USA ha confermato che l’Iran sta “parlando seriamente” con Washington, prospettando una de-escalation che allontana lo spettro di nuove azioni militari in Medio Oriente. Questo cambio di rotta giunge dopo settimane di tensioni crescenti e schieramenti navali che avevano fatto temere interruzioni nelle forniture regionali, spingendo gli investitori a liquidare le posizioni lunghe per incassare i profitti.

Il Brent scivola

Sul fronte dei prezzi, i futures sul Brent con scadenza ad aprile hanno subito un pesante ribasso del 3,3%, scivolando a 67,07 dollari al barile.

Oltre al fattore geopolitico, sul greggio ha pesato il deciso apprezzamento del dollaro dai minimi degli ultimi quattro anni. La forza della divisa americana è stata innescata dalla nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve da parte di Trump, una mossa che ha ridato vigore al biglietto verde rendendo le commodity denominate in dollari più costose per i detentori di altre valute.

Questo mix di fattori ha oscurato le recenti preoccupazioni legate al gelo estremo in Nord America e ai blackout produttivi in Kazakistan, che avevano sostenuto le quotazioni fino a pochi giorni fa.

La decisione dell’OPEC+

L’attenzione degli operatori si è rivolta anche alla riunione ministeriale dell’OPEC+ tenutasi nel weekend. Come ampiamente previsto dai mercati, il cartello e i suoi alleati hanno deciso di mantenere invariati i livelli di produzione per il mese di marzo.

La decisione riafferma la linea di cautela adottata a novembre, quando era stato annunciato un blocco indefinito a ulteriori aumenti dell’output dopo che la produzione era cresciuta di circa 2,9 milioni di barili al giorno nel corso del 2025. Nonostante il recente recupero dei prezzi, il gruppo guidato da Arabia Saudita e Russia ha scelto di non fornire alcuna guidance futura, preferendo attendere l’evolversi di un quadro globale ancora troppo incerto.

Incertezza e prospettive per il 2026

Lo statement ufficiale del Segretariato OPEC ha ribadito l’impegno verso la stabilità del mercato e la piena conformità degli stati membri agli accordi vigenti. Tuttavia, la mancanza di indicazioni chiare per il resto dell’anno riflette le preoccupazioni dei produttori riguardo a una possibile saturazione dell’offerta nel 2026 e a una domanda globale che rimane fragile. Sebbene le tensioni geopolitiche e le interruzioni meteorologiche abbiano temporaneamente mascherato l’eccesso di offerta, il mercato resta estremamente sensibile ai cambiamenti della politica monetaria statunitense e all’effettiva ripresa dei negoziati sul nucleare iraniano, fattori che continueranno a dettare la volatilità dei prezzi nei prossimi mesi.