Mercati europei entrano nel 2026 con il piede giusto

Come è andata l'ultima settimana delle Borse del Vecchio Continente

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Redazione

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Le Borse europee hanno chiuso in verde la settimana, priva di grandi spunti e più breve del consueto per via delle festività di fine e inizio anno. L’ottava si è caratterizzata per il rilascio di alcuni dati macroeconomici che potranno fornire spunti a investitori e operatori del settore.

Gli indici europei

Tra le principali Borse europee bilancio positivo per Francoforte, che vanta un progresso dello 0,80%, performance analoga per Londra, che registra una plusvalenza dello 0,85%; più energica Parigi, che avanza dell’1,13%.

Piazza Affari è maglia rosa, archiviando la settimana con un guadagno sul FTSE MIB dell’1,73%; sulla stessa linea, il FTSE Italia All-Share fa un salto in avanti dell’1,64%, portandosi in chiusura di ottava a 48.079,88 punti. Più cauti il FTSE Italia Mid Cap (+0,67%) e il FTSE Italia Star (+0,49%).

I titoli italiani

Tra le migliori azioni italiane a grande capitalizzazione, chiude l’ultima seduta della settimana in rally Fincantieri, con un importante progresso del 5,75%. In evidenza anche STMicroelectronics (+4,25%), Leonardo (+4,19%) e Prysmian (+4,05%).

Le peggiori performance, invece, si sono registrate su Nexi, che ha chiuso a -1,68%. Soffre Telecom Italia, che evidenzia una perdita dell’1,52%. Contrazione anche per Brunello Cucinelli, che soffre un calo dell’1,28%. Sottotono Buzzi che mostra una limatura dello 0,96%.

In cima alla classifica dei titoli a media capitalizzazione di Milano, Technoprobe (+5,98%), Italmobiliare (+3,66%), Brembo (+2,87%) e ERG (+2,55%). Le più forti vendite, invece, si sono abbattute su Reply, che ha terminato le contrattazioni a -3,31%. Preda dei venditori Carel Industries, con un decremento del 2,44%. Si concentrano le vendite su Moltiply Group, che soffre un calo del 2,31%. Vendite su D’Amico, che registra un ribasso del 2,05%.

I dati macroeconomici

Sul fronte dei dati, a novembre 2025 la crescita della massa monetaria M3 nell’Eurozona ha accelerato. La variazione annualizzata dell’aggregato M3, rilevata mensilmente dalla Banca Centrale Europea (BCE), si attesta infatti al 3% dal 2,8% del mese precedente, risultando superiore alle attese degli analisti (2,7%). La crescita dei prestiti al settore privato, in particolare i prestiti alle famiglie, si assesta a +2,9% dopo il +2,8% di ottobre e risulta uguale al consensus, mentre i prestiti alle imprese non finanziarie salgono del 3,1% dal +2,9% del mese precedente.

A fine 2025 il settore manifatturiero dell’area euro ha subito una battuta d’arresto, con i livelli di produzione in calo per la prima volta dal febbraio scorso, secondo quanto emerge dalla consueta indagine S&P Global- Hamburg Commercial Bank. Il PMI manifatturiero è diminuito a dicembre a 48,8 punti da 49,6 punti a novembre (49,2 punti la stima preliminare), portandolo ulteriormente sotto la soglia neutra di non cambiamento di 50 punti.

La prestazione manifatturiera di dicembre è stata in calo in diverse economie chiave dell’area euro. La contrazione più rilevante è stata in Germania (a 47 punti da 48,2), con il peggioramento più marcato delle condizioni del settore dal febbraio dello scorso anno, riportando inoltre il risultato più debole tra gli otto paesi monitorati dell’area euro. I nuovi valori PMI sotto i 50 in Italia (a 47,9 punti da 50,6) e Spagna (a 49,6 punti da 51,5) hanno inoltre rappresentato un rinnovato rallentamento nella parte meridionale dell’unione monetaria unica, anche se le condizioni delle aziende manifatturiere greche sono migliorate a un ritmo leggermente più rapido rispetto a novembre. La Francia (a 50,7 punti da 47,8) ha contrastato la tendenza al ribasso delle letture nazionali del PMI manifatturiero, con il suo indice che ha raggiunto un massimo degli ultimi 42 mesi, segnalando la più forte espansione dal giugno 2022.